Comunione di un bene » i problemi

La permanenza della comunione su un bene può essere gestita con difficoltà: infatti ogni decisione va presa collettivamente e l'uso individuale della cosa comune va ovviamente concordato con gli altri comunisti. Pertanto la comunione può essere sempre sciolta e divisa con un accordo (cioè un contratto) tra i titolari del bene stesso. Non vi è, infatti, alcun obbligo di rimanere in comunione. Quindi qualsiasi comproprietario, qualunque sia la sua quota di appartenenza alla comunione, può, in ogni momento, domandare lo scioglimento della comunione, indipendentemente dalla adesione degli altri comunisti.

Con lo scioglimento, ciascun condividente ottiene la titolarità esclusiva di una porzione del diritto comune (che prima, invece, apparteneva a tutti nei limiti della rispettiva quota).

Il diritto di chiedere lo scioglimento è imprescrittibile: ciò significa che si può chiedere lo scioglimento anche dopo diverse decine di anni che il bene è rimasto in comunione.

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