Siamo tutti debitori - come non pagare i debiti

Come pagare solo una parte del debito e vivere sereni …

In riferimento all'articolo pubblicato in un post precedente, avente ad oggetto la recensione del libro di Giampaolo Luzzi dal titolo "Come non pagare i debiti e vivere felici ... un lettore, Yuri, commenta:

Il libro l’ho acquistato e letto. E’ una cosa del tutto nuova e mi viene difficile spiegare la genialata di una cosa del genere. In sostanza nel libro, senza falsi moralismi e senza giudizi, ti mette in condizioni di decidere se vuoi pagare i tuoi debiti oppure no. Se non paghi sappi che ti accadono alcune cose. Te lo puoi permettere? Ma se decidi di pagare, ti porta per mano a scoprire un mondo del tutto sconosciuto ai più (almeno a me che sono impiegato pubblico, neanche me lo immaginavo) di crediti comprati e venduti, di politiche dei creditori. Ma lo sapete che ci sono alcuni crediti per i quali mai il creditore farebbe un’azione legale? Insomma, leggetelo e poi mi direte…

Io non ho letto il libro, ma ritengo che ciò che scrive Yuri meriti alcune importanti precisazioni.

Come non pagare tutto il debito e vivere sereni

Innanzitutto osserviamo che Giampaolo Luzzi, l'autore del libro, è stato presidente dell'UNIREC. E se mai avesse davvero voluto trasmettere i concetti che Yuri ha ritenuto di estrapolare dalla lettura del testo, certamente non avrebbe potuto farlo  in qualità di capo dell'associazione delle società di recupero crediti.

Per sgombrare poi il campo da possibili equivoci ed evitare danni al lettore poco attento - danni che potrebbero derivare da una interpretazione troppo semplicistica dei commenti espressi da Yuri - diciamo subito che le tematiche debitorie, forse affrontate nel libro, non possono sicuramente essere quelle derivanti dagli importi iscritti a ruolo e notificati tramite cartelle esattoriali.

Crediti erariali e/o previdenziali

La cartella esattoriale, come è noto, trae origine da crediti erariali o previdenziali (quelli contratti per mancato pagamento di imposte, imposte evase o maggiori imposte calcolate in seguito ad accertamenti, evasione di contributi previdenziali) o da infrazioni amministrative (multe). In questi casi consigliamo di valutare, con la dovuta attenzione, l'eventuale decisione di non pagare quanto dovuto.

La gestione del recupero degli importi iscritti a ruolo e notificati al debitore tramite cartella esattoriale è affidata a Equitalia. Equitalia è una società di proprietà dell'INPS per ill 49% e dell'Agenzia delle ENTRATE per il 51%. Non si tratta dunque, come affermano alcune leggende metropolitane, di una società privata. Certo agisce come società privata per la riscossione degli importi iscritti a ruolo, ma è in realtà controllata dallo STATO. Equitalia è presente sul territorio nazionale con numerose società partecipate, che svolgono il ruolo di agenti della riscossione per Stato ed enti locali.

In caso di mancato pagamento della cartella esattoriale nel termine di 60 giorni, sulle somme iscritte a ruolo sono dovuti gli interessi di mora a decorrere dalla data di notifica della cartella, nonché il compenso a favore del concessionario (Equitalia o società partecipate). Trascorso tale termine, il concessionario senza necessità di ulteriori avvisi (salvo quanto previsto dalla normativa della riscossione coattiva dei tributi iscritti a ruolo) potrà avviare le azioni e le procedure per la riscossione coattiva, dell'importo indicato nella cartella esattoriale, su tutti i beni del debitore e dei suoi coobbligati.

È bene evidenziare che il procedimento di riscossione coattiva è caratterizzato da presunzioni, restrizioni e preclusioni a carico del debitore e dei terzi che sono giustificate dal fondamentale interesse pubblico alla tempestiva riscossione dei crediti tributari iscritti a ruolo con cartella esattoriale.

In altre parole, il supremo interesse dello Stato nel recupero dei crediti vantati, ha portato alla definizione di procedure per la riscossione degli importi iscritti a ruolo con regole che sono tutte a favore di una sola delle due parti: l'erario.

Poche, o nulle, le possibilità di spuntarla per il povero contribuente, a meno che questi non possa permettersi, come Valentino Rossi, tributaristi di fama del calibro di Vincenzo Visco o Victor Uckmar.

In verità conserva qualche chances di non pagare la cartella esattoriale, senza eccessivi danni, anche il contribuente tipo rappresentato in questo esilarante sketch di cui sono protagonisti Andrea De Simone  (il barista) e Mimmo Picardi (il destinatario della cartella) membri del noto trio cabarettistico partenopeo "Lavori in corso" (in realtà nel contributo video manca il terzo componente, Pasquale Cangiano).

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https://www.youtube.com/watch?v=90sUxrdgGsw[/embed

Ma si tratta di una situazione limite, che certo non è auspicabile!

Debiti per credito al consumo

Veniamo adesso al nocciolo della questione: ci riferiremo, tanto per fissare le idee, a debiti contratti in seguito ad acquisti effettuati avvalendosi di contratti di finanziamento per il così detto credito al consumo.

Effettivamente la finanziaria, che non riesce a recuperare le somme erogate, non agisce direttamente contro il debitore. In genere non è organizzata, nè ha le competenze, per l'attività di esazione.

Attraverso operazioni di factoring il credito viene allora ceduto alle società di recupero crediti.

E qui va fatta una ulteriore distinzione. Il credito "in sofferenza" può essere acquistato da società iscritte all'UNIREC oppure può finire nel giro di una galassia di piccole e medie strutture, a dimensione familiare o parafamiliare, che negli ultimi anni si sono dedicate, il più delle volte improvvisando, alla lucrosa attività del recupero crediti.

Per avere una idea del "mondo del tutto sconosciuto ai più (almeno a me che sono impiegato pubblico, neanche me lo immaginavo) di crediti comprati e venduti, di politiche dei creditori..." citato da Yuri nel commento in discussione, consigliamo di visionare i filmati, disponibili in questo blog, sulla cessione dei crediti.

Orbene, se siete stati sfortunati e la società di recupero crediti che ha comprato il vostro debito è iscritta all'UNIREC, avete pochissime speranze di farla franca. Si tratta di organizzazioni in cui lavorano professionisti del settore: ovvero investigatori, avvocati, agenti esattoriali esterni. Per farla breve specialisti del recupero crediti.

Solo in un caso non sarete costretti ad onorare il vostro debito. Qualora, cioè, non risultiate proprietario di beni mobili ed immobili e la vostra attività lavorativa venga retribuita in nero. Altrimenti vi ritrovereste, in men che non si dica, con una ipoteca sull'abitazione, con il sequestro dell'automobile o con lo stipendio, pensione, o compenso professionale pignorato.

Un caso pratico

Ma affrontiamo un caso pratico: chiameremo il nostro ipotetico debitore protagonista, con un po' di fantasia, Pippo. Pippo risulta vincitore di una lotteria a premio, una sorta di "prendo 10 e pago 1,1". E lui neanche lo sa.

Pippo ha comprato una cucina comprensiva di macchina del gas, frigorifero e congelatore. Con ripiani in marmo. Bene. Il tutto gli è costato 10 mila euro, ma a rate, usufruendo di un finanziamento concesso per credito al consumo. Non solo. Il pagamento inizia dopo 6 mesi a tasso zero (ma questo neanche gli interessa) e quel che più importante non ha sborsato neanche un euro di anticipo.

Pippo non paga le rate alla scadenza. Neanche la prima. Dopo un annetto la finanziaria (visto che le prescritte comunicazioni con raccomandata A/R, condite con minacce di azioni legali, pignoramenti, sequestri ecc. sono anche tornate indietro per compiuta giacenza, mai ritirate) decide di vendere il credito vantato nei confronti di Pippo (ovvero il debito di Pippo).

Cosa fa la finanziaria creditrice? Certo iscrive Pippo ad una banca dati dei cattivi pagatori. E da quel momento, sia chiaro, Pippo non potrà più accedere ad ulteriori finanziamenti.

Subito dopo vende il credito. Lo vende ad una società, non UNIREC, che indicheremo come società A, la quale ipotizzeremo - come quasi sempre accade nella realtà - svolge la propria attività in tre stanze relegate in una periferia cittadina. Non c'è uno studio legale associato. Non esistono strutture investigative o quanto meno impiegati esperti nelle ricerche anagrafiche e/o agenti esattoriali qualificati. La forza lavoro è costituita da impiegate con partita IVA che, dovendo scegliere fra un impiego a percentuale sugli importi recuperati o una occupazione, sempre a percentuale, in una hot line telefonica, propendono per la prima (chissà perchè poi...).

Inutile dire che la società A non è così stupida da comprare il credito vantato dalla finanziaria nei confronti di Pippo (il debito di Pippo) a 10.000 euro. Diciamo che lo acquisterà, visto che è in sofferenza da solo poco più di un anno, a 1000 euro (e sto largheggiando, badate bene).

Cosa fa la società A? In gergo si dice che getta le reti o l'amo ... Invia, cioè, comunicazioni di messa in mora diluite però da inviti amichevoli al debitore per una regolazione stragiudiziale del contenzioso. Con promessa di stralcio (sconto sul capitale iniziale dovuto) e di un piano di ammortamento (pagamento a rate) piuttosto vantaggioso.

Molti "abboccano". Si tratta di persone che si sono trovate in situazione di temporanea difficoltà economica, ora superata (e pertanto non abituate a vivere con il fiato sul collo delle società di recupero crediti). O che, magari, hanno bisogno di ottenere un mutuo per l'acquisto di una casa o il finanziamento per l'acquisto di un'automobile, per ragioni di lavoro. E si son visti rifiutare l'accesso al credito perchè, probabilmente, avevano comprato a rate tempo fa, e non pagato (per dimenticanza ...) un televisore del valore di 700 euro.

Ecco, costoro saranno ben lieti di contattare il call center della società di recupero crediti. Risponderà, nel 90% dei casi, una signora con i bigodini fra i capelli, dall'aria stanca ed assonnata, che terrà la cornetta del telefono stretta fra spalla e capo, con una mano prenderà appunti sui riferimenti della pratica e con l'altra continuerà a spennellarsi lo smalto sulle unghie dei piedi. Non sorridete. Nemmeno immaginate quanto si sia vicini alla realtà.

E Pippo? Pippo che non ha alcuna esigenza, per adesso, di contrarre un altro debito (la cucina va ancora bene e la camera da letto regge ancora le sue "galoppate notturne" con Pippa .. oops ...no con Clarabella) prende la comunicazione amichevole pervenuta, verifica che la mittente società A non faccia parte dell'UNIREC (cosa che si può agevolmente fare consultando l'elenco disponibile sul sito dell'Associazione) e poi, sempre amichevolmente getta la missiva stessa nella spazzatura, non dopo averla ridotta in mille pezzettini, giusto per prevenire eventuali furti di identità (anche se in teoria non potendo accedere ai finanziamenti i ladri di identità a Pippo potrebbero fargli solo, consentitemi il gioco di parole, una Pippa).

Passa qualche anno. Diciamo due. I crediti cominciano a diventare "anziani". E perdono valore, si svalutano. Diminuiscono sempre più le possibilità che il debitori possano addivenire ad un accordo di stralcio. Si potrebbero fare investigazioni, visure catastali, e semmai procedere in via giudiziale. Ma ne vale la pena? Le investigazioni costano. Non esistono risorse investigative interne e poi la società A, non avendo una struttura legale, dovrebbe rivolgersi ad uno studio d'avvocato per procedere con decreto ingiuntivo.

Nella fattispecie del nostro protagonista, bisognerebbe arrischiare circa 3000 euro di ulteriori spese, dopo il costo di acquisizione della pratica (1000 euro) per cercare di incamerarne (forse) 10 mila più interessi fra una decina d'anni. E' da pazzi. Meglio rivendere!.

Ed ecco che il debito di Pippo passa dalla società A in capo alla società B. Al prezzo, nientepopodimenoche, di 250 euro (valutazione sempre ottimistica).

A questo punto il lettore si starà chiedendo perchè la società B compra un credito, in sofferenza da tre anni. Anche se il costo è esiguo (250 euro a fronte di 10 mila euro di capitale più eventuali interessi) si tratta quasi sicuramente di 250 euro di perdita.

La cessione dei crediti e le conseguenze per il debitore

Proverò a spiegarlo: i contratti di factoring, vale a dire cioè quelli che regolano il passaggio dei crediti in sofferenza (non onorati dai debitori) da una società di recupero all'altra, si fanno su pacchetti di pratiche, non sulla singola pratica. La società di recupero crediti acquirente gioca sulla probabilità statistica che contattando quei debitori, alcuni di essi si trovino nella condizioni già viste in precedenza. E cioè che abbiano superato oggettive difficoltà di momentanea crisi finanziaria e siano disposti, ora, a pagare. Oppure che abbiano maturato l'esigenza di dover accedere a crediti più consistenti di quelli non onorati (un mutuo per la casa o un finanziamento cospicuo) ed abbiano pertanto tutto l'interesse ad estinguere il vecchio debito.

E bastano pochi debitori che rientrano, anche solo parzialmente, delle somme per cui sono esposti per consentire il pareggio delle spese sostenute con l'acquisto pacchetto di crediti in sofferenza.. Dopo di che, ogni piano di rientro concordato rappresenta un guadagno netto...

D'altra parte coloro che saldano il debito potranno ottenere dalla società B la liberatoria, ovvero un documento da presentare alla banca dati dei cattivi pagatori per chiedere la cancellazione del proprio nominativo. E quindi poter aspirare ad ottenere nuovi finanziamenti.

Cosa fa adesso Pippo? Pippo non ha alcuna necessità, per fortuna, di accedere a nuovi finanziamenti. La registrazione fra i cattivi pagatori non lo disturba più di tanto. Per lui vale, nè più nè meno, come una iscrizione al circolo della caccia.

Ma Pippo decide di contattare la società B. Per quale motivo?

Quando si è fortunati non bisogna sfidare troppo la sorte. La fortuna prima o poi potrebbe abbandonarti. Questa è l'idea di Pippo. In effetti Pippo ha esaminato tutti gli scenari possibili prima di decidere di contattare la società B. Ha fatto, come si suol dire, i conti per l'andata, ma anche per il ritorno.

La società B potrebbe rivendere un pacchetto contenente la pratica di Pippo alla società C. E questa potrebbe essere una società UNIREC. Ed allora sarebbero guai.

Ma anche nel caso in cui la società C, iscritta all'UNIREC, non riuscisse a farsi restituire un solo euro da Pippo, questi si vedrebbe comunque preclusa qualsiasi possibilità di ottenere una liberatoria a fronte di uno stralcio. E quindi non potrebbe mai accedere, in futuro, ad ulteriori finanziamenti.

Nella vita, si sa, mai dire mai. Ciò di cui non si ha bisogno oggi, potrebbe servire domani.

Le società UNIREC non concedono riduzioni del capitale a debito. Al massimo rinunciano agli interessi maturati, qualora siano comprovate oggettive difficoltà nel pagamento . Nulla di più. E quindi non svendono le liberatorie.

Cosa che invece fanno le altre società di recupero crediti. Quelle, diciamo così, di seconda e terza categoria.

Pippo allora contatta il call center della società B. Stavolta risponde la moglie del titolare. Con una mano regge il cordless, con l'altra rigira il ragù che sta preparando per il marito. Immaginatela come la donnona della pubblicità Vigorsol ....

Pippo è pronto a blandire la preda: "Buon giorno signora, sono Pippo e chiamo per la pratica ics. Ho perso da poco il lavoro e la mia consorte è ricoverata in ospedale per una grave malattia. Mio suocero, che è un carabiniere in pensione ha aperto accidentalmente la vostra comunicazione diretta a me. E ci è rimasto male. Lui non ha mai avuto debiti Così si è offerto di aiutarmi a saldare il dovuto. Ma non può prestarmi più di 500 euro subito. Lo so che è una proposta oscena, ma io, pur essendo disponibile a mettermi in regola, non posso di più. Se serve vi invio la lettera di licenziamento del mio datore di lavoro e la cartella clinica di mia moglie. Potrei anticipare i 500 euro e completare il piano di rientro attraverso 12 rate mensili di 50 euro ciascuna. Soldi che mi fornirebbe sempre mio suocero, prelevandoli dalla sua misera pensione...."

La signora comincia a farsi i conti. La proposta non è cattiva. Entrerebbero 1100 euro a fronte di un investimento di 250. Giusto per non dare l'impressione all'interlocutore che, volendo, avrebbe potuto offrire anche di meno, la donna risponde. "Signor Pippo, mi dia il numero di telefono. Vedrò cosa si può fare. Dobbiamo chiedere l'autorizzazione alla nostra consociata a Boston. E non è cosa semplice. Ma la sua storia mi ha commosso e cercherò di ottenere il placet direttamente dall'amministratore delegato. Le farò sapere qualcosa ..."

E Pippo: "Grazie signora, le sarei veramente molto grato. Sa, la vita non è stata generosa con me. Ed io non vorrei morire povero e impegolato di debiti. Comunque, nel caso, si ricordi di includere nella eventuale promessa di stralcio e piano di rientro rateale la clausola sull'obbligo di concedermi la liberatoria a fine pagamento. Così posso cancellare l'onta di essere iscritto negli elenchi dei cattivi pagatori... "

E la cuoca di rimando " Ma senz'altro. Noi rilasciamo sempre la liberatoria ai nostri .. ehm ... clienti".

E' fatta. Con 1100 euro, 500 subito 600 a rate mensili per un anno, Pippo ottiene risultati importanti:

Tiriamo le somme su crediti esattoriali e ordinari

Il debito di Pippo non riguardava cartelle esattoriali e dunque crediti di origine erariale (e/o amministrativa) vantati dallo Stato (o da enti locali). Pippo non aveva a che fare con Equitalia (o una delle sue partecipate) per importi iscritti a ruolo.

Pippo è stato in qualche modo baciato dalla fortuna. Il debito originario contratto con la finanziaria è stato ceduto prima alla società A e poi da questa girato alla società B, entrambe non associate in UNIREC.

Pippo ha avuto il buon senso di capire quando interrompere il gioco. Non ha bluffato oltre misura. Il suo approccio con la società B è stato remissivo ed intelligente. Non si è posto con arroganza. Non ha minimamente fatto trasparire un messaggio del tipo "Non potete o non vi conviene procedere in via giudiziale. E dunque prendere o lasciare...". Cosa che potrebbe indurre una società di recupero (anche di serie B) a rimetterci finanziariamente, pur di dare una lezione di vita al debitore.

Certo, Pippo è riuscito a non pagare i debiti (ne ha pagato solo una minima parte) e, forse, continuerà pure a vivere serenamente. Ma come per ogni aspetto della vita occorrono buon senso, umiltà, intelligenza ed anche tanta, tanta, tanta fortuna .....

Non basta solo la lettura di un libro. Questo è poco, ma sicuro.

18 aprile 2008 · Antonio Scognamiglio

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Stai leggendo Siamo tutti debitori - come non pagare i debiti Autore Antonio Scognamiglio Articolo pubblicato il giorno 18 aprile 2008 Ultima modifica effettuata il giorno 12 dicembre 2016 Classificato nella categoria accordo transattivo a saldo stralcio . Inserito nella sezione tutela dei beni del debitore Numero di commenti e domande: 78

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