I difetti degli italiani raccontati da Alberto Sordi

alberto sordiPillole di saggezza da un'intervista inedita (doveva uscire su Fortune) e postuma (risale al 1989) in cui Alberto Sordi racconta, a modo suo, i difetti degli italiani.

Ci bombardano di pubblicità televisiva, che io la vieterei, e tutti a consumà

Sembra che famo a gara a chi magna de più, ci bombardano di pubblicità televisiva, che io la vieterei, e tutti a consumà, vedi ’ste trattorie piene di culoni che magnano…Ma che te magni? Io magno un supplì e me basta. No, dice, siccome tu sei ricco di supplì ne magni dieci. Ah, sì? Allora guarda, io sò ricco davero, ma non è che quando entro in trattoria, siccome c'ho i soldi, magno tutto quello che c'è. Vedi ‘sto goccetto de vino? Mi basta per essere felice. E invece no, dice, siccome sei ricco te bevi tutta ’a botte. Anzi no, te compri la vigna.

Stiamo attenti, non diamoci alla pazza gioia - Non è brutto essere poveri ... è brutto diventarlo

Agli italiani vorrei dire questo: stiamo attenti, non diamoci alla pazza gioia, che se domani si mette male… Quando andai a prendere la cittadinanza onoraria a Kansas City poi arrivai fino a Hollywood e vidi Ramon Novarro che per campare faceva la comparsa. Ahò, e Oliver Hardy e Stan Laurel, lo sai? Sò morti in un ospizio per poveri. Tornare poveri è orribile. State attenti, può succedere.

Che dici? Società segmentata? Ma ’ndo l'hai letto? Stamo a diventà tutti uguali, ed è colpa dell'automobile. Prima la 600, poi la Millecento, poi la macchina straniera. Tutti con la macchina, tutti uguali, no? Ahò, hai visto quante automobili? Roma si sta distruggendo con questo mare d'auto. Ne facciamo un milione l'anno, non sanno più dove metterle. Io vieterei il parcheggio in tutta la città, salvo pochi tassametri a 20mila lire l'ora. Pensa le vibrazioni! E dai, non si può far crollare il Colosseo perché il pupo deva andà a pijà il gelato con la macchina! E annamo!…No, aspetta, tutti uguali te dicevo. Eh sì, perché prima c'era il nobile, il proletario, il ricco, il povero. E ognuno aveva la sua felicità. Il povero non soffriva, perché gli bastava un piatto de bucatini a fargli esplodere la gioia. E le automobili stavano solo nel cortile dei nobili, ma nessuno era invidioso. No, non avevo detto che è brutto essere poveri. Se nun magni ’a sarciccia pè stà attento, stai attento: non è brutto essè poveri, è brutto diventarlo

Il mio sogno era la bicicletta, ma papà e mamma non me l'hanno mai potuta fare

Senti un po', quand'ero ragazzino non eravamo poveri, nun ce mancava niente, papà faceva l'orchestrale, mamma era maestra. Però se magnava e ce se vestiva, e basta. Il mio sogno era la bicicletta, ma papà e mamma non me l'hanno mai potuta fare. Per la Befana me facevano la palla de gomma, e io ero felice perché rimbalzava, a differenza della palla de stracci. Poi cercavo di farmi amico il ragazzino privilegiato che c'aveva la macchinina meccanica, così magari una volta me la faceva provare. Andava bene così, gli strati sociali servono a preservarci dal risentimento. Per dire, la domenica andavo alla Galleria Colonna (oggi si chiama Galleria Alberto Sordi, ndr), perché c'era l'orchestra che suonava il jazz, lì al caffè Aragno. Noi ascoltavamo in piedi, ma c'era gente ai tavolini con certe coppe de gelato ... Quanto ho desiderato quel gelato! Non c'era risentimento, solo il desiderio di potermelo un giorno permettere anch'io. Sì, ammiravo i ricchi, volevo diventare come loro.

Sai che cosa vuol dire essere ricco? Una sola cosa: che non hai paura della vecchiaia

Sono diventato ricco in modo graduale, ordinato. Era tutto previsto. Sai, io da ragazzo vivevo in un grande ottimismo, malgrado il pessimismo di papà che mi diceva di avere prudenza nelle aspirazioni, diceva: tutti mirano al successo ma solo qualche privilegiato ce la fa, tu puoi intraprendere questa carriera da artista ma devi anche prevedere che potrebbe andarti male. E io dicevo, papà ma se io mi impegno… e lui diceva, ma sì Albè, l'impegno è un bello sprone ma poi ci vuole la fortuna ... Ma sì, hai capito, papà non ce l'aveva fatta. Nella sua grande umiltà si era adattato al basso tuba, uno strumento di accompagnamento, e questo ti descrive la sua personalità. Ammirava gli altri, descriveva gli altri, di sé non parlava mai, e io forse anche per dimostrargli qualcosa ce l'ho messa tutta, ho avuto successo e sono diventato ricco. Ma sai che cosa vuol dire essere ricco? Una sola cosa, che ti puoi rilassare, che non hai paura della vecchiaia, perché ti puoi permettere certe infermiere che ... altro che moglie!.

La felicità vera della mia vita è stata la scoperta del sesso

Però devi essere ricco davvero, come me. Non come questi che hanno uno stipendio di un milione, un milione e mezzo, e fanno i debiti per comprà questo e quello, perché hanno perso la misura della felicità. La felicità è ‘na sarsiccetta quando ce vò . La felicità vera della mia vita è stata la scoperta del sesso, ottenere un bacio da una ragazza, quelle sono emozioni ...

È colpa della tv se la vita è diventata un grande palcoscenico, esibirsi è diventata regola di vita

E poi gli italiani hanno perso la misura del denaro. Accendono la tv, uno chiede chi è l'eroe dei due mondi,quello dice Garibaldi, e bravo, lei ha vinto 20 milioni. Con una naturalezza! E così non ci resta che l'esibizionismo. Vogliono andare in televisione, tutti, io l'avevo capito già negli anni 50, ti ricordi quel film, Domenica è sempre domenica? C’era un industriale ricchissimo che non aveva altro per la testa che andare al Musichiere con Mario Riva. Si compra di tutto per esibizionismo, ci si rovina per esibizionismo.

Portare i regazzini a scuola con la macchina, è esibizionismo. È colpa della tv se la vita è diventata un grande palcoscenico, esibirsi è diventata regola di vita”. Sì, bè? Che c'è? Sì, un attore che parla di esibizionismo… Ma io sono un professionista, ho sempre lavorato come un pazzo, 187 film in 35 anni, cinque-sei film all'anno. Mi esibisco solo davanti alla telecamera, quando esco dal set ho finito de lavorà, non vado in giro a farmi fotografà dai paparazzi.

Fossi stato avaro avrei fatto la pubblicità, ma ho detto no per rispetto del pubblico

E poi, siccome non mi piacevano le automobili, anziché buttare i soldi nel macchinone americano giravo con una Fiat. Hanno cominciato a dire, cazzo, con tutti chii sordi, che vita fa? E allora è nata la leggenda che ero avaro. La verità è che io i miei desideri li ho soddisfatti tutti. Il primo è stato quello di viaggiare: appena avevo una pausa partivo, in Sudamerica, in Asia, in Africa. Sono stato dappertutto e ho speso un sacco di soldi, ahò, ai miei tempi viaggiare costava un sacco.

Il secondo obiettivo è stato la casa: papà e mamma non se la sono mai potuta comprare, stavamo in un appartamento del Demanio, in via San Cosimato, a Trastevere. Io ci tenevo, ho speso un sacco di soldi per quel terreno davanti alle Terme di Caracalla, e mi sono fatto la casa come piaceva a me, indipendente, con il giardino, comoda, arredata a modo mio, dove tengo tutte le cose che mi piacciono.

Poi basta, devi avere un limite, io in trattoria con la famiglia ci vado una volta al mese, mica de più. Beneficenza? Quelli sò affari miei, non ne voglio parlà. Ma se fossi stato avaro, o avido, avrei fatto la pubblicità, e invece ho sempre detto di no, ho calcolato di aver detto no ad almeno 50 miliardi di lire. E sai perché? Usare la notorietà regalatami dal mio pubblico per convincere quello stesso pubblico a comprare qualcosa mi sembrava una mancanza di rispetto.

Noi abbiamo gli arricchiti, pronti ad arrangiarsi chiusi nell'ambito della famiglia, senza interessarsi del rispetto della legge

A me i ricchi mi hanno sempre affascinato. Quando ero ragazzo conobbi Romolo Vaselli, che da muratore era diventato uno dei più importanti costruttori di Roma. Gli chiesi di poterlo frequentare e andavo nel suo ufficio, mi sedevo su un divanetto e assistevo alle sue contrattazioni su affari da milioni. Volevo affermarmi e cercavo di imparare l'arte del successo. La mia generazione i veri ricchi, quelli con il feudo, non li ha mai conosciuti. Noi abbiamo gli arricchiti, quelli che hanno fatto i soldi con la guerra o con il dopoguerra. Non sono esseri superiori, sono italiani come gli altri. Diffidenti, vigliacchi, opportunisti, con momenti di generosità, ma egoisti, pronti ad arrangiarsi chiusi nell'ambito della famiglia, senza interessarsi del rispetto della legge.

Gli italiani sono così perché non hanno mai avuto grandi esempi da seguire e grandi leader di cui fidarsi

Senti, una cosa non ti ho detto. Ti ho elencato un sacco di difetti degli italiani. Ma io voglio bene a questi italiani incapaci di governarsi da soli. Non è colpa loro, ricordatelo. Sono così perché non hanno mai avuto grandi esempi da seguire e grandi leader di cui fidarsi.

24 febbraio 2013 · Ornella De Bellis

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