Cessione del quinto, prestito delega e cancellazione preventiva dal registro dei protesti – Le uniche possibilità per un protestato di ottenere credito

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Il prestito può essere negato nel caso in cui il richiedente ottenga un punteggio di accettazione del credito molto basso, perché questo significa un'alta probabilità di inadempienza. Questo si verifica quando in passato sono già stati registrati inadempimenti a nome del debitore a causa del mancato rispetto del piano di ammortamento mensile.

Il credito ai protestati

Al giorno d'oggi esiste la possibilità anche per coloro che hanno subito un protesto di poter ottenere un finanziamento. In questo caso sarà più probabile che l'ente erogatore sia una società finanziaria che si basa su criteri di selezione meno rigidi rispetto a quelli applicati dalle banche.

Attenzione però, in quanto l'assumersi il rischio di concedere un credito ad un cattivo pagatore viene compensato tramite l'applicazione di tassi di interesse più elevati.

Il motivo principale per cui gli istituti creditori tendono ad andare incontro a questa categoria "a rischio" risiede nella volontà di scoraggiare il ricorso al circuito del prestito non legale e il fenomeno dell'usura.

Ci sono tre modi attraverso i quali il protestato può ottenere un nuovo finanziamento.

1. Cessione del quinto dello stipendio

Il lavoratore protestato, sulla base di un contratto, pattuisce con una società finanziaria il trasferimento di una parte del proprio salario al datore di lavoro, cedendo fino ad un massimo di un quinto dello stipendio percepito. Sarà quindi il datore di lavoro ad effettuare il versamento della rata di ammortamento fungendo da "garante" nei confronti dell'ente erogatore del prestito.

2. Prestito delega

Simile alla cessione del quinto, anche in questo caso è l'azienda presso la quale il lavoratore protestato è impiegato ad occuparsi del versamento puntuale della rata del finanziamento, prelevando i soldi necessari direttamente dalla busta paga del dipendente.

3. Cancellazione preventiva dal registro dei protesti

La legge numero 235/2000 prevede che, per cancellarsi dal registro dei protesti e dai Sistemi di Informazione Creditizia come „cattivi pagatori“, si debba seguire un particolare iter per ottenere nuovamente un buon grado di affidabilità creditizia presso le banche dati (infatti, dopo la cancellazione il protesto è considerato a tutti gli effetti come mai avvenuto). Tale iter è differente a seconda del momento in cui avviene il saldo dei debiti protestati.

Se il saldo avviene entro 12 mesi dal momento in cui il protesto viene levato ed iscritto nei pubblici registri, il soggetto deve procedere con una "istanza di cancellazione per avvenuto pagamento" e la procedura è la seguente:

  1. regolarizzazione dei debiti in sospeso, maggiorati degli interessi di mora maturati fino a quel momento e delle spese del protesto;
  2. compilazione di una specifica istanza di cancellazione rivolta al presidente della Camera di Commercio competente per il territorio, previa pagamento dei diritti di segreteria.

Se il saldo avviene invece oltre 12 mesi dalla notifica di protesto, e nel frattempo il soggetto non ne ha subiti altri, è necessario procedere con una "istanza di cancellazione per riabilitazione" e la procedura è la seguente:

  1. regolarizzazione dei debiti in sospeso maggiorati sia degli interessi di mora maturati fino a quel momento che delle spese del protesto;
  2. compilazione di una specifica domanda di riabilitazione da sottoporre al Tribunale di competenza;
  3. una volta ottenuto il decreto di riabilitazione, lo si inoltra al presidente della Camera di Commercio competente insieme all'istanza di cancellazione, previa pagamento dei diritti di segreteria.

Una volta ottenuta la cancellazione del protesto dai registri ufficiali non è però possibile presentare immediatamente una richiesta per un nuovo finanziamento in quanto i tempi minimi legali prevedono che debba trascorrere almeno un anno dalla riabilitazione.

da Monetos.it

24 marzo 2009 · Ludmilla Karadzic

Commenti e domande dei lettori

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  • sandra riccio 8 giugno 2009 at 09:17

    In televisione, sui giornali ma anche nelle sale d'attesa degli ospedali, nei circoli dei pensionati o magari davanti ai portoni di un'azienda in difficoltà. Ai tanti volantini che promettono un prestito rapido in cambio di un quinto dello stipendio o della pensione non si sfugge. Del resto è la nuova strada battuta dagli istituti di credito ai tempi della crisi: meno prestiti ai privati e alle aziende e più cessioni del quinto dello stipendio. Alle banche piacciono perché sono finanziamenti blindati dalla garanzia di un entrata fissa ogni mese e da una salata assicurazione obbligatoria a carico del cliente. Chi è alla ricerca di una boccata di ossigeno per le proprie finanze, invece, paga tassi più alti (intorno all'8%) perché in media superano di due punti il tasso d'interesse applicato ai prestiti personali.

    I numeri parlano chiaro. Nei primi tre mesi del 2009 c'è stata una crescita boom nell'erogazione di questo tipo di strumento. L'Osservatorio Assofin sul Credito al consumo ha, infatti, rilevato un aumento del 25% delle cessioni del così detto quinto. Gli addetti ai lavori riferiscono però di un incremento ancora più ampio che va ben oltre il 30%. L'erogazione dei prestiti personali ai privati invece è scesa del 10%. La nuova strada è stata battuta soprattutto dai pensionati a caccia di liquidi. Tra gli appartenenti a questa categoria l'erogazione di prestiti fortificati è saliti addirittura del 41%.

    «Purtroppo la cessione del quinto sta diventato la via di fuga per chi non arriva a fine mese con la propria paga e basta» dice Giancarlo Cupame, presidente di Assocred, l'Associazione Nazionale Distributori Prodotti Creditizi. «Ed è anche effetto della stretta creditizia da parte delle banche, una politica che non condividiamo perché garantire il credito alla persona fisica aiuta l'intero sistema Paese», commenta Cupame. «La cessione del quinto è esplosa negli ultimi tempi, fino a qualche tempo fa era un prodotto di nicchia ed era l'ultima spiaggia per chi aveva bisogno di soldi», racconta Roberto Anedda, direttore marketing di Mutuionline. «Questo strumento ha però conservato una forma di distribuzione molto arcaica e poco trasparente che finisce per far salire i costi».

    Nella cessione del quinto è il profilo del cliente che incide sul costo finale della pratica al di là del tasso applicato al prestito. Questo perché la cessione è accompagnata dalle polizze obbligatorie per legge che variano il proprio costo a seconda del tipo di impiego, dell'età, del genere di chi vuole il finanziamento. «La componente assicurativa pesa davvero molto sui costi da pagare e in percentuale potrebbe arrivare anche alla metà delle spese complessive», spiega Anedda.

    Non è facile orientarsi nel marasma di proposte. Anche perché questo tipo di offerta prevede tre tipi diversi di tassi (Tan, Taeg, Teg). In più c'è l'assicurazione. Il costo di questa copertura non è incluso nei tassi evidenziati nei prospetti informativi. Dagli esperti arriva il consiglio di confrontare sempre l'importo che viene effettivamente erogato al cliente (in linguaggio tecnico si chiama «netto ricavo») con la rata mensile. La regola d'oro è non fermarsi mai alla prima proposta, ma di rivolgersi a diverse banche o finanziarie per poi fare un confronto, e negoziare sempre perché il meccanismo della cessione del quinto prevede costi di distribuzione e mediazione molto elevati e quindi chi sta proponendo il finanziamento ha un margine di manovra più ambio su cui è possibile trattare uno sconto.