Comunione di un bene » i problemi

La permanenza della comunione su un bene può essere gestita con difficoltà: infatti ogni decisione va presa collettivamente e l'uso individuale della cosa comune va ovviamente concordato con gli altri comunisti. Pertanto la comunione può essere sempre sciolta e divisa con un accordo (cioè un contratto) tra i titolari del bene stesso. Non vi è, infatti, alcun obbligo di rimanere in comunione. Quindi qualsiasi comproprietario, qualunque sia la sua quota di appartenenza alla comunione, può, in ogni momento, domandare lo scioglimento della comunione, indipendentemente dalla adesione degli altri comunisti.

Con lo scioglimento, ciascun condividente ottiene la titolarità esclusiva di una porzione del diritto comune (che prima, invece, apparteneva a tutti nei limiti della rispettiva quota).

Il diritto di chiedere lo scioglimento è imprescrittibile: ciò significa che si può chiedere lo scioglimento anche dopo diverse decine di anni che il bene è rimasto in comunione.

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Stai leggendo Comunione di un bene » i problemi Autore Gennaro Andele Articolo pubblicato il giorno 19 settembre 2013 Ultima modifica effettuata il giorno 19 giugno 2016 Classificato nella categoria comunione e separazione dei beni fra coniugi - beni indivisi Inserito nella sezione tutela dei beni del debitore del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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