La "messa in mora del creditore" - Le comunicazioni da inviare con raccomandata AR

I diritti a cui abbiamo fatto riferimento nei paragrafi precedenti, tuttavia, non vanno reclamati per telefono. Il debitore deve inviare quanto prima una comunicazione con raccomandata AR alla società di recupero crediti che cerca di estorcere importi non dovuti, o dovuti ma senza dare prova al debitore delle garanzie a cui ha diritto.

Insomma, il debitore deve essere sicuro di trattare con una società legittimata a riscuotere il credito, e ciò si ottiene prendendo visione della lettera di cessione del credito.

Deve inoltre essere messo in condizione di prendere visione della documentazione che certifica l'esistenza del credito stesso, ovvero di una copia del contratto originario di finanziamento.

Perché è necessaria una comunicazione scritta? Perché se un domani la società di recupero crediti decide di adire le vie legali per la riscossione del credito, il debitore potrà facilmente difendersi opponendosi al decreto ingiuntivo.

Ed allora, attrezziamoci con carta e penna

“Spettabile società,
scrivo in riferimento alla vostra comunicazione del novembre ultimo scorso, inerente il recupero di un presunto credito da voi vantato nei miei confronti.

Dichiaro fin d'ora la mia piena disponibilità ad onorare tutte le eventuali obbligazioni assunte.

Pertanto, allo scopo di consentire allo scrivente di rientrare, al più presto possibile, dalla esposizione debitoria che voi asserite essere stata maturata, vi invito ad inviare all'indirizzo in epigrafe ed a mie spese, la seguente documentazione:

1) lettera di cessione del credito;

2) contratto originario di finanziamento;

3) estratto conto cronologico;

Distinti saluti”

E veniamo adesso alle modalità di pagamento.

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Commenti e domande dei lettori

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  • ccnn60 2 giugno 2012 at 13:47

    Sposato in regime di comunione dei beni, qualche anno dopo ho fatto la separazione dei beni registrando l'atto. Una separazione di fatto dal coniuge, il quale trasferisce la residenza in altra località.

    Nel 2008 il coniuge ha problemi abitativi, pertanto è ospitato e qualche tempo dopo per favorire il rilascio dei documenti d'identità e assistenza sanitaria congedo la residenza. Nel frattempo un'agenzia di recupero credito, che in precedenza non trovava il coniuge debitore, riesce a trovarlo presso di me e chiede, giustamente, il credito vantato asserendo di voler procedere eventualmente a ingiunzione e successivi pignoramenti di beni mobili nel mio alloggio.

    Perché devo rimetterci ancora una volta con i miei beni? Possono procedere a pignoramento di beni nonostante la separazione e cosa posso fare per evitare tale proceduta?

    • Stefano Iambrenghi 4 giugno 2012 at 17:00

      Tutti i beni mobili rinvenuti nella residenza del debitore, si presumono di appartenenza del debitore (Cass., 29 agosto 1994, n. 7564; Cass., 11 aprile 1986,n. 2553). Trattasi di presunzione iuris tantum che potrà essere vinta dal terzo che si assuma proprietario dei beni pignorati attraverso il rimedio dell'opposizione di terzo all'esecuzione (vedi artt. 619 ss. c.p.c.), ferme le limitazioni alla prova testimoniale previste da questo particolare mezzo di opposizione.

      Articolo 619 c.p.c. - Il terzo che pretende avere la proprietà o altro diritto reale sui beni pignorati può proporre opposizione con ricorso al giudice dell'esecuzione, prima che sia disposta la vendita o l'assegnazione dei beni.

      Il giudice fissa con decreto l'udienza di comparizione delle parti davanti a sé e il termine perentorio per la notificazione del ricorso e del decreto.

      Se all'udienza le parti raggiungono un accordo il giudice ne dà atto con ordinanza, adottando ogni altra decisione idonea ad assicurare, se del caso, la prosecuzione del processo esecutivo ovvero ad estinguere il processo, statuendo altresì in questo caso anche sulle spese; altrimenti il giudice provvede ai sensi dell'articolo 616 tenuto conto della competenza per valore

      Articolo 621 c.p.c. - Il terzo opponente non può provare con testimoni il suo diritto sui beni mobili pignorati nella casa o nell'azienda del debitore, tranne che l'esistenza del diritto stesso sia resa verosimile dalla professione o dal commercio esercitati dal terzo o dal debitore.

      Insomma per provare che i beni rinvenuti nella casa presso cui risiede il debitore appartengono ad un terzo, quest'ultimo deve esibire le fatture di acquisto.

      Oppure, è necessario stipulare un contratto di comodato gratuito con la co-residente debitrice.

      Deve dapprima redigere il modello in forma scritta in duplice copia.

      Qui trova un esempio.

      La registrazione di un atto privato può essere effettuata in qualsiasi ufficio dell'Agenzia (quindi non nell'ufficio di competenza territoriale rispetto al proprio domicilio fiscale), scelto tenendo presente solo la propria comodità, ma è importante recarvisi avendo già con sé:

      1. l'originale e la fotocopia dell'atto da registrare,
      2. marche da bollo da 10,33 euro da applicare su originali e copie ogni quattro facciate scritte e comunque ogni 100 righe
      3. attestato di versamento mod. F23 in originale;
      4. il prestampato per la richiesta di registrazione (md. 69) che trova presso gli uffici dell'Agenzia delle Entrate o qui.
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