Consigli per i risparmi familiari

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Partiamo da un principio che sembra andare controtendenza rispetto a quanto andiamo dicendo:  il risparmio per il futuro non deve sacrificare le esigenze del presente.

E' vero che stiamo parlando di evitare il sovraindebitamento, ma questo non deve significare l'angosciosa ricerca di ogni taglio possibile nelle spese, anche al di là di ogni ragionevole sacrificio.

Come conciliare allora sicurezza e liquidità?

Dimentichiamo i conto correnti e i libretti di deposito che non hanno mai dato molto, e danno ancor meno oggi. Titoli di Stato e obbligazioni? Sì per chi ama la certezza di piccoli, ma sicuri rendimenti. Oro, gioielli, quadri, monete, mobili di antiquariato? E' difficile considerarli veri e propri investimenti, sono più oggetti di culto, di passione, di hobby che solo con l'esperienza, la cultura, la competenza possono essere redditizi in caso di vendita. Rimangono le azioni, i prodotti derivati (future, contratti pronti contro termine, ecc.) e i fondi d'investimento. Ogni prodotto ha i suoi pro e suoi contro e il bilanciamento dei due fattori è sempre da commisurare alle esigenze del risparmiatore.

Ma prima occorre riflettere e porsi un'altra domanda: è bene affidarsi ad un operatore finanziario o gestire direttamente i propri risparmi? Ambedue le strade sono accettabili e valide, ma comportano scelte diverse nella tipologia dell'investimento, nella costanza e nel tempo da dedicare all'impiego del denaro. Senza parlare poi degli imprevisti: generalmente i non professionisti non sono abituati a valutare le connessioni tra i vari mercati finanziari, gli effetti sulle quotazioni di eventi naturali o di acquisizioni e fusioni di aziende. Ed ecco allora il primo consiglio: tutto sommato è sempre meglio affidarsi ad esperti professionisti del campo (magari dedicando solo una piccola quota al risparmio auto-gestito): il mondo è ormai troppo complicato per il “fai da te”.

Ma attenzione: diffidare sempre di chi promette per il futuro interessi straordinari, anche se è in grado di comprovare performance eccellenti nel passato. La situazione dei mercati finanziari non dà a nessuno l'opportunità di prevedere con un discreto margine di certezza cosa sarà in grado di realizzare. Ma se proprio si vogliono evitare spese di commissioni e provvigioni, e si vuole fare in modo autonomo, è opportuno seguire alcune strategie.

Soffermiamoci allora su due degli strumenti più in voga. Il primo: il mercato dei titoli. Bisogna innanzitutto essere consapevoli della possibilità del rischio: c'è una grande differenza tra l'investitore che vuole procurarsi un guadagno a breve termine, e quello che ha la possibilità di lasciare per un po' di tempo il denaro in titoli di aziende, il cosiddetto “cassettista”. Il primo starà attento elle evoluzioni quotidiane (o addirittura quelle di ora in ora), e sceglierà sulla base di un criterio molto semplice: non bisogna vendere sotto la spinta della paura, ne acquistare sotto le ali dell'entusiasmo generale.

Anzi, in borsa vige la legge “compra quando gli altri vendono, e vendi quando gli altri comprano”. Detto ciò, il criterio della prudenza in questi ultimi tempi è diventato sovrano. Bisogna poi scegliere con cura il settore sul quale si vuole investire. Se si vuole stare un po' sicuri è preferibile un settore a bassa variabilità, generalmente quelli con aziende che forniscono servizi, le utilities, perché si presume che eventi contingenti non debbano produrre effetti negativi sugli utili. E in particolare aziende leader che magari non danno alti dividendi, ma perlomeno certi.

L'investitore cassettista, cioé colui che non fa speculazioni ma vuole mantenere le azioni (appunto, nel cassetto) per partecipare al rischio d'impresa e dunque agli eventuali utili trasformati in dividendi, deve avere alcune precauzioni:

  1. deve evitare l'acquisto di titoli che, per il settore a cui appartengono, presentano abitualmente ampie oscillazioni di prezzo e dunque che “mettono paura” invogliando a vendere quando il titolo cala;
  2. deve cercare di ripartire i titoli in più settori o più panieri, allo scopo di frazionare i rischi e bilanciare l'eventuale perdita su alcuni titoli con il guadagno su altri. Evitare però, in caso di un piccolo portafogli, un eccessivo frazionamento per non moltiplicare le spese di commissioni.
  3. nel paniere debbono esserci, in proporzioni adeguate, sia azioni sia obbligazioni; nelle lunghe fasi ascendenti è bene vendere un po' di titoli azionari (per realizzare qualche guadagno);
  4. il cassettista deve tendere a comprare azioni di primo piano “blue chips”, senza lasciarsi irretire dal costo basso di titoli meno conosciuti e meno sicuri. Mai scegliere titoli di società a scarso flottante (cioé quella parte di azioni che viene effettivamente scambiata in Borsa - i maggiori quotidiani ne riportano le quantità);
  5. seppure cassettista non bisogna rimanere proprio passivi, bisogna seguire l'andamento del mercato a medio e lungo termine e se ci sono problemi per l'azienda è meglio vendere, magari perdendo qualcosa, prima che sia troppo tardi;
  6. e poi il consiglio che sembra un paradosso ma è cosi: il cassettista deve essere in grado di acquistare quando la Borsa cala, andando controcorrente. La tecnica potrebbe essere quella di dividere il pacchetto che si è deciso di destinare all'investimento in quote uguali e comprare a brevi periodi, anche se il calo continua.

Quando si arresterà, riprendendo a salire, si ricomincerà a vendere quelli acquistati al prezzo più basso.

Si ricorda, infine, che una volta tracciata la linea di condotta bisogna seguirla con coerenza, senza modificare continuamente la composizione del portafoglio. Il faro di orientamento rimane pur sempre quello: con l'investimento in Borsa il risparmiatore deve scegliere se intende rischiare e investire sperando di poter rivendere a breve tempo, o se intende parcheggiare le azioni nell'attesa di recuperare il dividendo.

Ben altra strategia quella dei Fondi d'investimento. Si presentano come un intermediario: raccoglie liquidità dai risparmiatori per investirla in un portafoglio fatto prevalentemente di azioni e di obbligazioni. I titoli acquistati vengono gestiti per conto del risparmiatore. Diversificando, agendo con competenza e usufruendo delle agevolazioni fiscali, i Fondi producono una rendita. Ma quale scelta, fare.

Ovviamente non parleremo dei singoli Fondi, ma faremo qui un discorso generale. Prima regola è valutare l'anzianità, quindi performance, tenuta e rendimento nel passato. Ma attenzione: nonostante ciò niente può garantire lo stesso risultato del passato, anche recente. Per questo, altro criterio importante è la trasparenza.

I Fondi possono essere obbligazionari, bilanciati o misti, e azionari. I primi possono essere puri o monetari se hanno un portafoglio quasi esclusivamente composto da titoli di Stato.

I fondi obbligazionari misti (che hanno una quota più o meno consistente di azioni) possono: o produrre reddito grazie a cedole e interessi, o conseguire aumenti di capitale grazie all'andamento del mercato azionario.

I Fondi azionari hanno un portafoglio titoli abbastanza vario: in media un 60 per cento di azioni e il resto in obbligazioni semplici e convertibili, warrant e qualcosa in titoli di stato. Sono fondi adatti a chi ama il rischio, seppure con precauzioni.

I fondi misti, o bilanciati, presentano un giusto mix tra azioni e obbligazioni e dunque si presentano particolarmente appetibili per chi ama il rischio ma… con una certa prudenza.

Per capire che scelta fare è bene aver chiaro il tempo che ci si concede: per i Fondi azionari, ma un po' per tutti i tipi, non conviene pensare di acquistare quote se si ha intenzione di utilizzare a breve i soldi. Questo tipo di investimento richiede un periodo medio-lungo per vedere i primi effetti positivi, oppure per evitare oscillazioni violente del mercato azionario a cui va soggetto anche questo investimento. Per la scelta, seguita sui principali quotidiani italiani, va valutata la performance non solo sugli ultimi mesi ma sugli anni. Altro elemento di cui tenere conto sono le spese e le commissioni, che sono di due tipi di sottoscrizione e di gestione e di cui bisogna tener conto per valutare a pieno il rendimento di un investimento. Utilissimo per questo tipo d'investimento è il Piano d'accumulo, cioé un versamento graduale, ed è il cliente a scegliere la scadenza delle rate e l'ammontare, perché consente di mettere da parte un capitale senza dover gravare molto sui consumi. Una sorta di risparmio forzato perché una volta iniziato il contratto è difficile tirarsi indietro se non è passato un numero minimo di anni.

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9 novembre 2007 · Loredana Pavolini

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