Conversione del pignoramento - chiedere la rateizzazione del debito solo se si è sicuri di poter adempiere alle obbligazioni assunte con il piano di rientro dal debito

Il comma quarto dell'articolo 495 del codice di procedura civile prevede che Qualora le cose pignorate siano costituite da beni immobili, il giudice con la stessa ordinanza può disporre, se ricorrono giustificati motivi, che il debitore versi con rateizzazioni mensili entro il termine massimo di nove mesi la somma determinata a norma del comma 3, maggiorata degli interessi scalari al tasso convenzionale pattuito ovvero, in difetto, al tasso legale.

Dunque è possibile corrispondere l'importo a debito e liberare il bene pignorato, con una rateizzazione di nove mesi, il tempo necesario a mettere al mondo un figlio dopo il concepimento. Ma, attenzione. Il comma successivo, il quinto, dello stesso articolo, dispone che Qualora il debitore ometta il versamento dell'importo determinato dal giudice ai sensi del comma 3, ovvero ometta o ritardi di oltre quindici giorni il versamento anche di una sola delle rate previste nel comma 4, le somme versate formano parte dei beni pignorati. Il giudice dell'esecuzione, su richiesta del creditore procedente o creditore intervenuto munito di titolo esecutivo, dispone senza indugio la vendita di questi ultimi.

In altri termini, se pur di liberare il bene pignorato il debitore non effettua una realistica analisi sulla sostenibilità dell'impegno finanziaro assunto con il giudice, egli rischia di finire, come si dice in terra partenopea, "cornuto e mazziato". Magari paga per otto mesi e poi l'immobile pignorato finisce comunque all'asta perchè l'amico, il familiare di turno, la banca, la finanziaria o l'usuraio della porta accanto forniscono la vile pecunia con qualche giorno di ritardo. Perdendo soldi versati e bene pignorato (Filippo e ‘o panaro)

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