Composizione delle crisi da sovraindebitamento per crediti di natura tributaria - Liquidazione del patrimonio del debitore ed esdebitazione

In alternativa all'accordo con i creditori e al piano di ristrutturazione dei debiti del consumatore, il debitore in stato di sovraindebitamento può attivare il procedimento di liquidazione del proprio patrimonio. Tale procedimento coinvolge tutti i beni del debitore, ad eccezione dei crediti aventi carattere alimentare e di mantenimento, degli stipendi, pensioni, salari e ciò che il debitore guadagna con la sua attività, nei limiti di quanto, secondo l'apprezzamento del Giudice, occorra al mantenimento suo e della sua famiglia.

Non possono essere altresì liquidati coattivamente i proventi derivanti dall'usufrutto legale sui beni dei figli e i beni costituiti in fondo patrimoniale, che i creditori conoscevano essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia.

Non può accedere alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento, tramite liquidazione del patrimonio, il debitore che è soggetto a procedure fallimentari o che ha già fatto ricorso, nei cinque anni precedenti, all'accordo con i creditori, al piano del consumatore o alla liquidazione del patrimonio.

Il vantaggio, non trascurabile, della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, tramite liquidazione del patrimonio del debitore, è quello di conseguire l'esdebitazione.

L'esdebitazione si concretizza, infatti, nella dichiarazione giudiziale di inesigibilità dei crediti non soddisfatti integralmente attraverso la liquidazione del patrimonio del debitore.

Per ottenere l'esdebitazione con la procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento tramite liquidazione del patrimonio, il debitore deve aver cooperato ai fini dell'efficace e proficuo svolgimento della procedura stessa; non deve aver in alcun modo ritardato o contribuito a ritardare lo svolgimento della procedura; non deve aver beneficiato di altra esdebitazione negli otto anni antecedenti alla domanda; deve aver svolto, nei quattro anni successivi al deposito della domanda di liquidazione, un'attività produttiva di reddito adeguata alle proprie competenze e alla situazione di mercato o, in ogni caso, deve aver cercato un'occupazione, non rifiutando proposte di impiego senza giustificato motivo. Infine, devono essere stati soddisfatti, almeno parzialmente, i creditori per titolo e causa anteriore al decreto di apertura della liquidazione.

Inoltre, l'esdebitazione è esclusa quando il sovraindebitamento del debitore è imputabile ad un ricorso al credito colposo e sproporzionato rispetto alle sue capacità patrimoniali oppure quando il debitore, nei cinque anni precedenti l'apertura della liquidazione o nel corso della stessa, ha posto in essere atti in frode ai creditori, pagamenti o altri atti dispositivi del proprio patrimonio, ovvero simulazioni di titoli di prelazione, allo scopo di favorire alcuni creditori a danno di altri.

Infine, l'esdebitazione non opera per i debiti derivanti da obblighi di mantenimento o alimentari, da risarcimento dei danni per illecito extracontrattuale, per le sanzioni penali e amministrative di carattere pecuniario che non siano accessorie a debiti estinti, nonché per i debiti fiscali che - pur avendo causa anteriore al decreto di apertura delle procedure relative all'accordo, al piano e alla liquidazione del patrimonio - siano stati successivamente accertati a seguito della sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi.

Se i descritti presupposti e limiti dell'esdebitazione risultano osservati, il Giudice, con decreto adottato su ricorso presentato dal debitore entro l'anno successivo alla chiusura della liquidazione, dichiara l'inesigibilità dei crediti non soddisfatti integralmente.

il decreto di esdebitazione può essere revocato in qualsiasi momento, su istanza dei creditori, qualora sia stato concesso nonostante il debitore, nei cinque anni antecedenti all'apertura della liquidazione o nel corso della stessa, abbia posto in essere atti in frode ai creditori, pagamenti o atti di disposizione o simulazione di titoli di prelazione, per favorire alcuni creditori a danno di altri. Il decreto è altresì revocabile quando il debitore, con dolo o colpa grave, abbia aumentato o diminuito il passivo ovvero sottratto o dissimulato una parte rilevante dell'attivo o, infine, simulato attività inesistenti.

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