Quando il bene concesso in comodato viene assegnato al coniuge non comodatario in sede di separazione personale

Le sezioni unite della Corte di Cassazione, in riferimento allo scenario appena individuato, hanno tentato di definire, con il dispositivo della sentenza 20448/14, quando e come insorga il vincolo di destinazione a casa familiare, quale sia il momento di cessazione di esso, quale sia il regime di opponibilità al comodante e come sia connotata la posizione giuridica del coniuge non comodatario e dei figli.

I giudici di legittimità hanno ribadito che, nell'ipotesi di concessione in comodato da parte di un terzo di un bene immobile di sua proprietà destinato a casa familiare, il successivo provvedimento di assegnazione in favore del coniuge non comodatario ed affidatario di figli minorenni o convivente con figli maggiorenni non autosufficienti senza loro colpa, emesso nel giudizio di separazione o di divorzio, non modifica la natura ed il contenuto del titolo di godimento sull'immobile. Esso determina una concentrazione, nella persona dell'assegnatario, di detto titolo di godimento, che resta regolato dalla disciplina del comodato, con la conseguenza che il comodante è tenuto a consentire la continuazione del godimento per l'uso previsto nel contratto, salva l'ipotesi di sopravvenienza dell'urgente ed imprevisto bisogno contemplato dal codice civile.

D'altra parte, la specificità della destinazione del bene concesso in comodato e successivamente assegnato dal giudice, in sede di separazione personale, al coniuge non comodatario non risulta incompatibile con un godimento contrassegnato dalla provvisorità e dall'incertezza, che caratterizzano il comodato cosiddetto precario, e che legittimano la cessazione del rapporto su iniziativa del comodante, con la conseguenza che questi, in caso di godimento concesso a tempo indeterminato, è tenuto a consentirne la continuazione anche oltre l'eventuale crisi coniugale, salva l'ipotesi di sopravvenienza di un urgente ed imprevisto bisogno.

Richiedi assistenza gratuita sugli argomenti trattati nell'articolo

Richiedi assistenza gratuita o ulteriori informazioni su quando il bene concesso in comodato viene assegnato al coniuge non comodatario in sede di separazione personale.

Commenti e domande dei lettori

Per porre una domanda sul tema trattato nell'articolo e visualizzare il form per l'inserimento, devi prima autenticarti cliccando qui. Potrai anche utilizzare le icone posizionate in basso nel pannello di registrazione, che ti consentiranno l'accesso diretto con un account Facebook, Google+ o Twitter.

  • dhebora.rossi 5 febbraio 2015 at 14:09

    Mio marito ha un debito per risarcimento danni con un privato di 20.000 euro. Non può pagare il suo debito in quanto non disponiamo di denaro. La casa è intestata al 50% e abbiamo la separazione dei beni. Il creditore non ha ancora fatto nulla per avere il suo credito. La mia domanda è se mio marito dona a titolo gratuito la sua quota a me, prima degli atti di pignoramento possiamo essere tutelati da qualsiasi azione. Mi riferisco alla sentenza della cassazione n.38099 del 2009. E' in vigore?

    • Ludmilla Karadzic 5 febbraio 2015 at 14:44

      Nella sentenza da lei citata (valida in quanto tutte le sentenze della Corte di cassazione formano giurisprudenza) si stabilisce che non è punibile penalmente, per sottrazione di beni sottoposti a pignoramento, chi dona l'immobile di proprietà quando non gli è stato ancora notificato l'atto di pignoramento.

      Il che significa semplicemente che suo marito, donando a lei il 50% dell'immobile, prima che esso venga eventualmente sottoposto a pignoramento, non rischia la galera.

      Tuttavia, il creditore/danneggiato avrebbe vita facile a promuovere azione revocatoria dell'atto di donazione, seppur registrato prima della data di notifica di un eventuale pignoramento, in quanto atto pregiudizievole al rimborso del credito acquisito con sentenza passata in giudicato. L'accoglimento dell'istanza di revoca dell'atto di donazione renderebbe quest'ultimo inefficace nei confronti del creditore, che, di conseguenza, potrebbe aggredire la quota di proprietà di suo marito relativa all'immobile.

      L'unica soluzione, a problematiche come quella che la coinvolge, consiste nel vendere l'intero immobile a terzi (non parenti o affini) ad un prezzo di mercato, con documentato e tracciabile passaggio di denaro dall'acquirente al venditore e con l'ulteriore vincolo che il terzo elegga l'immobile acquistato a propria abitazione principale (in pratica in esse devono risiedere il terzo o i suoi parenti più stretti).

      Solo così l'atto di trasferimento del bene è tutelato da una azione revocatoria promossa dal creditore.