La rinuncia all'eredità

Come si fa a provare di non aver ereditato nulla: di nuovo, l'Agenzia delle entrate se ne infischia, nella presunzione che i familiari possono anche aver ereditato i gioielli o un pacco di soldi che il defunto teneva sotto il materasso, senza alcun atto formale. L'articolo 474 del Codice civile stabilisce infatti che l'accettazione dell'eredità può essere espressa (con dichiarazione formale di acccttazione) o tacita.

In quest'ultimo caso sta al presunto erede dimostrare che, pur tacendo, non ha ereditato nulla, ma è una prova diabolica, perché potrebbe anche aver ereditato il portafoglio del defunto con qualche spicciolo. A rigore, anche se non esiste alcun bene da ereditare, bisognerebbe fare una "rinunzia all'eredità" con dichiarazione al cancelliere del tribunale civile, che in base all'articolo 519 del Codice civile tiene il "registro delle successioni" diviso in tre parti, di cui la prima riguarda le accettazioni, la seconda le rinunce e la terza le nomine dei curatori testamentari.

Per rinunciare all'eredità, anche se è inesistente, c'è tempo dieci anni e l'articolo 521 del codice civile stabilisce che la rinuncia è retroattiva, quindi si può opporre a qualsiasi pretesa del fisco o di eventuali creditori (L'articolo 521 codice civile così recita: “Chi rinunzia all'eredità è considerato come se non vi fosse mai stato chiamato”).

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22 agosto 2013 · Andrea Ricciardi

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