Crack 2008 - Lo stupidario dei sedicenti "grandi" manager, "eccelsi" economisti, guru ed analisti finanziari - La prossima volta ci rivolgeremo al mago Otelma e, forse, andrà meglio

la profezia di Wesbury Brian del 4 febbraio 2008

Wall Street ha già in canna il rimbalzo

Wesbury Brian, capo economista di First Trust Portfolio - società di gestione di Chicago, consulente accademico della Federal Reserve Bank di Chicago e collaboratore della tv finanziaria Cnbc, "Entro la fine del 2008 l'indice Dow Jones arriverà a 15.000 punti, perché adesso è sottovalutato del 25%, secondo il mio modello basato sui profitti aziendali e sui tassi di interesse. Anche sugli utili delle società Usa prevalgono le buone notizie: finora circa la metà dei componenti l'indice S&P500 ha annunciato i risultati del quarto trimestre 2007 e fra le società non finanziarie ben il 73% ha battuto le aspettative. Quando la paura se ne andrà via, Wall Street si riprenderà" Corriere della Sera 4 febbraio 2008.

Dominique Strauss Kahn direttore generale del Fondo Monetario Internazionale (FMI) "Il peggio è probabilmente alle spalle" Repubblica 13 giugno 2008.

Alessandro Profumo amministratore delegato di Unicredit  "il peggio è alle spalle  La banca è solida, non ci sarà alcun aumento di capitale" Corriere della sera 9 maggio 2008

Paul Krugman economista e professore di Economia e di Relazioni Internazionali all'Università di Princeton "mutui subprime, il peggio alle spalle" Corriere della Sera 11 maggio 2008

Henry Paulson ministro USA del tesoro "«il peggio potrebbe essere passato.  Siamo più vicini alla fine che al principio della crisi finanziaria. È indubbio che oggi la situazione sia migliore, molto migliore che a marzo." Corriere della Sera 8 maggio 2008

Giuliano Cesareo Direttore Generale di Bipiemme Private Banking Sim "il peggio sembra passato. Cauti acquisti, le prede non mancano" Corriere della Sera 5 maggio 2008

Maria Fiorini Ramirez  proclamata migliore Financial Advisor del mondo e consulente della Banca del Giappone "Ora impieghi sicuri. Dall'estate si può tornare sulle azioni, magari quelle delle banche ripulite" Corriere della Sera 25 febbraio 2008

Bob Doll alla guida degli investimenti azionari di BlackRock, il gigante statunitense del risparmio gestito "Aumentare il peso delle grandi azioni americane, non sottovalutare i mercati ad alta crescita e cavalcare le materie prime come investimenti di lungo termine" Corriere della Sera 7 luglio 2008

José Manuel Barroso presidente della Commissione Europea "La crisi in Europa sarà attenuata" Corriere della Sera 19 aprile 2008

Pietro Cirenei, direttore generale di Bipiemme Gestioni "E' ora di tornare a Wall Street" Corriere della Sera 9 giugno 2008

Il partito del rimbalzo "Piazza Affari salirà del 6% da qui a fine anno e farà meglio dei listini europei. Ma è Wall Street la più sicura" Corriere della Sera 14 aprile 2008

Robert Stovall della società di gestione Wood Asset Management "Wall Street quest'anno non chiuderà in rosso, proprio perché hanno vinto i Giants, una delle squadre «originali» della National Football League. La Borsa invece va male quando vince una delle squadre entrate nella Lega dopo la sua fusione con l'American Football League, come i Patriots" Corriere della sera 11 febbraio 2008

Pietro Giuliani, "timoniere" di Azimut "Mi riempirei di azioni al 100%». So bene che lo scivolo non è finito. I mercati potrebbero perdere un altro 10%». E la dico anche più grossa: andrei anche a leva, utilizzando i derivati per superare il limite del 100%. Perché a questi prezzi in Borsa non compreremo più per parecchi anni" Corriere della Sera 7 luglio 2008

Donald Luskin, fondatore e chief investment officer di Trend Macrolytics, una società di consulenza economica per investitori istituzionali "Macché recessione. I risparmiatori non devono farsi incantare dalla propaganda dei candidati alla Casa Bianca e devono invece cogliere le opportunità della Borsa americana che, ad eccezione del settore finanziario, è oggi molto attraente per il livello scontato delle quotazioni e le buone prospettive di crescita dei profitti" Corriere della Sera 28 aprile 2008

Nigel Bolton, responsabile del team azionario Europa di BlackRock, uno dei dei colossi americani del risparmio gestito "Sono convinto che i minimi assoluti dei listini siano stati toccati nel marzo scorso ed è molto difficile che le Borse possano scendere al di sotto delle soglie di resistenza raggiunte tre mesi fa" Corriere della Sera 30 giugno 2008

Jeremy Siegel professore di Finanza alla Wharton business school "Le valutazioni attuali di Borsa sono molto più ragionevoli, anche rispetto al 1997. Dieci anni fa il rapporto fra prezzi delle azioni e utili aziendali, relativi ai 12 mesi precedenti, era attorno a 25-26, oggi è 17,6. Inoltre le alternative alle azioni non sono attraenti, anzi sono terribili: i titoli di Stato Usa sono carissimi e rendono pochissimo (meno del 4% lordo i decennali), le obbligazioni aziendali offrono un poco di più, ma non molto, e i prezzi delle case continuano a scendere. Credo che la parte peggiore sia passata" Corriere della Sera 26 maggio 2008

Alain Bokobza, capo della ricerca azionaria e strategist del colosso bancario francese Société Générale "Se volevate farvi prendere dal panico dovevate farlo prima, ormai è troppo tardi. Il piano di intervento per 700 miliardi di dollari allo studio del Tesoro americano per liberare le banche dai titoli in sofferenza, insieme al salvataggio di Fannie Mae e di Freddie Mac ha dato un segnale forte. La volatilità rimane molto elevata, ma i mercati mostrano segni di recupero. in atto una efficace strategia congiunta della politica monetaria e di quella fiscale. I rialzi della settima scorsa non sono frutto di euforia ingiustificata" Corriere della Sera 29 settembre 2008

Federico Mobili, gestore azionario di Bnp Paribas Am "Per il momento penso che sia più realistico ipotizzare un rialzo dell'indice di circa il 7% entro la fine del 2008, ma anche noi siamo convinti che sia giunto il momento di impegnarsi di più sul mercato statunitense rispetto alle borse europee"  Corriere della Sera 15 settembre 2008

Rick Wagoner amministratore delegato della casa automobilistica di Detroit General Motors "Per General Motors il peggio dovrebbe essere ormai passato" Corriere della Sera 13 agosto 2008

8 ottobre 2008 · Patrizio Oliva

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  • Giovanni Sartori 16 ottobre 2008 at 10:14

    Sulla pericolosissima crisi economica in corso finora non ho fiatato. Aspettavo lumi dagli economisti. Speravo, tra l'altro, in un loro mea culpa.

    Perché il fatto è che il grosso della loro disciplina non ha previsto la catastrofe in arrivo. Era impossibile prevederla? Balle. Non solo era prevedibilissima, ma il punto di principio è che una scienza economica che non sa prevedere è una scienza da poco, quasi da punto.

    Science for what? Un sapere «pratico» che consiglia male e che prevede altrettanto male, produce guai o comunque ci lascia nei guai.

    Molti economisti se la cavano scaricando la colpa sul liberismo «selvaggio » che ha predicato la
    deregulation, l'abbattimento delle regole. A suo tempo — e cioè in tempo — scrivevo che se le regole sono malfatte, allora sono regole da eliminare; ma «sregolare» è solo un rimedio a breve, e un vuoto di regole non toglie che dobbiamo avere regole. Anzi, oggi, le regole ridiventano più necessarie che mai. Le banche non sorvegliate sono libere di fallire a danno dei loro depositanti. Il mercato finanziario è sempre più infestato da imbroglioni che vanno imbrigliati. L'alternativa non è tra intervenire o no, ma tra capacità di «buon intervento» o no.

    Leggo che le crisi finanziarie sono intrinseche al capitalismo, che pensare di eliminare il rischio è una sciocchezza e che per ogni regola esiste un modo di aggirarla. Ma spero proprio che non sia così. Il mercato è un meccanismo che, per esistere e funzionare, deve essere protetto da leggi che vietano i monopoli e che puniscono i falsi garantendo la autenticità delle merci. Addio mercato se io posso impunemente spacciare per oro un qualsiasi metallo giallo.

    Così come vanno controllate le medicine e, oramai, persino la produzione industriale del cibo. Pertanto l'argomento «fatta la legge trovato l'inganno» è suicida. Né ritengo che i collassi «alla 29» siano fisiologici. Siccome il sistema di mercato è un automatismo che procede per auto-correzione, è normale che il suo andamento sia ciclico e che includa recessioni. Ma se un sistema di mercato che si auto-distrugge facendo collassare tutto il sistema economico fosse «normale», allora siamo al cospetto di un sistema mal congegnato.

    Torno al quesito che è la madre di tutti gli altri: perché gli economisti non hanno adeguatamente previsto e denunciato la follia dei subprime, dei mutui senza sufficiente copertura? Sono quei prestiti che hanno scavato la voragine nella quale stiamo ora affondando. Eppure tutti zitti e pronti a bere la favola (all'oppio) dei «derivati», e cioè che il rischio veniva minimizzato distribuendolo a tutti in tutto il mondo. Ovviamente (al solito, elementare buon senso) può essere così solo se il «debito cattivo » non diventa gigantesco. Invece nessuno lo ha controllato, è diventato gigantesco, e così siamo tutti a rischio.

    Dunque — lo ripeto — quel che è successo era facilmente prevedibile. Io mi sono spaventato quando ho vissuto (negli Stati Uniti) il bombardamento delle offerte di credito facile, troppo facile. Ma ora sono gli economisti che non si sono spaventati a tempo e che devono fare l'esame di coscienza e rivedere le proprie bucce. Perché chi non sa prevedere, nemmeno sa prevenire.

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