Se non si individua una soluzione bonaria al contenzioso?

Il creditore deve notificare al debitore la richiesta di decreto ingiuntivo: il decreto ingiuntivo è un provvedimento con il quale un giudice ordina a un soggetto di adempiere agli obblighi assunti (per esempio pagare) dettando un termine trascorso il quale possono scattare azioni esecutive come l'iscrizione di ipoteca e il pignoramento.

Se il giudice ritiene fondata la richiesta (esaminando le sole carte prodotte dal creditore)  ingiungerà - con decreto motivato emesso entro 30 giorni dalla richiesta - di pagare la somma dovuta entro 40 giorni dalla notifica, facendo presente che nello stesso termine potrà presentare ricorso allo stesso tribunale, e che in assenza di pagamento o di opposizione, provvederà all'esecuzione forzata (pignoramento).

E' in questa fase che con l'aiuto di un avvocato bisogna opporsi e presentare al giudice una memoria.

Ecco signor giudice, in questa data comunicai al mio presunto creditore di essere disposto a pagare il dovuto, se dovuto.

Ho qui la ricevuta della raccomandata. Chiesi solo, come la legge ed il buon senso prevedono, di:

a) prendere visione della/e lettera/e di cessione del credito;

b) avere copia del contratto di finanziamento originario, posto a base del presunto credito vantato;

c) avere informazioni, attraverso un estratto conto analitico, dei debiti imputati a mio carico, delle spese di riscossione applicate, dei tassi di mora praticati ecc..;

d) formalizzare un contratto - su carta e non concluso attraverso una telefonata - regolarmente sottoscritto da entrambe le parti (creditore e debitore);

e) ottenere l'impegno e la garanzia, da parte del creditore, sul rilascio, a debito escusso, della liberatoria che mi consentisse poi procedere alla cancellazione del mio nominativo dagli elenchi dei cattivi pagatori.

A questa mia non c'è stata alcuna risposta se non la notifica di una richiesta di decreto ingiuntivo da parte del creditore.

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Commenti e domande dei lettori

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  • ccnn60 2 giugno 2012 at 13:47

    Sposato in regime di comunione dei beni, qualche anno dopo ho fatto la separazione dei beni registrando l'atto. Una separazione di fatto dal coniuge, il quale trasferisce la residenza in altra località.

    Nel 2008 il coniuge ha problemi abitativi, pertanto è ospitato e qualche tempo dopo per favorire il rilascio dei documenti d'identità e assistenza sanitaria congedo la residenza. Nel frattempo un'agenzia di recupero credito, che in precedenza non trovava il coniuge debitore, riesce a trovarlo presso di me e chiede, giustamente, il credito vantato asserendo di voler procedere eventualmente a ingiunzione e successivi pignoramenti di beni mobili nel mio alloggio.

    Perché devo rimetterci ancora una volta con i miei beni? Possono procedere a pignoramento di beni nonostante la separazione e cosa posso fare per evitare tale proceduta?

    • Stefano Iambrenghi 4 giugno 2012 at 17:00

      Tutti i beni mobili rinvenuti nella residenza del debitore, si presumono di appartenenza del debitore (Cass., 29 agosto 1994, n. 7564; Cass., 11 aprile 1986,n. 2553). Trattasi di presunzione iuris tantum che potrà essere vinta dal terzo che si assuma proprietario dei beni pignorati attraverso il rimedio dell'opposizione di terzo all'esecuzione (vedi artt. 619 ss. c.p.c.), ferme le limitazioni alla prova testimoniale previste da questo particolare mezzo di opposizione.

      Articolo 619 c.p.c. - Il terzo che pretende avere la proprietà o altro diritto reale sui beni pignorati può proporre opposizione con ricorso al giudice dell'esecuzione, prima che sia disposta la vendita o l'assegnazione dei beni.

      Il giudice fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti davanti a sé e il termine perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto.

      Se all'udienza le parti raggiungono un accordo il giudice ne dà atto con ordinanza, adottando ogni altra decisione idonea ad assicurare, se del caso, la prosecuzione del processo esecutivo ovvero ad estinguere il processo, statuendo altresì in questo caso anche sulle spese; altrimenti il giudice provvede ai sensi dell'articolo 616 tenuto conto della competenza per valore

      Articolo 621 c.p.c. - Il terzo opponente non può provare con testimoni il suo diritto sui beni mobili pignorati nella casa o nell'azienda del debitore, tranne che l'esistenza del diritto stesso sia resa verosimile dalla professione o dal commercio esercitati dal terzo o dal debitore.

      Insomma per provare che i beni rinvenuti nella casa presso cui risiede il debitore appartengono ad un terzo, quest'ultimo deve esibire le fatture di acquisto.

      Oppure, è necessario stipulare un contratto di comodato gratuito con la co-residente debitrice.

      Deve dapprima redigere il modello in forma scritta in duplice copia.

      Qui trova un esempio.

      La registrazione di un atto privato può essere effettuata in qualsiasi ufficio dell'Agenzia (quindi non nell'ufficio di competenza territoriale rispetto al proprio domicilio fiscale), scelto tenendo presente solo la propria comodità, ma è importante recarvisi avendo già con sé:

      1. l'originale e la fotocopia dell'atto da registrare,
      2. marche da bollo da 10,33 euro da applicare su originali e copie ogni quattro facciate scritte e comunque ogni 100 righe
      3. attestato di versamento mod. F23 in originale;
      4. il prestampato per la richiesta di registrazione (md. 69) che trova presso gli uffici dell'Agenzia delle Entrate o qui.
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