Debiti e regime di comunione dei beni – domande e risposte [Commento 14]

  • stella81 22 febbraio 2015 at 20:00

    Domanda: dopo varie teorie avanzate da altrettanti professionisti sono in confusione, anche perché la situazione è alquanto particolare. A causa di una situazione di sofferenza bancaria fatta a mio nome nel 2000 da mio padre e della quale sono venuta a conoscenza anni dopo sono diventata cattiva pagatrice (mai sporta denuncia verso mio padre ma ancora in causa con la banca senza capire la loro effettiva volontà di chiudere la faccenda). Dopo anni di duro lavoro magicamente ottengo un prestito personale in un altra banca, preludio secondo la direttrice della possibilità di richiedere un mutuo..ma si sbagliava! Sposata separata in separazione dei beni, dopo il ricongiungimento coniugale vorrei un minimo di tutela nella proprietà della casa..con la comunione dei beni? Dichiarando la casa bene patrimoniale? Come faccio per non correre rischi di essere pignorata? Possibile che ad oggi questo debito non sia caduto in prescrizione? Aiuto!!! Mi sembra di non avere futuro.

    • Ludmilla Karadzic 22 febbraio 2015 at 20:33

      Conferire un immobile al fondo patrimoniale costituito dopo l'insorgenza del debito è un atto che produce risultati tangibili solo per le tasche del notaio che lo redige e nessun effetto di tutela per il debitore.

      Al momento un bene immobile è relativamente impignorabile solo se il credito è di natura esattoriale (quelli per i quali agisce in riscossione Equitalia) ed in esso vi dimora il debitore.

      Bisognerebbe innanzitutto individuare la Centrale Rischi in cui risulta essere segnalato il suo nominativo: la banca che ha negato il mutuo potrebbe aiutarla nello scopo. Essa deve riferire al debitore, se non le policies adottate nell'erogazione del credito, almeno le pregiudiziali emerse che hanno determinato il diniego. In alternativa, sarebbe opportuno procedere a visure nelle principali banche dati dei cattivi pagatori. CRIF, CTC, Experian, Assilea, CR Bankitalia.

      La ragione di questa istruttoria risiede nel fatto che dopo 36 mesi dalla scadenza dell'ultima rata non rimborsata di un credito in sofferenza, la segnalazione deve essere cancellata automaticamente, a meno che il creditore non rinnovi la segnalazione. Delle due l'una: esiste un creditore determinato che "non dimentica", ed allora andrebbe contattato per una transazione stragiudiziale del contenzioso; il gestore della banca dati in cui fu segnalato il suo nominativo, per qualche oscura ragione, non ha provveduto alla cancellazione automatica nei termini previsti dalle leggi vigenti.

      E, quindi, molto probabilmente la segnalazione persiste a causa del contenzioso giudiziale ancora in atto con la banca, di cui lei riferisce in apertura.

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