Commissioni di massimo scoperto - sentenza della corte di cassazione numero 798/12 del 15 gennaio 2013

Il correntista, che reclama la restituzione degli importi versati a titolo di commissioni di massimo scoperto e di interessi non dovuti, in conseguenza della illegittima applicazione di clausole contrattuali, nulle ex lege, deve dimostrare di aver effettivamente pagato tali somme.

Questa in sintesi, la pronuncia dei giudici, i quali hanno motivato la decisione aggiungendo che, per ottenere il rimborso di quanto versato alla banca, non basta dimostrare l'esistenza di clausole contrattuali illegittime che prevedono l'applicazione di tassi ultra legali e commissioni di massimo scoperto. Non è neanche sufficiente dimostrare la semplice annotazione in conto corrente di una voce passiva. Tali elementi, infatti, consentono al correntista di ottenere esclusivamente la declaratoria di nullità del titolo esecutivo basato sull'addebito in conto corrente, ma non di reclamare il rimborso di un pagamento che, materialmente, non è stato mai effettuato.

La Suprema Corte, nel rigettare il ricorso di un correntista che chiedeva la restituzione degli importi riconducibili all'applicazione illegittima di interessi non dovuti e commissioni di massimo scoperto, nulle in quanto vessatorie per legge, delinea lo scenario che avrebbe reso, invece, accoglibile l'istanza di rimborso. In sostanza, il ricorrente deve, innanzitutto, chiudere il conto corrente lasciando in rosso gli importi imputabili all'applicazione delle clausole contrattuali vessatorie e successivamente pagare quanto preteso dalla banca.

Conoscendo le tariffe praticate dagli avvocati e le spese necessarie per un ricorso in Cassazione, noi ci permettiamo di suggerire ai correntisti di seguire solo in parte i consigli generosamente dispensati dagli ermellini. In altre parole, chiudete pure il conto corrente e lasciate in rosso la somma ritenuta ragionevolmente imputabile agli interessi usurari e alle commissioni di massimo scoperto. E, soprattutto, non pagate, anche quando la banca cercherà di recuperare il presunto credito. Infatti, sapendo bene che si tratta di pretese illegittime, il sedicente creditore non ricorrerà mai per decreto ingiuntivo solo per ottenere un titolo esecutivo che risulterebbe nullo alla prima verifica di legittimità.

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24 giugno 2008 · Simonetta Folliero

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Stai leggendo Commissioni di massimo scoperto - sentenza della corte di cassazione numero 798/12 del 15 gennaio 2013 Autore Simonetta Folliero Articolo pubblicato il giorno 24 giugno 2008 Ultima modifica effettuata il giorno 19 giugno 2016 Classificato nella categoria conti correnti bancari e postali e libretti di deposito a risparmio Inserito nella sezione assegni cambiali e conti correnti del sito la comunità dei debitori e dei consumatori italiani.

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