La banca non deve controllare le singole operazioni a firma disgiunta ma è obbligata a vigilare in caso di prelievi anomali

Una corretta applicazione del principio di buona fede nell'esecuzione del contratto dovrebbe indurre la banca a rifiutare operazioni che palesino un carattere del tutto anomalo; anche se le norme di diligenza professionale richiesta alla banca non possono portare automaticamente all'affermazione della sussistenza di un obbligo in capo all'istituto di credito volto a controllare la regolarità delle operazioni nell'ambito di un rapporto regolato in conto corrente a firma disgiunta.

In altri termini, seppure un istituto di credito non può rifiutarsi, di norma, a dar seguito agli ordini di disposizione impartiti da uno dei contestatari di un conto corrente con firma disgiunta, deve al tempo stesso verificare che l'esercizio di detti ordini non avvenga arbitrariamente, in modo da non ledere i corrispondenti diritti sulle medesime somme in capo agli altri contitolari.

Se le somme presenti sul conto corrente a firma disgiunta sono oggetto di conferimenti effettuati esclusivamente dal solo cointestatario A e se quest'ultimo ha operato sempre in via esclusiva sul conto corrente cointestato, nel momento in cui l'altro cointestatario B svuota il conto corrente accreditando la somma prelevata su un altro rapporto a lui esclusivamente riconducibile, la banca è tenuta a coinvolgere l'altro cointestatario A.

Informazione e coinvolgimento si rendono assolutamente necessari quando il prelievo (volto sostanzialmente ad azzerare la posta attiva) avvenga mediante un'unica operazione, posta in essere dal cointestatario che mai aveva sino ad allora operato e finalizzata al versamento del relativo importo su altro conto corrente presso il medesimo istituto, intestato proprio al cointestatario prelevante.

La negligenza che necessariamente va posta a carico alla banca qualora consenta lo svuotamento del conto corrente cointestato, seppure a firma disgiunta, al cointestatario B senza informare e/o coinvolgere il cointestatario A, comporta un danno patrimoniale per il cointestatario A, che deve essere risarcito con la restituzione dell'importo prelevato.

8 ottobre 2014 · Simonetta Folliero

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