Contratto di comodato precario e non precario - Ambiti di applicazione e problemi di interpretazione

Secondo il codice civile, il comodatario è obbligato a restituire il bene concessogli in comodato alla scadenza del termine convenuto o, in mancanza di termine, quando egli abbia cessato di servirsene in conformità per gli scopi previsti dal contratto. Quando sopravviene una urgente ed imprevista esigenza, il comodante può esigere la restituzione immediata del bene.

Nel caso in cui non sia stato concordato un termine, né questo risulti desumibile dall'uso a cui il bene doveva essere destinato, invece, l'istituto viene definito come comodato precario. Quando il bene è concesso in comodato precario, il comodatario è tenuto a restituirlo appena il comodante lo richiede.

Capita spesso che il bene, destinato ad abitazione familiare, sia concesso in comodato ad uno dei coniugi ed ancora più spesso capita che il giudice, in sede di procedimento di separazione personale dei coniugi, assegni al coniuge non comodatario il diritto di abitazione sul bene concesso in comodato. In un tale contesto, il comodante, terzo rispetto ai coniugi, si vede costretto a subire una situazione destinata a durare indefinitamente nel tempo che si traduce in una sostanziale espropriazione della facoltà di rientrare in possesso del bene concesso in comodato.

Il comodante, in pratica, pur non essendo tenuto, a differenza del coniuge comodatario, a rispettare la solidarietà post coniugale in ragione della tutela costituzionale dell'istituto familiare, si vede coinvolto e partecipe, suo malgrado in qualità di terzo, nel rispetto di tale obbligo.

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Commenti e domande dei lettori

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  • dhebora.rossi 5 febbraio 2015 at 14:09

    Mio marito ha un debito per risarcimento danni con un privato di 20.000 euro. Non può pagare il suo debito in quanto non disponiamo di denaro. La casa è intestata al 50% e abbiamo la separazione dei beni. Il creditore non ha ancora fatto nulla per avere il suo credito. La mia domanda è se mio marito dona a titolo gratuito la sua quota a me, prima degli atti di pignoramento possiamo essere tutelati da qualsiasi azione. Mi riferisco alla sentenza della cassazione n.38099 del 2009. E' in vigore?

    • Ludmilla Karadzic 5 febbraio 2015 at 14:44

      Nella sentenza da lei citata (valida in quanto tutte le sentenze della Corte di cassazione formano giurisprudenza) si stabilisce che non è punibile penalmente, per sottrazione di beni sottoposti a pignoramento, chi dona l'immobile di proprietà quando non gli è stato ancora notificato l'atto di pignoramento.

      Il che significa semplicemente che suo marito, donando a lei il 50% dell'immobile, prima che esso venga eventualmente sottoposto a pignoramento, non rischia la galera.

      Tuttavia, il creditore/danneggiato avrebbe vita facile a promuovere azione revocatoria dell'atto di donazione, seppur registrato prima della data di notifica di un eventuale pignoramento, in quanto atto pregiudizievole al rimborso del credito acquisito con sentenza passata in giudicato. L'accoglimento dell'istanza di revoca dell'atto di donazione renderebbe quest'ultimo inefficace nei confronti del creditore, che, di conseguenza, potrebbe aggredire la quota di proprietà di suo marito relativa all'immobile.

      L'unica soluzione, a problematiche come quella che la coinvolge, consiste nel vendere l'intero immobile a terzi (non parenti o affini) ad un prezzo di mercato, con documentato e tracciabile passaggio di denaro dall'acquirente al venditore e con l'ulteriore vincolo che il terzo elegga l'immobile acquistato a propria abitazione principale (in pratica in esse devono risiedere il terzo o i suoi parenti più stretti).

      Solo così l'atto di trasferimento del bene è tutelato da una azione revocatoria promossa dal creditore.