Come liberare i beni dal pignoramento grazie alla conversione

Il debitore può, dunque, liberare i beni dal pignoramento con specifica ordinanza del giudice, quando il debitore abbia fatto richiesta di sostituire alle cose o ai crediti pignorati una somma di denaro pari all'importo dovuto comprensivo di interessi, spese, e spese di esecuzione.

Il debitore deve, a tal proposito, depositare una specifica istanza, detta di conversione, in cancelleria, unitamente ad una somma non inferiore ad un quinto dell'importo dovuto.

Il giudice decide l'ammontare della somma da sostituire e può stabilire, nel caso in cui le cose pignorate siano costituite da beni immobili e ricorrendo giustificati motivi, che il debitore versi con rateizzazioni mensili entro il termine massimo di diciotto mesi.

In tal caso la somma sarà aumentata, ovviamente, del tasso di interesse (convenzionale o legale).

Se il debitore, in tutti i casi, omette o ritarda i pagamenti di oltre 15 giorni dalla loro scadenza, le somme versate formano parte dei beni pignorati ed il giudice, su richiesta del creditore, dispone senza indugio la vendita degli stessi.

I beni sono liberati dal pignoramento con l'ordinanza con cui il giudice ammette la sostituzione. Quelli immobili si liberano con il versamento dell'intera somma.

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Commenti e domande dei lettori

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  • tony86 10 gennaio 2015 at 09:10

    Salve a tutti volevo un chiarimento un paio di anni fa mi hanno arrestato e mi hanno fatto anche una multa pecuniaria adesso è arrivata la cifra di 14000€ adesso vorrei sapere visto che sono nudo proprietario possono attaccarsi alla proprietà se lascio scadere il termine di pagamento? E dopo la scadenza si può mettere d accordo di pagare? Oppure questa pena pecuniaria si può anche scontare con qualche periodo di servizi sociali? orario? firma? Aiutatemi a capire grazie

    • Ludmilla Karadzic 10 gennaio 2015 at 09:53

      Quando si commette un reato il giudice, se sussistono determinate condizioni regolate per legge, può commutare la pena in una sanzione pecuniaria oppure concedere di scontare la pena agli arresti domiciliari o, ancora, con l'affidamento ai servizi sociali.

      In italia, il mancato pagamento dei debiti non costituisce più un reato. Se il creditore si rivolge al giudice, per ottenere il rimborso di quanto gli è dovuto, l'unica misura che può essere disposta nei confronti del debitore è la riscossione coattiva. Ovvero il pignoramento e la successiva espropriazione, con vendita all'asta, di un bene di proprietà del debitore oppure il pignoramento, nella misura massima del 20% mensile, dello stipendio o della pensione da quest'ultimo percepiti. Quindi, non c'è alcuna possibilità di saldare il proprio debito tramite affidamento ai servizi sociali o similia: in pratica al creditore servono i soldi, e, al massimo, potrebbe accettare il rimborso attraverso qualche periodo di schiavitù o di lavori forzati del debitore, a proprio servizio e vantaggio, se ciò fosse ammesso, e non lo è, dalla legge.

      La nuda proprietà di un immobile è un bene che può essere pignorato ed espropriato. Il suo valore (così come quello dell'usufrutto) si determina in base a tabelle attuariali che tengono conto dell'età dell'usufruttuario nonché del valore commerciale dell'immobile libero da diritti reali di godimento (usufrutto).

      Al mancato pagamento della multa segue la notifica di una cartella esattoriale e dopo sessanta giorni, se il debitore non ottempera e non ricorre, possono avere inizio le procedure di riscossione coattiva. Una volta che la nuda proprietà dell'immobile è sottoposta a pignoramento e ne è disposta la vendita all'asta, al nudo proprietario, debitore insolvente, resta un'ultima chance per evitare l'espropriazione.

      Egli può richiedere al giudice la conversione del pignoramento, cioè il pagamento immediato del debito per cui l'escussione coattiva è stata avviata, più interessi di mora e spese legali. Naturalmente, nella conversione del pignoramento non è ammessa la rateizzazione del debito, che, invece, può essere richiesta al concessionario della riscossione (Equitalia) prima che scadano i 60 giorni successivi alla notifica della cartella esattoriale, risparmiando pure le spese legali relative alla successiva, eventuale, procedura di espropriazione.