Recupero crediti - Cosa è un accordo transattivo

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Non sempre può risultare premiante per il creditore adire l'Autorità Giudiziaria per il recupero del credito; sia per la nota lungaggine del processo civile, sia per il grado di aleatorietà che comporta ogni causa.

La transazione è uno dei rimedi stragiudiziali che si è fatto strada in questi ultimi anni.

Un accordo transattivo è un contratto col quale le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine a una lite già incominciata o prevengono una lite che può sorgere tra di loro.

La lite che la transazione mira a comporre, può essere sia giudiziale che stragiudiziale: il che comporta che lo strumento transattivo possa essere utilizzato anche quando la situazione debitoria sia talmente grave da aver indotto il creditore ad adottare iniziative di carattere giudiziario.

La lite termina attraverso la transazione a seguito di reciproche concessioni che le parti si fanno.

La gestione del recupero dei crediti comporta infatti spesso la necessità per il creditore od il suo legale di andare incontro alle necessità ed alle richieste del cliente insolvente per concordare, in via bonaria, il rientro del debito.

Naturalmente tale necessità non può pregiudicare la possibilità di insistere per il recupero coattivo o di attivare un titolo esecutivo, in caso di mancato rispetto degli accordi.

Sul piano pratico attuativo le concessioni che il creditore può fare consistono in un abbattimento degli interessi maturati ed eventualmente anche di parte del capitale ovvero di una ulteriore dilazione nel tempo del debito esistente.

È appena il caso di evidenziare che le scelte sulle concessioni da accordare ai debitori saranno sempre frutto di una valutazione soggettiva sulle effettive possibilità di recupero del credito, sia in termini di tempo che di solvibilità dello stesso debitore in caso di azione esecutiva.

A questo proposito occorre precisare che la transazione può presentarsi in due forme: semplice o novativa.

Commenti e domande dei lettori

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  • FRANCESCO 21 settembre 2010 at 23:21

    Ho acceso mutuo a tasso variabile nel 2006 e a metà circa 2009 ho smesso di pagare le rate per il ricongiungimento famigliare e soprattutto perchè la banca aveva rifiutato la mia richiesta di rinegoziare il mutuo in base allo spread (1,50%) nonchè lo aveva cartolarizzato. Dell'importo concesso di euro 140.000 ho pagato per quattro anni solo interessi (perchè avevo poi ricominciato a gare le rate insolute fino a quando me ne sono trovata una superiore a quello che mi avevano comunicato perchè la banca aveva aggiunto altri interessi senza motivo). Ora la banca mi richiede la restituzione del capitale intero (140.000) oltre gli interessi di mora per euro 3500 circa. Chiedo la fattibilità di interrogare la banca circa un saldo e stralcio però dopo la vendita immobiliare entro e non oltre 6 mesi a decorrere da oggi. Oppure la fattibilità di vendere lo stesso (considerato che non mi sono avvalso dell'agevolazione fiscale prima casa del 4%) continuando a pagare le rate ed andare a proporre il saldo e stralcio alla banca. Oppure considerata la mia posizione di dipendente statale in aspettativa perchè riformato militarmente, in attesa di transitare nei ruoli civili, avendo un reddito di euro 23.000 annui, in fase di separazione legale, mantenimento proprio figlio, moglie disoccupata, reddito personale isee circa sui 12000 euro, potere chiedere l'ulteriore blocco per 18 mesi del mutuo?

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