Crisi dei mercati, l'impatto su case e pensioni - domande e risposte

La tempesta sui mercati finanziari ha ormai lasciato le sale ex-ovattate della finanza, ed è scesa nelle piazze e nei vicoli. Facendo la coda ai supermercati, i discorsi non riguardano Cdo e Abs e mutui subprime: i timori e i tremori sono scesi al livello del quotidiano e le pulsioni primitive toccano ormai l'istinto di sopravvivenza finanziaria, con preoccupazioni che guardano al conto corrente, ai titoli, ai prezzi, alle case...

Parlare di panico forse è esagerato, ma il megafono della crisi amplifica tutto, e per capire le vere dimensioni di questo sommovimento della finanza è utile sgombrare l'animo dalle esagerazioni. Vediamo allora di affrontare uno per uno questi angosciosi interrogativi.

C'è pericolo per i miei soldi in banca?

La risposta è breve. No, non c'è nessun pericolo. E per tre ragioni. Primo, perché il sistema bancario italiano è solido, ha un capitale adeguato e liquidità soddisfacente. Un atteggiamento prudente e una certa saggezza contadina l'han tenuto lontano dalle escursioni avventurose di altre banche e altri sistemi, e oggi le banche italiane continuano a fare il loro mestiere senza problemi. Secondo, anche se in qualche istituto ci fossero problemi, questi sarebbero risolti con la fusione con altri istituti, come è accaduto talvolta nella storia bancaria. Terzo, perché c'è in Italia, come negli altri Paesi, una rete di sicurezza: lo Stato assicura i depositi fino a 100mila e rotti euro. Insomma, è praticamente certo che nessuno perderà un euro.

I prezzi continueranno ad aumentare?

I prezzi sono aumentati da un anno a questa parte essenzialmente a causa dell'impennata mondiale delle materie prime, dal petrolio al grano, e quindi dalla benzina alla pasta. Ma questo impetuoso aumento sta rifluendo. Si erano date situazioni di bolla, in cui i prezzi aumentavano oggi solo perché erano aumentati ieri e si pensava aumentassero domani, ma questa bolla, come sempre succede, si sta sgonfiando. Nel caso delle quotazioni del petrolio, però, dietro alla bolla vi era e vi è anche uno squilibrio fra domanda e offerta, dato l'impetuoso sviluppo dei Paesi emergenti e la lentezza dell'offerta nell'adeguarsi alla domanda (lentezza più pronunciata rispetto al caso delle derrate alimentari). Anche se il prezzo del petrolio sta diminuendo, non c'è da aspettarsi che torni ai livelli del 2007, e bisogna quindi proteggersi risparmiando energia: su questo piano ci sono molte cose da fare.

Torna la disoccupazione?

Gli ultimi dati dell'Istat hanno segnalato un netto aumento dei disoccupati, ma anche un aumento degli occupati. Quando la congiuntura è forte le forze di lavoro aumentano perché tornano i "disoccupati scoraggiati", quelli che prima ne erano usciti perché tanto il lavoro non si trovava. Quello che sta succedendo ora è un fenomeno diverso. Le forze di lavoro aumentano perché, date le difficoltà di arrivare alla fine del mese, vi rientrano coloro che hanno assoluto bisogno di lavorare. Il solo aspetto positivo è che il potere d'acquisto dovrebbe beneficiare del calo dell'inflazione.

Le pensioni sono a rischio?

Anche qui la risposta è breve: no. Tutto quello che sta succedendo non ha niente a che fare con il pagamento delle pensioni. Questo è garantito dallo Stato e continuerà secondo le regole in vigore.

Cosa succederà ai prezzi delle case?

Nel mondo gli ultimi anni hanno visto, dall'Irlanda alla Nuova Zelanda, una colossale bolla immobiliare. Tutte le volte che le bolle si verificano, sono seguite da uno sgonfiamento. Questo è in corso in America (-16% rispetto a un anno fa), in Gran Bretagna (-12%) e in altri Paesi. In Italia la situazione è variegata, ma nel complesso i prezzi hanno smesso di crescere e in molti casi stanno ripiegando. Il che è una buona notizia per chi cerca casa, una notizia neutra per chi la casa ce l'ha già, e una cattiva notizia per quegli istituti (fortunatamente pochi) che hanno fatto prestiti sulla base del 100% del valore della casa e hanno mutuatari che non pagano.

Cosa succederà al mio mutuo?

Distinguiamo fra chi ha già un mutuo e chi ne deve fare uno per la prima volta. Chi ha fatto in passato un mutuo a tasso fisso dorme fra due guanciali. Chi lo ha fatto a tassi variabili ha avuto alcune sgradite sorprese: i tassi a breve, cui i mutui sono indicizzati, sono aumentati anche prima che la Banca centrale europea aumentasse il suo tasso-guida a luglio. Ma oggi diventa chiaro che quell'improvvida decisione dovrà essere rimangiata e le tensioni sui tassi a breve, dopo le fibrillazioni di queste settimane, dovrebbero calare di nuovo. Chi deve fare un mutuo per la prima volta pagherà un tasso a lunga di circa un quarto di punto superiore rispetto a quello che prevaleva a metà 2007, prima dell'inizio di questo pasticcio. Ma avrà il vantaggio che da allora a oggi i prezzi delle case si sono fermati e in molti casi hanno cominciato a diminuire.

Dove andranno i tassi d'interesse?

Questa è una domanda che riguarda sia chi gli interessi li riscuote (il risparmiatore) sia chi li paga (chi prende i soldi a prestito). Chi aveva investito in titoli sicuri, come quelli sui titoli pubblici, è protetto sul capitale e riscuote gli interessi all'incirca come prima: sui tassi a lunga prende un po' meno rispetto a quel che prendeva prima della crisi dei mutui, dato che questa ha scatenato una "fuga verso la qualità", cioè verso il porto sicuro dei titoli pubblici. Sui tassi a breve prende un po' di più, dato che questi sono aumentati in Europa (ma ora son destinati a diminuire di nuovo). Per chi gli interessi li paga, c'è stato un aumento per imprese e famiglie che va (rispetto a metà dell'anno scorso) da un quarto a tre quarti di punto. Ma le banche continuano a prestar soldi: con un'economia che cresce, a valor nominale, del 3-4%, i prestiti delle banche alle imprese crescono del 10 per cento. Solo nel settore dei mutui i prestiti non crescono più, ma questo dipende più dalla domanda spaurita (e in attesa del calo dei prezzi delle case) che da una chiusura delle banche.

Se il Governo deve salvare una banca, chi pagherà il conto?

Si dice spesso che i salvataggi pubblici di banche e imprese sono "a carico del contribuente". Questa affermazione deve essere presa con un grano di sale. Le imposte non aumentano per effetto dei salvataggi. Questi sono operazioni di ingegneria finanziaria che potranno costare molto o non costare niente o addirittura far guadagnare lo Stato, una volta depositato il polverone. Tutto dipende dalle modalità del salvataggio e dalla possibilità di risanare quel che è stato salvato. Per esempio, quando la Banca d'Italia salvò il Banco di Napoli, alla fin fine chi ci rimise fu il bilancio della Banca centrale, che fece meno utili e quindi versò meno dividendi al Tesoro. L'effetto sul conto economico della Pubblica amministrazione fu modesto e diluito su più anni.

Ho un po' di liquidità: cosa devo fare?

Il Sole 24 Ore non dà consigli finanziari. Al massimo si può fare una lista dei pro e dei contro. Nelle Borse i titoli finanziari sono stati puniti, in molti casi oltre quel che è giusto, e quindi i prezzi potrebbero essere una finestra d'acquisto. Ma anche se si è convinti che il mercato dà di questi titoli valutazioni irrazionalmente basse, bisogna ricordare quel che diceva Keynes: «Il mercato può rimanere irrazionale più a lungo di quanto voi possiate rimanere solventi». Per il resto, mantenersi liquidi è la soluzione più sicura: in questi frangenti bisogna preoccuparsi non del ritorno sul capitale, ma del ritorno del capitale.

Ma tutto questo è colpa degli speculatori?

Se si intende per "speculatori" qualche malvagio gruppo di biechi individui che scientemente spremono soldi dai comuni mortali, si è fuori strada. L'avidità è connaturata al modo di funzionare dell'economia e per questo ci vogliono regole per incanalare questa forza possente verso il bene comune. La colpa quindi sta nell'assenza o nella non-applicazione delle regole. Una volta che questa indolenza regolatoria ha lasciato crescere la montagna di "titoli tossici", la crisi non poteva essere evitata, così come il febbrone non può essere evitato una volta che il virus è entrato nell'organismo. Ma il virus non è un virus mortale. Da questa crisi ne usciremo, avendo imparato qualche lezione su come evitare che si ripeta.

7 ottobre 2008 · Patrizio Oliva

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Commenti e domande dei lettori

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  • vito 16 febbraio 2009 at 16:26

    salve,in germania ed altri paesi europei , gli assegni famigliari vengono sempre pagati (sul conto corrente dei genitori)fino al 18 esimo anno di eta" dei figli !anche se si perde un posto di lavoro,gli assegni famigliari vengono sempre e comunque pagati ai genitori!( e non ai datori di lavoro) !!!esempio? : io ho 3 figli e percepisco 500 euro mensili sul mio conto corrente!!questi sono solo gli assegni !!!e ogni bambino nato in germania ce" ( per 3 anni),erziehungsgeld !sono 1.000 euro mensili !!PER 3 ANNI !!! in germania ce" molto meno la crisi, e ogni disoccupato percepisce senza limite di scadenza 1.000 euro al mese +affitto di casa+assegni famigliari !!IN GERMANIA: nessuna famiglia rimane senza soldi!!come mai? leggi migliori,meno politici,molto precisi. su 95 milioni di abitanti la germania ha solamente 3 partiti !!e l"italia? su 58 milioni di abitanti ne hanno di partiti 120 . bravi signori politici,VERGOGNATEVI !VOI VI ARRICCHITE, E IL POPOLO ITALIANO E" IN CRISI !!POVERE FAMIGLIE!!!E POVERI LAVORATORI, TUTTI SOTTOPAGATI ! E PENSIONE DA FAME!!!

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