Pegno non possessorio - Fallimento del debitore

In caso di fallimento del debitore il creditore può procedere, a norma di quanto esposto al paragrafo precedente, solo dopo che il suo credito è stato ammesso al passivo con prelazione.

Entro tre mesi dalla comunicazione di cui alle lettere a), c) e d) del precedente paragrafo, il debitore può agire in giudizio per il risarcimento del danno quando la vendita è avvenuta in violazione dei criteri e delle modalità di cui alle predette lettere a), c) e d) e non corrispondono ai valori correnti di mercato il prezzo della vendita, il corrispettivo della locazione ovvero il valore comunicato a norma della disposizione di cui alla lettera c).

8 maggio 2016 · Annapaola Ferri

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  • Ornella De Bellis 8 maggio 2016 at 08:20

    Seguendo esigenze della economia aziendale e assecondando la necessità sempre più sentita dalle imprese di poter disporre, nelle strategie di finanziamento, di beni strumentali, sulla scia di esperienze contrattuali un tempo controverse come il lease-back, il pegno non possessorio introduce una forma di garanzia che l'imprenditore può utilizzare sui beni destinati all'impresa in modo da moltiplicarne l'utilità.

    Laddove il meccanismo del leasing di ritorno (leas-back) consente lo smobilizzo di asset destinati alla produzione e al contempo il perdurante utilizzo degli stessi da parte dell'imprenditore ex proprietario che li riceve in leasing dalla società acquirente dietro il pagamento di un canone, nel nostro caso il bene rimane in proprietà dell'imprenditore che tuttavia lo costituisce in pegno potendolo, pertanto, utilizzare a fini di garanzia di un eventuale finanziamento.