Come l'attuazione della direttiva europea sulle ADR nelle controversie tra consumatori va a modificare il codice del consumo

Come l'attuazione della direttiva europea sulle adr nelle controversie tra consumatori va a modificare il codice del consumo.

Come accennato nei precedenti paragrafi, la direttiva 2013/11/UE sulla risoluzione alternativa delle controversie di consumo e di utenza, nonché il regolamento n. 524/2013 relativo alla risoluzione on-line delle controversie dei consumatori originate dai contratti del commercio elettronico, sono stati adottati il 21 maggio 2013.

La direttiva, che va a modificare l'articolo 141 del codice del consumo, doveva essere recepita entro il 9 luglio 2015, mentre il regolamento è progressivamente applicabile dall'8 luglio 2013 al 9 gennaio 2016.

L'articolo 141 del Codice del consumo tratta della composizione extragiudiziale delle controversie di consumo e di utenza: dunque, l'occasione per porre mano alla regolazione organica della materia è ora rappresentata dal recepimento della direttiva 2013/11/UE.

Dell'articolo 141 del codice del consumo è, infatti, proposta la sostituzione, con l'inserimento degli articoli atti ad individuarne la sfera applicativa.

Il consumatore, in relazione ad ogni contratto di vendita o di prestazione di servizi che abbia dato luogo ad una controversia nazionale o transfrontaliera, può attivare con un reclamo una procedura ADR presso un ‘organismo ADR’ sull'operato del quale vigila una ‘autorità competentè.

Sono estranee alla nozione di controversie del consumatore quelle, innanzitutto, che contrappongano i soli imprenditori, così come i sistemi di reclamo offerti ai consumatori dalle imprese e gestiti dalle stesse, le forme di negoziazione diretta fra un consumatore ed un'impresa, i procedimenti attivati da un'impresa nei confronti di un consumatore, le conciliazioni eventualmente raggiunte in sede giudiziale, i conflitti che hanno origine dalla prestazione di servizi non economici d'interesse generale, vale a dire prestati senza un corrispettivo economico da pubbliche amministrazioni, le liti correlate all'assistenza sanitaria e quelle insorte con organismi pubblici di istruzione superiore.

Le procedure extragiudiziali per la composizione delle liti di consumo e di utenza sono volontarie, riferibili tanto ad una lite interna, quanto transfrontaliera, e la loro forma può essere convenzionale o telematica.

Dalla definizione di ADR adottata dalla proposta legislativa apprendiamo che si tratta di una procedura di risoluzione extragiudiziale delle controversie conforme ai requisiti di cui al presente titolo ed eseguita da un organismo ADR: una sequenza di tautologie, fra le quali è calato il verbo ‘eseguirè che certamente non si addice all'amministrazione di un procedimento extragiudiziale.

Sebbene il d.lgs. 4 marzo 2010 abbia esteso il termine ‘mediazionè alle controversie di consumo e di utenza, viene ora creata una ulteriore, e generica, figura, la ‘procedura ADR con riferimento al medesimo ambito, figura che accomuna, oltretutto, procedimenti ben diversi fra loro quali mediazione ed arbitrato.

Non vi è dubbio che i procedimenti ADR comprendano entrambe le figure, ma distinguerle non sarebbe stato superfluo.

LA commistione è ulteriormente aggravata dal riferimento alle preesistenti procedure relative alla obbligatorietà delle procedure di risoluzione extragiudiziale delle controversie che sono fatte salve, fra le quali sono comprese quelle in cui l'organismo ADR adotta una decisione, vale a dire l'arbitrato.

Le procedure ADR comprendono anche la conciliazione paritetica, definita negoziazione volontaria e paritetica, definizione della quale l'attuale legislatore non sembra tener conto.

A questa figura corrisponde, come è noto, una forma di superamento dei contrasti di consumo e di utenza resa possibile da specifici accordi fra associazioni di consumatori ed imprese ed è caratterizzata dalla contrapposizione fra due negoziatori rispettivamente espressione delle parti, le quali non necessariamente partecipano alla procedura, ma hanno conferito mandato con rappresentanza ai negoziatori medesimi le cui scelte, pertanto, le vincolano.

Se l'inclusione fra i procedimenti adr di consumo e di utenza di questa modalità di composizione concordata dei conflitti è opportuna, anche perché il decreto del 2010 sulla mediazione la escluse dalla propria sfera applicativa, ci si può, però, interrogare sul senso e l'utilità di regole quali quella che impone di conferire ai soggetti componenti i panel di conciliazione un incarico di almeno tre anni per garantire l'indipendenza della loro azione: tendenzialmente, anzi, sembra vero il contrario, vale a dire che più si protrae un incarico maggiori sono le tentazioni per i preposti…

Appare eccessiva anche la disposizione secondo la quale per un periodo di tre anni decorrenti dalla cessazione del proprio incarico nell'organismo ADR al rappresentante delle associazioni dei consumatori è precluso ogni rapporto lavorativo con il professionista, con un'organizzazione professionale o un'associazione d'imprese di cui il professionista sia membro, ed analogo divieto vige per il rappresentante del professionista, se tale rapporto lavorativo non era già in corso al momento del conferimento dell'incarico.

Innanzitutto non sembra essere prevista alcuna sanzione in relazione a questo divieto, in secondo luogo può rammentarsi che neppure nei confronti di magistrati e pubblici dipendenti che assumono rilevanti incarichi arbitrali esistono, per quanto da tempo auspicate, norme simili.

Lo schema di decreto legislativo in esame innova non poco rispetto alla disciplina della mediazione del 2010 relativamente agli organismi preposti all'amministrazione delle procedure, che sono non più le sole persone giuridiche – ‘enti pubblici o privatì secondo la formulazione dell'art. 16 del d.lgs. 4 marzo 2010, n. 28 – ma altresì persone fisiche.

Ma non è tutto: l'organismo può, infatti, essere costituito da una sola persona fisica creando, in questo modo, una figura di mediatore free lance sino ad ora ignota alla nostra esperienza, a differenza di altre.

Si tratta di una disposizione che, ancora una volta, pone al centro dell'attenzione il problema della formazione, già ignorato precedentemente.

Nel caso degli organismi ADR le carenze appaiono ancor più tangibili, in quanto un'unica persona fisica rappresenta organizzativamente e legalmente l'organismo, e può condurre qualsivoglia procedura adr senza che le sue competenze siano in alcun modo verificabili.

Le disposizioni del nuovo testo si concludono con l'affermazione secondo la quale il consumatore non può essere privato in nessun caso del diritto di adire il giudice competente qualunque sia l'esito della procedura di composizione extragiudiziale.

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