Donazioni eredità e compravendita immobiliare nell'ambito delle associazioni

Come noto, nel nostro ordinamento, le persone giuridiche (associazioni riconosciute, fondazioni, enti religiosi) sono sempre state sottoposte a controlli particolarmente stretti da parte dello Stato.

Ancora oggi per l'acquisto della personalità giuridica è necessario il riconoscimento, atto discrezionale subordinato a valutazioni di opportunità da parte della pubblica amministrazione.

Le cose sono cambiate, invece, per quanto riguarda gli acquisti di beni immobili e l'accettazione di donazioni, eredità o legati.

Oggi le associazioni e gli enti di ogni genere possono acquistare liberamente beni immobili, senza bisogno di alcuna autorizzazione, così come non occorre più alcuna autorizzazione per l'accettazione di donazioni, eredità o legati.

La norma trova applicazione anche agli acquisti e alle accettazioni verificatisi in data anteriore alla sua entrata in vigore.

È scomparso anche l'obbligo di chiedere il riconoscimento della personalità giuridica prima di potere accettare donazioni, eredità o legati.

Anche le associazioni non riconosciute possono dunque ricevere donazioni e lasciti senza sottostare ad alcuna forma di controllo da parte dello Stato. Ricordiamo che in precedenza questa possibilità era stata concessa solo alle organizzazioni di volontariato iscritte negli apposti registri.

Rimane comunque in vigore per tutte le associazioni, le fondazioni e gli enti di ogni genere (con la sola eccezione delle società) l'obbligo di accettare l'eredità solo con il beneficio di inventario. Ogni altra forma di accettazione, espressa o tacita, non sarebbe valida.

Gli enti che intendono accettare un'eredità sono quindi costretti a seguire la complessa procedura prevista dalla legge per l'accettazione beneficiata, ma in questo modo hanno il vantaggio di non dover rispondere con il proprio patrimonio degli eventuali debiti del defunto.

Quando invece si tratta di un legato, cioè una disposizione testamentaria avente per oggetto una cosa determinata, non è necessaria alcuna accettazione neppure per le persone giuridiche.

Ricordiamo che in passato non era mai ammessa l'accettazione di donazioni, eredità o legati da parte di enti non riconosciuti.

Inoltre, per l'acquisto di beni immobili e per da parte di persone giuridiche era sempre necessaria una specifica autorizzazione governativa.

Questa regola, che risaliva addirittura al 1850, trovava le sue ragioni storiche nell'esigenza, un tempo fortemente sentita, di evitare il fenomeno della "manomorta", cioè la concentrazione della ricchezza (all'epoca prevalentemente immobiliare) in capo agli enti religiosi, considerati meno interessati a investire il proprio patrimonio per produrre altra ricchezza.

In seguito, con il venir meno delle motivazioni originarie, l'autorizzazione era stata mantenuta, giustificandola con l'esigenza di tutelare l'interesse economico degli enti.

Un atteggiamento fortemente paternalistico da parte dello Stato, che mascherava una diffidenza verso i "gruppi intermedi", cioè le organizzazioni di cittadini che non sono soggette al controllo diretto dello Stato. Proprio per questo si era sviluppata la tendenza, tra le associazioni, a non richiedere il riconoscimento statale, ove possibile.

Oggi l'importanza dell'acquisto della personalità giuridica per gli enti privati è notevolmente diminuita.

In linea di principio, comunque, sarebbe importante completare la riforma con la semplificazione dell'attribuzione della personalità giuridica, trasformando l'attuale giudizio di merito in un semplice controllo di legalità, magari attribuendo direttamente al notaio la responsabilità di verificare l'esistenza di tutti i presupposti richiesti dalla legge, come già avviene per le società.

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