Che cos'è la conversione del pignoramento in generale

La conversione del pignoramento consente al debitore esecutato di sostituire l'oggetto del pignoramento costituito da un bene mobile o immobile con una somma di denaro pari, oltre alle spese di esecuzione, all'importo dovuto al creditore pignorante e ai creditori intervenuti, comprensivo del capitale, degli interessi e delle spese.

L'istanza deve essere depositata prima che sia disposta la vendita e cioè che sia pronunziata l'ordinanza con la quale il Giudice fissa la data della vendita o delega le operazioni di vendita ad un professionista.

Unitamente all'istanza deve essere depositata in cancelleria, a pena di inammissibilità, una somma non inferiore ad un quinto dell'importo del credito per cui è stato eseguito il pignoramento e dei crediti dei creditori intervenuti indicati nei rispettivi atti di intervento, dedotti i versamenti effettuati di cui deve essere data prova documentale.

Il versamento va effettuato presso un istituto bancario a scelta dell'esecutato aprendo un libretto bancario intestato alla procedura e vincolato all'ordine del Giudice.

La somma da sostituire al bene pignorato è determinata con ordinanza dal giudice dell'esecuzione, sentite le parti in udienza non oltre trenta giorni dal deposito dell'istanza di conversione.
Il debitore pignorato potrà chiedere di versare le somme dovute in un massimo di 18 rate mensili, così evitando nel frattempo la vendita dell'immobile.

Se il debitore provvederà al pagamento dell'intera somma, il Giudice dell'Esecuzione disporrà la cancellazione del pignoramento e l'assegnazione della somma versata ai creditori.

Se il debitore ometterà o ritarderò di oltre 15 giorni il versamento anche di una sola delle rate, sarà considerato decaduto ope legis dal beneficio della rateizzazione e da quello della conversione. La procedura esecutiva procederà quindi la vendita del bene pignorato.

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Commenti e domande dei lettori

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  • tony86 10 gennaio 2015 at 09:10

    Salve a tutti volevo un chiarimento un paio di anni fa mi hanno arrestato e mi hanno fatto anche una multa pecuniaria adesso è arrivata la cifra di 14000€ adesso vorrei sapere visto che sono nudo proprietario possono attaccarsi alla proprietà se lascio scadere il termine di pagamento? E dopo la scadenza si può mettere d accordo di pagare? Oppure questa pena pecuniaria si può anche scontare con qualche periodo di servizi sociali? orario? firma? Aiutatemi a capire grazie

    • Ludmilla Karadzic 10 gennaio 2015 at 09:53

      Quando si commette un reato il giudice, se sussistono determinate condizioni regolate per legge, può commutare la pena in una sanzione pecuniaria oppure concedere di scontare la pena agli arresti domiciliari o, ancora, con l'affidamento ai servizi sociali.

      In italia, il mancato pagamento dei debiti non costituisce più un reato. Se il creditore si rivolge al giudice, per ottenere il rimborso di quanto gli è dovuto, l'unica misura che può essere disposta nei confronti del debitore è la riscossione coattiva. Ovvero il pignoramento e la successiva espropriazione, con vendita all'asta, di un bene di proprietà del debitore oppure il pignoramento, nella misura massima del 20% mensile, dello stipendio o della pensione da quest'ultimo percepiti. Quindi, non c'è alcuna possibilità di saldare il proprio debito tramite affidamento ai servizi sociali o similia: in pratica al creditore servono i soldi, e, al massimo, potrebbe accettare il rimborso attraverso qualche periodo di schiavitù o di lavori forzati del debitore, a proprio servizio e vantaggio, se ciò fosse ammesso, e non lo è, dalla legge.

      La nuda proprietà di un immobile è un bene che può essere pignorato ed espropriato. Il suo valore (così come quello dell'usufrutto) si determina in base a tabelle attuariali che tengono conto dell'età dell'usufruttuario nonché del valore commerciale dell'immobile libero da diritti reali di godimento (usufrutto).

      Al mancato pagamento della multa segue la notifica di una cartella esattoriale e dopo sessanta giorni, se il debitore non ottempera e non ricorre, possono avere inizio le procedure di riscossione coattiva. Una volta che la nuda proprietà dell'immobile è sottoposta a pignoramento e ne è disposta la vendita all'asta, al nudo proprietario, debitore insolvente, resta un'ultima chance per evitare l'espropriazione.

      Egli può richiedere al giudice la conversione del pignoramento, cioè il pagamento immediato del debito per cui l'escussione coattiva è stata avviata, più interessi di mora e spese legali. Naturalmente, nella conversione del pignoramento non è ammessa la rateizzazione del debito, che, invece, può essere richiesta al concessionario della riscossione (Equitalia) prima che scadano i 60 giorni successivi alla notifica della cartella esattoriale, risparmiando pure le spese legali relative alla successiva, eventuale, procedura di espropriazione.