Alla comunione legale fra coniugi non può applicarsi la disciplina dell'espropriazione di quote

Per la comunione legale fra coniugi è preclusa, dunque l'applicabilità della disciplina dell'espropriazione di quote (di cui all'articolo 599 codice di procedura civile e seguenti), perchè il bene appartiene ad altro soggetto solidalmente per l'intero, che non potrebbe comunque agire separatamente per lo scioglimento della comunione limitatamente a quel cespite.

L'unica opzione che verrebbe incontro alle sole esigenze della comunione legale sarebbe l'esclusione della pignorabilità stessa dei beni che ne fanno parte per crediti diversi da quelli familiari. Ma, in questo modo, sarebbero mortificate le ragioni dei creditori dei singoli coniugi per crediti non familiari.

D'altra parte i debitori coniugati, anche se in regime di comunione, non cessano di rispondere dei propri debiti con tutti i beni appartenenti al loro patrimonio, di cui all'articolo 2740 del codice civile. Inoltre, la destinazione dei beni in comunione legale alle esigenze della famiglia non ne determina in assoluto l'impossibilità di soddisfare i crediti dei singoli coniugi, solo prevedendosi un regime di sussidiarietà.

L'articolo 189 del codice civile, infatti, prevede che I beni della comunione, fino al valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato, rispondono, quando i creditori non possono soddisfarsi sui beni personali, delle obbligazioni contratte, dopo il matrimonio, da uno dei coniugi per il compimento di atti eccedenti l'ordinaria amministrazione senza il necessario consenso dell'altro. I creditori particolari di uno dei coniugi, anche se il credito è sorto anteriormente al matrimonio, possono soddisfarsi in via sussidiaria sui beni della comunione, fino al valore corrispondente alla quota del coniuge obbligato.

Infine, la sottrazione dei beni in comunione legale all'espropriabilità per crediti personali di uno di loro finisce col privare gli stessi singoli coniugi di ogni utile possibilità di accesso al credito e, paradossalmente, con il gravare negativamente sulla gestione del patrimonio familiare.

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