Conseguenze di una incauta segnalazione in Centrale Rischi

Prima importante conseguenza di tale impostazione, è data dal fatto che, l'errata segnalazione alla centrale rischi, nei casi in cui si riscontri un “mero ritardo”, espone alla condanna per risarcimento dei danni la Banca segnalante nonché condanna della Banca d'Italia alla cancellazione dall'archivio. Con riferimento al merito della segnalazione a sofferenza, la Cassazione nell'analizzare le deliberazioni del Cicr e delle istruzioni della Banca d'Italia, rileva come siffatte disposizioni, limitino la segnalazione alla centrale rischi alle ipotesi di insolvenza, anche se non accertate giudizialmente, purché desumibili dal complesso della situazione finanziaria dell'interessato e non derivante da un semplice ritardo.

In merito poi all'assunto secondo il quale Banca d'Italia è soggetta al codice della privacy, questa ha contestato siffatta impostazione, richiamandosi al dettato dell'articolo 8, comma 2, lettera d) del codice della privacy, ai sensi del quale il diritto alla cancellazione non può essere esercitato con richiesta al titolare o al responsabile o con ricorso ai sensi dell'articolo 145, se il trattamento dei dati personali è effettuato da ” un soggetto pubblico, diverso dagli enti pubblici economici, in base ad espressa disposizione di legge, per esclusive finalità inerenti alla politica monetaria e valutaria, al sistema dei pagamenti, al controllo degli intermediari e dei mercati creditizi e finanziari, nonché alla tutela della loro stabilità”.

Ulteriore importante conseguenza che scaturisce dall'impostazione della Cassazione è l'assoggettamento dell'attività di segnalazione, nell'ambito di quelle attività pericolose ex articolo 2050del codice civile, sottoposte pertanto all'istituto giuridico della responsabilità oggettiva, scaturendone un ulteriore effetto di natura meramente processuale, ovvero l'inversione dell'onere della prova, in virtù del quale l'interessato che agisca in giudizio, ritenendosi leso da una “incauta” da parte della Banca, sarà tenuto a dimostrare il solo torto subito, lasciando all'Istituto di Credito l'onere di fornire prova contraria.

In particolare, si osserva come, l'impostazione fornita dalla Corte di Cassazione trova applicazione non solo con riferimento alla Banche iscritte nell'albo ex articolo 13 T.u.b. ed al relativo sistema di centralizzazione pubblica dei rischi gestita dalla Banca d'Italia, ma si estende anche all'attività degli intermediari finanziari iscritti nell'elenco speciale di cui all'articolo 107/1 TULB, nonché ai sistemi di centralizzazione privata dei rischi ” CRIF, SIA.

Vale la pena di richiamare, in questo contesto, anche la sentenza numero 21428/2007, laddove viene stabilito che “l'appostazione a sofferenza della centrale dei rischi implica una valutazione della complessiva situazione finanziaria del cliente e non può scaturire automaticamente da un mero ritardo nel pagamento del debito, dovendosi considerare una situazione oggettiva d'incapacità finanziaria, anche se non accertata giudizialmente, e non transitoria d'inadempimento delle obbligazioni assunte, mentre nessun rilievo assume la manifestazione dell'intenzione di non adempiere, se giustificata da una seria contestazione del titolo del credito vantato dalla banca”.

30 agosto 2013 · Simone di Saintjust

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