Il nuovo contratto a progetto Co.co.pro. » Cosa cambia

Mentre la precedente disciplina stabiliva la necessità che le collaborazioni coordinate e continuative fossero riconducibili a un progetto o programma, adesso non vengono più considerati, come elementi essenziali del contratto a progetto, i semplici programmi di lavoro o le fasi di esso.

Il motivo è comprensibile. Il fallimento del contratto a progetto è stato dovuto al fatto che lo stesso veniva strumentalizzato dai datori di lavoro per la ricerca di personale da utilizzare nelle aziende con mansioni e condizioni tipiche della subordinazione, per evitare i più pesanti oneri fiscali previsti invece per le assunzioni regolari.

La confusione si determinò grazie al colpevole disinteresse della dottrina su questo punto, complice anche il fatto che essa (la dottrina italiana) è tuttora incerta sulla possibilità di discernere il lavoro secondo mansioni dal lavoro per un risultato, ma lachiarissima formulazione dell'articolo 61 decreto legislativo 276/03 adesso impone , superata la paura dei gravi brigatismi che tanto sono costati alla qualità del diritto del lavoro italiano, di pensare e definire l'oggetto del nuovo contratto a progetto, il quale non mostra più quei caratteri che avevano concorso a renderlo la via più facile per mascherare rapporti di lavoro diverso.

Infatti, all'articolo 61 della Riforma Fornero, si legge: Ferma restando la disciplina per gli agenti e i rappresentanti di commercio, i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa, prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione, di cui all'articolo 409, numero 3, del codice di procedura civile devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici o programmi di lavoro o fasi di esso determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore in funzione del risultato, nel rispetto del coordinamento con la organizzazione del committente e indipendentemente dal tempo impiegato per l'esecuzione della attività lavorativa.Dalla disposizione di cui al comma 1 sono escluse le prestazioni occasionali, intendendosi per tali i rapporti di durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell'anno solare con lo stesso committente, salvo che il compenso complessivamente percepito nel medesimo anno solare sia superiore a 5 mila euro, nel qual caso trovano applicazione le disposizioni contenute nel presente capo. Sono escluse dal campo di applicazione del presente capo le professioni intellettuali per l'esercizio delle quali è necessaria l'iscrizione in appositi albi professionali, esistenti alla data di entrata in vigore del presente decreto legislativo, nonchè i rapporti e le attività di collaborazione coordinata e continuativa comunque rese e utilizzate a fini istituzionali in favore delle associazioni e società sportive dilettantistiche affiliate alle federazioni sportive nazionali, alle discipline sportive associate e agli enti di promozione sportiva riconosciute dal C.O.N.I., come individuate e disciplinate dall'articolo 90 della legge 27 dicembre 2002, numero 289. Sono altresì esclusi dal campo di applicazione del presente capo i componenti degli organi di amministrazione e controllo delle società e i partecipanti a collegi e commissioni, nonchè coloro che percepiscono la pensione di vecchiaia.Le disposizioni contenute nel presente capo non pregiudicano l'applicazione di clausole di contratto individuale o di accordo collettivo più favorevoli per il collaboratore a progetto.

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