Lo statuto che va redatto per costituire un'associazione

Anche nella gestione delle associazioni diventa sempre più importante tenere conto degli aspetti fiscali: un alcuni casi, infatti, per evitare di dover applicare le regole dettate per gli enti commerciali è necessario che lo statuto contenga una serie di clausole previste dalla legge.

Chiariamo subito che la maggior parte delle associazioni non è obbligata a fare queste modifiche.

Si tratta delle associazioni che svolgono la propria attività istituzionale esclusivamente a favore degli associati, i quali versano soltanto le quote o i contributi associativi annuali.

In questo caso l'attività svolta dall'associazione non è considerata commerciale, e le somme versate dagli associati non sono considerate come reddito ai fini fiscali.

Se invece un'associazione esegue cessioni di beni o prestazioni di servizi a favore degli associati o di terzi dietro pagamento di uno specifico corrispettivo, le somme incassate concorrono alla formazione del reddito dell'associazione, su cui devono essere pagate le imposte.

È il caso delle associazioni che, oltre a incassare dai soci le quote associative annuali, hanno dei proventi derivanti dalla vendita di beni di qualsiasi genere, oppure dalle iscrizioni alle manifestazioni da esse organizzate. La regola generale è che queste iniziative si considerano effettuate nell'esercizio di attività commerciali.

Sono però previste alcune eccezioni.

Le attività svolte dalle associazioni in attuazione degli scopi istituzionali, effettuate dietro pagamento di un corrispettivo, nei confronti dei propri soci oppure dei soci di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che fanno parte di un'unica organizzazione locale o nazionale, non sono considerate commerciali se lo statuto dell'associazione contiene una serie di clausole specificamente indicate dalla legge.

Le clausole obbligatorie riguardano:

  • il divieto di distribuire utili o avanzi di gestione in qualsiasi forma;
  • la devoluzione del patrimonio, in caso di scioglimento, a un ente con finalità analoghe o a fini di pubblica utilità;
  • l'attribuzione del diritto di voto a tutti i soci maggiorenni;
  • l'obbligo di redigere e approvare ogni anno un rendiconto economico e finanziario;
  • la libera eleggibilità degli organi amministrativi;
  • la sovranità dell'assemblea dei soci e la pubblicità delle convocazioni e delle deliberazioni dell'assemblea;
  • il divieto di trasferire la posizione di socio ad altri, salvo che nel caso di successione a causa di morte.

Per evitare problemi con il fisco, è importante che lo statuto venga modificato prima di svolgere qualsiasi attività che preveda il pagamento di un corrispettivo specifico, per esempio una manifestazione sportiva che preveda un corrispettivo per l'iscrizione.

Ricordiamo che la modifica dello statuto deve essere deliberata dall'assemblea straordinaria dei soci con le modalità previste nell'atto costitutivo.

Queste norme riguardano le associazioni assistenziali, culturali, sportive dilettantistiche, di promozione sociale e di formazione extra scolastica della persona.

Regole particolari sono invece dettate per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, e per le associazioni religiose.

Inoltre, tutte le associazioni sono obbligate a trasmettere in via telematica all'Agenzia delle entrate il modello EAS entro 60 giorni dalla costituzione e, in caso di variazioni, entro il 31 marzo dell'anno successivo, per consentire la verifica dei requisiti per le agevolazioni fiscali.

La legge prevede che le associazioni che svolgono la propria attività istituzionale esclusivamente a favore degli associati, i quali versano soltanto le quote o i contributi associativi annuali, non sono obbligate a inserire particolari clausole nello statuto.

In tal caso, infatti, l'attività svolta dall'associazione non è mai considerata commerciale, e le somme versate dagli associati non sono considerate come reddito ai fini fiscali.

Quando invece un'associazione, in attuazione degli scopi istituzionali, incassa corrispettivi specifici per i beni che cede o i servizi che fornisce agli associati o ai soci di altre associazioni che svolgono la medesima attività e che fanno parte di un'unica organizzazione locale o nazionale, queste somme sono esenti dalle imposte sul reddito e dall'Iva soltanto se lo statuto dell'associazione contiene alcune clausole previste dalla legge.
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È il caso delle associazioni che, oltre a incassare dai soci le quote associative annuali, hanno dei proventi derivanti dalla vendita di beni di qualsiasi genere, oppure dalle iscrizioni alle manifestazioni da esse organizzate.

L'Agenzia delle entrate ritiene che il modello EAS debba essere compilato e trasmesso da tutte le associazioni, anche quelle che incassano dagli associati soltanto le quote o i contributi associativi annuali.

Il modello EAS, reperibile sul sito internet dell'AdE, deve essere trasmesso in via telematica per le associazioni di nuova costituzione entro 60 giorni dall'atto costitutivo (il termine era fissato al 15 dicembre 2009 per le associazioni preesistenti). Le successive variazioni devono essere segnalate entro il 31 marzo dell'anno successivo.

Regole particolari sono dettate per le associazioni politiche, sindacali e di categoria, e le associazioni religiose.

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