La richiesta di esibizione della documentazione bancaria nel rapporto di conto corrente

Secondo normativa vigente, il cliente, o colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell'amministrazione dei suoi beni, ha diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni. Al cliente possono essere addebitati solo i costi di produzione di tale documentazione.

Negli stessi termini si esprimono le vigenti disposizioni di trasparenza, che prevedono l'obbligo per gli intermediari di indicare al cliente, al momento della richiesta, il presumibile importo delle relative spese.

Possono richiedere l'esibizione della documentazione bancaria tanto l'erede del titolare del conto quanto il cointestatario, nell'ipotesi in cui l'altro cointestatario sia deceduto e ne sia stata liquidata la quota agli eredi.

In diverse occasioni, gli intermediari hanno eccepito l'impossibilità di accogliere la domanda del cliente, per effetto dello smarrimento della documentazione richiesta, talvolta relativa a rapporti estinti. In proposito, in alcune pronunce, si è rilevato che l'impossibilità di reperire la documentazione non esclude l'inadempimento laddove l'irreperibilità origini da un disservizio interno all'organizzazione dell'intermediario. L'impossibilità sopravvenuta della prestazione, ove imputabile all'intermediario stesso, fa sorgere l'obbligo di risarcimento del danno cagionato al cliente.

Il diritto di copia è riconosciuto al cliente della banca e al suo successore prescindendo dall'attualità del rapporto a cui la documentazione richiesta si riferisce. In linea con tale orientamento, espresso dalla giurisprudenza di legittimità, l'ABF ha precisato che, ai fini dell'esercizio del diritto, non è necessario indicare specificamente gli estremi del rapporto, essendo sufficiente che l'interessato fornisca alla banca gli elementi minimi indispensabili per consentire di individuare i documenti richiesti.

Il principio rileva, in particolare, là dove il richiedente si trovi nella necessità (come accade nel caso del successore) di ricostruire una situazione pregressa a lui ignota e della quale non è stato parte.

Quanto alle modalità di assolvimento dell'obbligo, i Collegi hanno precisato che l'intermediario non può limitarsi a esibire documenti incompleti, ma dovrà fornire al ricorrente una documentazione atta a comprovare l'operazione oggetto della richiesta.

Relativamente ai costi, i Collegi hanno ritenuto che, sulla base delle disposizioni vigenti, l'intermediario deve essere ristorato dei soli costi sostenuti per la produzione della documentazione, evidentemente variabili in funzione del tipo e della struttura dei documenti, della loro data di formazione e, più in generale, delle attività necessarie
per reperirli e riprodurli. Pertanto, è stata ritenuta non coerente con il quadro normativo l'indicazione, nel foglio informativo prodotto dall'intermediario, di commissioni e spese in misura fissa e predeterminata relative alle cosiddette ricerche di archivio.

Con riferimento al limite decennale posto alla richiesta di documenti, l'interesse del cliente alla conoscenza di informazioni inerenti a dati e operazioni anteriori al decennio ha trovato, in alcune pronunce, soddisfazione attraverso l'inquadramento della richiesta nell'alveo del Codice in materia di protezione dei dati personali (Codice della privacy).

Si nota, in particolare, che l'interessato ha diritto di ottenere la conferma dell'esistenza o meno di dati personali che lo riguardano e che i diritti di riferiti a dati personali concernenti persone decedute possono essere esercitati da chi ha un interesse proprio, o agisce a tutela dell'interessato o per ragioni familiari meritevoli di protezione.

I Collegi hanno anche affrontato i profili risarcitori connessi a illegittimi dinieghi e/o ritardi nel fornire la documentazione richiesta.

In proposito, conformemente al principio per cui spetta al danneggiato l'onere di fornire la prova di un concreto pregiudizio economico subito, la domanda di risarcimento del danno è stata respinta dove i ricorrenti non abbiano fornito adeguati elementi probatori relativamente ai danni derivati dal ritardo e al relativo nesso di causalità.

Peraltro, è stato ritenuto che possa assumere rilievo il danno ascrivibile al fatto che, a fronte del comportamento certamente da stigmatizzare dell'intermediario resistente, il ricorrente ha dovuto porre in essere una serie di attività, con dispendio di tempo e di risorse, per giungere a ottenere pieno ristoro per quanto accaduto.

Numerosi ricorsi in materia di richiesta di documentazione si concludono con pronuncia di dichiarazione della cessazione della materia del contendere, per l'accoglimento, da parte dell'intermediario, della richiesta del cliente successivamente alla notifica del ricorso stesso.

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