I provvedimenti impositivi devono essere notificati entro determinati termini previsti a termine di decadenza

Attenzione » il contenuto dell'articolo è stato oggetto di revisioni normative e/o aggiornamenti giurisprudenziali successivi alla pubblicazione e le informazioni in esso contenute potrebbero risultare non corrette o non attuali. Potrai trovare i post aggiornati sull'argomento nella sezione di approfondimento in fondo alla pagina, oppure qui.

I provvedimenti impositivi devono essere notificati entro determinati termini previsti a termine di decadenza, e ciò vale sia per gli avvisi di accertamento che per le cartelle di pagamento. Il mancato rispetto di detti termini porta la nullità insanabile dell'atto.

La procedura impositiva è formata da una serie di atti che devono essere notificati al contribuente secondo una sequenza prestabilita dal legislatore, i primi dei quali sono soggetti a termini di decadenza. Ove la procedura concerna l'accertamento delle imposte, al contribuente deve essere notificato l'avviso di accertamento e la successiva cartella di pagamento, mentre nelle liquidazioni automatiche/controlli formali il primo atto impositivo impugnabile è la cartella di pagamento, preceduta da una semplice “comunicazione bonaria” da parte degli uffici finanziari (Agenzia delle Entrate).

Nella suddetta “progressione” di atti, gli accertamenti e le cartelle di pagamento vanno notificati entro precisi termini di decadenza, per poi lasciare spazio ai termini prescrizionali che, di conseguenza, trovano applicazione dopo la notifica della cartella e possono essere interrotti da intimazioni ad adempiere e costituzioni in mora.

Particolare attenzione dovrà essere posta all'articolo 29 co. 1 del decreto legge 31.5.2010 numero 78 convertito nella legge 30.7.2010 numero 122, poiché a partire dall'1.7.2011, in relazione agli accertamenti relativi alle imposte dirette e all'IVA, l'atto di accertamento sarà un titolo esecutivo e verrà meno la cartella di pagamento. In detto sistema, sarà l'espropriazione forzata (quindi il pignoramento) a dover essere avviata entro termini previsti a pena di decadenza.

L'eventuale notifica tardiva del provvedimento comporta la nullità dell'atto, senza possibilità alcuna di sanatoria. Infatti, l'ente impositore non può chiedere alla Commissione Tributaria di essere rimesso in termini poiché tale norma, peraltro circoscritta a ipotesi eccezionali, trova applicazione solo per gli atti processuali, e non per quelli sostanziali come gli accertamenti e le cartelle di pagamento.

È importante ricordare che i termini di decadenza non possono essere interrotti, in virtù dell'articolo 2964 co. 1 del codice civile, secondo cui “quando un diritto deve esercitarsi entro un dato termine sotto pena di decadenza, non si applicano le norme relative all'interruzione della prescrizione”. Pertanto, a titolo esemplificativo, la noti­fica della cartella di pagamento non interrompe il termine per l'accertamento che, se decorso, causa la nullità di tale atto e, di riflesso, del ruolo (cartella esattoriale).

I termini di decadenza possono però essere prorogati per effetto di disposizioni legislative: come per esempio, la constatazione di violazioni penali causa il raddoppio dei termini per gli accertamenti.

Occorre poi ricordare che nel momento in cui sia stato emanato un decreto di “irregolare funzionamento” dell'ufficio, regolarmente pubblicato in Gazzetta Ufficiale, i termini di prescrizione e di decadenza, sono prorogati fino al decimo giorno successivo alla data della pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale; per cui i termini rimangono sospesi durante il periodo di mancato o irregolare funzionamento dell'ufficio.

Commenti e domande dei lettori

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima autenticarti cliccando qui. Potrai anche utilizzare le icone posizionate in basso nel pannello di registrazione, che ti consentiranno l'accesso diretto con un account Facebook, Google+ o Twitter.