Debiti di natura tributaria - Il titolo esecutivo può essere impugnato nel merito ma anche per violazione dei termini di decadenza imposti per legge alla Pubblica amministrazione

L'accertamento che giustifica e motiva la pretesa dei tributi il cui versamento è stato omesso o insufficientemente versato dal contribuente e che porta alla formazione del titolo esecutivo necessario per avviare la fase di esecuzione della riscossione coattiva, può prendere le mosse:

  1. dal controllo di una dichiarazione presentata dal debitore o dal controllo dei dati direttamente disponibili alla PA creditrice (controllo automatico);
  2. dal controllo incrociato della dichiarazione presentata dal debitore con la dichiarazione presentata da terzi ( datore di lavoro, o altri sostituti d'imposta e non, ai quali il debitore abbia erogato prestazioni fonti di reddito) o con i dati acquisiti da enti previdenziali e assistenziali, dal catasto, da banche e imprese assicuratrici;
  3. da un'attività di controllo sostanziale.

I titoli esecutivi alla cui notifica non segua il pagamento del credito preteso o l'impugnazione nei termini dell'atto (entro 60 giorni per la cartella esattoriale e l'accertamento immediatamente esecutivo, entro 30 giorni per l'ingiunzione fiscale) determinano l'avvio delle procedure di riscossione coattiva.

La pretesa di un credito originato da una dichiarazione presentata dal debitore, emerso in seguito ad un controllo automatico o al controllo di dati direttamente in possesso della PA creditrice, deve essere notificata, tramite un titolo esecutivo, entro il 31 dicembre del terzo anno successivo a quello di presentazione.

    Ad esempio, la pretesa di una maggiore imposta conseguente a calcoli errati rilevati nella dichiarazione dei redditi 2015, relativa all'anno 2014, deve essere notificata, con titolo esecutivo, entro il 31 dicembre del 2018.

    La pretesa di un maggiore tributo conseguente a calcoli errati rilevati nella dichiarazione TA.RI (TAriffa RIfiuti) 2015, deve essere notificato, con titolo esecutivo, entro il 31 dicembre del 2018.

    Il titolo esecutivo, originato da controllo automatico della dichiarazione del debitore, può (ma non deve) essere necessariamente preceduto dalla notifica di un avviso bonario. L'avviso bonario (non impugnabile) è una comunicazione con la quale la PA creditrice informa il contribuente del controllo (automatico o formale) effettuato sulla sua dichiarazione, evidenziando eventuali imposte, tributi e contributi che risultano non versati oppure pagati con un importo insufficiente. Scopo dell'avviso bonario è quello di dare la possibilità al debitore di ottemperare alla pretesa, regolarizzando la propria posizione, evitando il pagamento degli interessi inevitabilmente portati dal titolo esecutivo e fruendo della riduzione delle sanzioni per acquiescenza.

    Nel caso di recupero d'imposta in seguito a controlli automatici, la PA non è tenuta, come accennato, ad inviare preventivamente un avviso bonario poiché la legge non ne prevede espressamente l'obbligo (si tratta di dati esposti direttamente dal debitore). Tuttavia il debitore, secondo giurisprudenza consolidata, ha diritto comunque alla riduzione delle sanzioni e a non corrispondere gli eventuali interessi ove proceda al pagamento dell'imposta accertata entro 30 giorni dalla notifica dell'atto esecutivo non preceduto dalla notifica di un avviso bonario.

La pretesa di un credito originato da una dichiarazione presentata dal debitore, emerso in seguito ad un controllo incrociato con la dichiarazione presentata da soggetti terzi rispetto alla PA creditrice (enti previdenziali e assistenziali, dal catasto) o con i dati acquisiti da banche e imprese assicuratrici, deve essere notificata, tramite una cartella esattoriale, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione.

    Ad esempio, la pretesa di una maggiore imposta conseguente a detrazioni e deduzioni non spettanti rilevate nella dichiarazione dei redditi 2015, relativa all'anno 2014, deve essere notificata, con titolo esecutivo, entro il 31 dicembre del 2019.

    La pretesa di una maggiore tributo conseguente a infedele dichiarazione TA.RI (esposizioni di superfici inferiori a quelle effettive) presentata nel 2015, deve essere notificata, con titolo esecutivo, entro il 31 dicembre del 2019.

Per imposte, tasse e contributi per i quali non c'è obbligo di presentazione di una dichiarazione, oppure quando la dichiarazione, pur essendo obbligatoria, sia stata omessa, o, ancora, qualora la dichiarazione debba essere presentata una tantum, la PA può procedere d'ufficio con un'attività di controllo sostanziale per l'accertamento di un proprio credito.

    In tale ipotesi il titolo esecutivo va notificato entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui l'imposta, la tassa o il contributo andavano versati. In pratica gli anni soggetti al recupero del credito sono, in questo caso, sei, se si comprende anche l'anno in cui il versamento andava effettuato.

    Nel caso in cui il titolo esecutivo sia rappresentato da una cartella esattoriale, esso non può essere notificato oltre il 31 dicembre del secondo anno successivo a quello in cui l'avviso di accertamento non immediatamente esecutivo è diventato definitivo (cosa che avviene decorso il termine di 60 giorni dalla notifica).

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