Due gravissimi errori di valutazione nella gestione dei debiti

Mi sembra di intravedere due gravissimi  errori di valutazione: il primo è quello di non ritirare le raccomandate inviate dai creditori, nella presunzione che, così facendo, le pretese possano andare prescritte. Ma, sbaglia. L'unica conseguenza del suo comportamento è quella di non poter pianificare eventuali strategie difensive, in quanto la notifica degli atti si ritiene comunque perfezionata per compiuta giacenza o affissione all'albo comunale.

Il secondo. Per poter diminuire la capienza del suo stipendio rispetto agli eventuali pignoramenti presso il datore di lavoro promossi dai creditori, deve fare in modo che l'azione esecutiva sia portata a termine. In parole povere, lei deve fare in modo che la sua ex coniuge proceda al pignoramento dello stipendio per l'omesso pagamento dell'assegno destinato a suo figlio. Solo così otterrà che i creditori potranno pignorare solo il residuo 25% dello stipendio.

Se dunque, prima che lo IACP di Milano procede con la riscossione coattiva, dopo aver ottenuto il precetto, lei riesce ad ottenere la cessione del quinto, non resterà che un 5% pignorabile. A cui gli altri creditori potranno accedere solo sequenzialmente, fino a quando dovrà essere corrisposto il mantenimento filiale (qui non c'è problema, poichè la Cassazione ha stabilito che i figli devono essere mantenuti vita natural durante, se non raggiungono l'autonomia economico finanziaria) e fino a quando si protrae il rimborso della cessione.

Le consiglio anche di stipulare un contratto di comodato con i suoi genitori (da registrare all'agenzia delle entrate) per ambienti ed arredi di cui si serve, allo scopo di evitare le conseguenze di un eventuale pignoramento presso la residenza del debitore.

In banca deve ritirare tutto, anche i 105 euro. Se il pignoramento del conto corrente incomberà dopo il suo prelievo, perderà i 105 euro. Al creditore "privilegiato" potrà consegnarli individuando modalità diverse dal RID.

La legge dice che non può essere pignorato più della metà dello stipendio del debitore lavoratore dipendente. Quindi stiamo parlando di pignoramenti, non di crediti che si evincono dall'accordo di separazione omologato.

La legge aggiunge che possono pignorare il 20%, massimo, dello stipendio del debitore tutti i creditori ordinari (banche, finanziarie e privati) e che per tutti i crediti speciali (quelli vantati dalla PA e riscossi tramite Equitalia o altri agenti) non si può pignorare più del 10% (essendo il suo stipendio inferiore ai 2500 euro).

I creditori alimentari (la sua ex moglie) può pignorare al massimo il 33% dello stipendio.

Se c'è una cessione del quinto dello stipendio, effettuata prima di un pignoramento, questa va considerata come una quota pignorata al dipendente.

Quindi sua moglie deve agire giudizialmente. Non potrà ottenere 330 euro, ma solo 250, perchè questo è l'importo stabilito in sede di separazione.

La cessione non potrà prevedere quote superiori a 200 euro mese, perchè questo è il massimo fissato dalla legge.

Il residuo importo di 50 euro andrà a chi, fra creditori speciali (l'agente della riscossione per lo IACP) o creditori ordinari (le finanziarie o banche con cui è impegolato), si muoverà per primo. Gli altri dovranno attendere l'estinzione del debito dovuto al primo creditore procedente.

La cessione del quinto, se la ottiene, le potrà servire per gli scopi piu disparati. Di certo io non l'avevo suggerita per pagare altri debiti.

Avevamo anche detto che è importante leggere e prendere conoscenza delle comunicazioni notificate al debitore. Ammesso che esista un servizio di recapito comunale riservato ai senza fissa dimora, ubicato nella sua città, questo ha  scopi strettamente anagrafici (per contare le pecore senza ovile). La corrispondenza verrebbe comunque notificata per compiuta giacenza e gli impiegati preposti di certo non si curerebbero di avvertirla al domicilio segnalato. E siamo così ritornati alla casella di partenza.

13 settembre 2012 · Andrea Ricciardi

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