Dimostranti occupano la sede dell'ABI chiedendo iniziative per facilitare l'erogazione di mutui a famiglie monoreddito, precari, studenti e immigrati [Commento 1]

  • liliana marchesi 26 settembre 2009 at 14:00

    Se sei giovane e precario scordati il mutuo

    Mi presento: precaria, 27 anni, un compagno (libero professionista), due bambini piccoli e il desiderio di non buttare soldi nell'affitto.

    L'occhio è caduto su una villetta a schiera da 270mila euro, un reddito familiare di 2500 euro, mi sono detta: ce la potremmo anche fare, perchè no? Primo tentativo.

    Entro alla Banca Centro Padana di via Cadamosto, chiedo di parlare con il consulente mutui. Gentilissimo, arriva subito al dunque: «Noi eroghiamo al massimo l'80% del valore dell'immobile.

    Per una durata di 20 anni. Con il tasso variabile avresti una rata minima di 1300, preferendo il tasso fisso la rata si alza. L'impegno per voi è troppo alto».

    Mi stupisco della velocità con cui mi bocciano la pratica, ma il consulente sembra leggermi nel pensiero. «Dovremmo avere dati più precisi, ma il mio consiglio è di ridurre le pretese o chiedere una “firmetta” ad un genitore».

    Va bene, ringrazio e cerco un'altra banca. Camminando verso il centro, penso a quanto m’hanno appena detto, ovvero ridurre le aspettative. Ma una casa si compra con la prospettiva di rimanerci tutta la vita; quando i figli crescono, lo spazio serve.

    ARRIVO alla Banca Nazionale del Lavoro, in via XX Settembre: «Di solito le consulenti per il mutuo ricevono per appuntamento — mi dicono all'entrata — , ma magari trovano il tempo di ascolarla». È così. «Facciamo qualche simulazione di mutuo, ovviamente per 30 anni e all'80% del valore dell'immobile.

    Sa — spiega la consulente —, il suo reddito da precaria non lo consideriamo neanche e la situazione non è rosea».

    «Per fortuna abbiamo un reddito fisso», penso. Ma le speranze svaniscono in fretta, proviamo con il tasso fisso, con il tasso variabile e un mutuo cosiddetto “misto”, ma il viso dell'impiegata non lascia scampo: «Siamo fuori dal rapporto rata-reddito, la pratica non passerebbe. Ma ovviamente per avere una certezza dovremmo controllare i vostri documenti di reddito». Certo, la speranza è l'ultima a morire.

    DELUSA, incomincio a dubitare sul buon esito della mia impresa. E pensare che credevo di avere buone possibilità, visto un reddito familiare alto. Ma, a quanto pare, non è così alto.

    Me lo spiega chiaramente il consulente di Unicredit Banca, di via IV Novembre: «Il reddito è buono, ma se non aveste figli. Si considera che ogni componente pesa sul bilancio familiare almeno per 400 euro mensili, a cui bisogna aggiungere l'impegno della rata del mutuo».

    «Ma noi abbiamo un reddito stabile, dovremmo rientare nei parametri», replico.

    «Il lavoratore autonomo — controbatte lui — si assume dei rischi che noi dobbiamo considerare. A maggior ragione oggi in questo periodo di crisi non ci sono certezze per i dipendenti a tempo indeterminato, che vemgono lasciati in cassaintegrazione, figuriamoci per i liberi professionisti».

    MEDITO su quest’ultima affermazione e mi lascio scappare qualche commento: «Vorrà dire che aspetteremo la pensione e poi compreremo casa».

    Il consulente sembra realmente dispiaciuto, ma per me non può fare nulla. Terzo tentativo fallito. Sto quasi per mollare, due ore che pedalo per la città e non ho ottenuto granché: due secchi rifiuti e un “forse” di poche speranze.

    Arrivo in piazza della Vittoria e entro alla Banca popolare di Lodi. Incontro la professionista di turno, spiego per l'ennesina volta la mia situazione: «Ah, vediamo cosa si può fare. Proviamo sia con il tasso fisso che con quello variabile, anche se con la sua condizione di precaria non è facile». «Peccato, anche l'ultima chance è andata», penso.

    Poi, l'illuminazione: «Avrei bisogno dei documenti di reddito per una simulazione più precisa, ma dal computer ho ricavato queste due possibilità».

    È FATTA. Guardo i prospetti, ma il preventivo è per 200mila euro: «Più di così, non si può pretendere, siamo al limite», spiega la consulente».

    Per 30 anni, dovrei pagare 277.056,98 euro per averne 200mila, con una rata a tasso variabile di 769,60 euro mensili. Se preferissi il tasso fisso, dovrei pagare 1.141,86 euro al mese, per 30 anni con uno sborso totale di 411.069,63 euro.

    Finisco di leggere i dati, alzo gli occhi verso la mia interlocutrice e la saluto. «Aspetti — mi risponde — i miei recapiti. Ci sentiamo presto». Certo, magari tra qualche anno. «Andiamo in redazione — mi dico —. Ho un articolo da scrivere e un affitto da pagare».

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