Come e quando è possibile richiedere ed ottenere la conversione del pignoramento

La conversione del pignoramento può essere richiesta al Giudice dell'Esecuzione tramite istanza redatta da un legale unicamente prima che sia disposta la vendita del bene a pena di inammissibilità

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Ovvero, prima che sia pronunziata l'ordinanza con  la  quale il Giudice fissa la data della vendita o delega le operazioni di vendita ad un professionista ed inoltre è necessario depositare nella cancelleria del Giudice dell'esecuzione unitamente a suddetta istanza, una somma non inferiore ad un quinto dell'importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data prova documentale.

Le modalità di versamento di tale somma variano a seconda delle disposizioni dei diversi tribunali dislocati sul nostro territorio, ma di regola occorre depositare un assegno circolare che il cancelliere provvederà a depositare su un libretto bancario intestato alla procedura e vincolato all'ordine del Giudice.

Solo in caso di esecuzioni immobiliari, ovvero qualora l'oggetto del pignoramento sia costituito da un bene immobile ( appartamento etc) di proprietà del debitore, è possibile richiedere al Giudice dell'Esecuzione la dilazione del pagamento del credito sino ad un massimo di diciotto rate mensili, che qualora accolta permetterebbe al debitore di pagare il quantum dovuto e determinato dal Giudice, non più in un'unica soluzione, peraltro onerosa, si pensi ad una richiesta di conversione di un credito per il quale il creditore ha proceduto pari ad Euro centomila, ma in diciotto rate mensili agevolando così il debitore nell'estinzione del debito.

Il G.E. con la stessa ordinanza con cui accoglie l'istanza di conversione sospende la vendita del bene e determina le modalità di pagamento nonché l'importo esatto delle rate di conversione.

L'importo concordato per la conversione del pignoramento, anche in soluzione rateale, deve confluire in un apposito libretto (intestato alla procedura esecutiva) tenuto e custodito dalla Cancelleria del Giudice dell'Esecuzione.

Le somme depositate saranno assegnate al creditore all'avvenuto pagamento dell'ultima rata, su ordine del Giudice disposto in un'apposita udienza di verifica.

Il mancato o ritardato pagamento di una delle rate di oltre 15 giorni da quello concordato comporta la decadenza per il debitore esecutato dal diritto di convertire il pignoramento e le somme già versate  entrano a far parte del compendio pignorato.

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  • tony86 10 gennaio 2015 at 09:10

    Salve a tutti volevo un chiarimento un paio di anni fa mi hanno arrestato e mi hanno fatto anche una multa pecuniaria adesso è arrivata la cifra di 14000€ adesso vorrei sapere visto che sono nudo proprietario possono attaccarsi alla proprietà se lascio scadere il termine di pagamento? E dopo la scadenza si può mettere d accordo di pagare? Oppure questa pena pecuniaria si può anche scontare con qualche periodo di servizi sociali? orario? firma? Aiutatemi a capire grazie

    • Ludmilla Karadzic 10 gennaio 2015 at 09:53

      Quando si commette un reato il giudice, se sussistono determinate condizioni regolate per legge, può commutare la pena in una sanzione pecuniaria oppure concedere di scontare la pena agli arresti domiciliari o, ancora, con l'affidamento ai servizi sociali.

      In italia, il mancato pagamento dei debiti non costituisce più un reato. Se il creditore si rivolge al giudice, per ottenere il rimborso di quanto gli è dovuto, l'unica misura che può essere disposta nei confronti del debitore è la riscossione coattiva. Ovvero il pignoramento e la successiva espropriazione, con vendita all'asta, di un bene di proprietà del debitore oppure il pignoramento, nella misura massima del 20% mensile, dello stipendio o della pensione da quest'ultimo percepiti. Quindi, non c'è alcuna possibilità di saldare il proprio debito tramite affidamento ai servizi sociali o similia: in pratica al creditore servono i soldi, e, al massimo, potrebbe accettare il rimborso attraverso qualche periodo di schiavitù o di lavori forzati del debitore, a proprio servizio e vantaggio, se ciò fosse ammesso, e non lo è, dalla legge.

      La nuda proprietà di un immobile è un bene che può essere pignorato ed espropriato. Il suo valore (così come quello dell'usufrutto) si determina in base a tabelle attuariali che tengono conto dell'età dell'usufruttuario nonché del valore commerciale dell'immobile libero da diritti reali di godimento (usufrutto).

      Al mancato pagamento della multa segue la notifica di una cartella esattoriale e dopo sessanta giorni, se il debitore non ottempera e non ricorre, possono avere inizio le procedure di riscossione coattiva. Una volta che la nuda proprietà dell'immobile è sottoposta a pignoramento e ne è disposta la vendita all'asta, al nudo proprietario, debitore insolvente, resta un'ultima chance per evitare l'espropriazione.

      Egli può richiedere al giudice la conversione del pignoramento, cioè il pagamento immediato del debito per cui l'escussione coattiva è stata avviata, più interessi di mora e spese legali. Naturalmente, nella conversione del pignoramento non è ammessa la rateizzazione del debito, che, invece, può essere richiesta al concessionario della riscossione (Equitalia) prima che scadano i 60 giorni successivi alla notifica della cartella esattoriale, risparmiando pure le spese legali relative alla successiva, eventuale, procedura di espropriazione.