I cattivi pagatori e la CAI (Centrale d'Allarme Interbancaria)

La Centrale d'Allarme Interbancaria (CAI) è il database informatizzato degli assegni e delle carte di pagamento irregolari, istituito presso la Banca d'Italia a seguito alla depenalizzazione di una serie di reati minori tra cui l'emissione di assegni senza provvista o autorizzazione.

La Banca d'Italia ne ha affidato gestione alla S.I.A, Società Interbancaria per l'Automazione.

Sono obbligati alle segnalazioni le banche, le poste, gli intermediari finanziari che emettono carte di credito, le prefetture e l'autorità giudiziaria (per mezzo del ministero della Giustizia).

Nell'archivio confluiscono i seguenti dati:

  1. le generalità (come dati anagrafici, codice fiscale e domicilio) dei soggetti che emettono assegni (bancari o postali) senza autorizzazione o non coperti. In questi casi scatta la cosiddetta “revoca di sistema”, ovvero il divieto ad emettere assegni per sei mesi e l'obbligo di restituire quelli posseduti. Tale revoca comporta -in concreto- il divieto per qualunque banca e ufficio postale di stipulare nuove convenzioni di assegno con il soggetto e di pagare gli assegni tratti dal medesimo dopo l'iscrizione nell'archivio
  2. gli estremi ( come coordinate, divisa, importo) degli assegni bancari o postali emessi senza autorizzazione o senza provvista, nonché degli assegni non restituiti alle banche e agli uffici postali dopo la revoca dell'autorizzazione;
  3. le generalità dei soggetti a cui sia stata revocata l'autorizzazione all'uso di carte di credito e di debito (bancomat) a causa di mancati pagamenti delle somme relative a prelievi o transazioni effettuati con le stesse. Questa iscrizione rimane per due anni ma non comporta lo scatto di alcun divieto. Il soggetto potrebbe ottenere quindi altre carte di pagamento, a discrezione dell'ente emittente.
  4. i dati delle carte di pagamento (emittente, numero, scadenza) per le quali sia stata revocata l'autorizzazione all'utilizzo;
  5. le sanzioni amministrative pecuniarie e accessorie applicate per l'emissione di assegni bancari o postali senza autorizzazione o senza provvista (che potrebbero prevedere il divieto di emettere assegni per un periodo da due a cinque anni), nonché sanzioni penali e connessi divieti applicati per l'inosservanza degli obblighi imposti a titolo definitivo;

Nell'archivio vengono anche registrati i dati non nominativi (anonimi) relativi agli assegni e alle carte a rischio, ovvero, per esempio, quelli per i quali è stato denunciato il furto o la perdita (per gli assegni vengono segnatale le coordinate, la divisa, l'importo, per le carte l'emittente, il numero e la scadenza).

Dal momento in cui il protesto (per mancanza fondi) viene elevato, il soggetto interessato, che viene debitamente preavvisato dell'inizio della procedura con il cosiddetto preavviso di revoca, ha 60 giorni di tempo per pagare.

Il preavviso di revoca viene inviato per telegramma o raccomandata a/r entro 10 giorni dalla presentazione al pagamento dell'assegno.

Il pagamento, detto tardivo, comprende gli interessi legali, alcune spese (di protesto e di gestione), nonchè una penale che normalmente si aggira intorno al 10% dell'importo dell'assegno.

Esso può avvenire presso lo sportello della banca su cui è tratto l'assegno tramite la costituzione di deposito infruttifero vincolato al portatore del titolo impagato (il creditore), presso il pubblico ufficiale che ha levato il protesto (notaio, ufficiale giudiziario o segretario comunale), oppure direttamente nelle mani del creditore, che rilascia quietanza alla banca o alla posta su un modulo predisposto.

Da notare bene che il pagamento dev'essere anche dimostrato presso l'ufficiale che ha elevato il protesto (o presso la banca, in mancanza di protesto) entro gli stessi 60 giorni, per evitare l'applicazione delle sanzioni amministrative previste dalla legge. Tale dimostrazione può avvenire con quietanza con firma autenticata o attestazione della banca.

Se il pagamento non viene effettuato, il nominativo del soggetto viene inserito nel CAI e vi rimane sei mesi, anche se nel frattempo l'assegno viene coperto. Contestualmente, viene fatta segnalazione al Prefetto per l'applicazione delle sanzioni (vedi sotto).

Le prefetture notificano la violazione al soggetto che ha emesso l'assegno entro 90 giorni dalla segnalazione, dandogli 30 giorni di tempo per inviare le sue osservazioni difensive (nel caso non si fosse dimostrato prima il pagamento entro i 60 giorni, questo sarebbe il momento giusto, presentando in prefettura la documentazione originale o una copia autenticata).

Successivamente, più precisamente entro il termine di prescrizione di cinque anni, viene emessa e notificata un'ordinanza di ingiunzione. Contro di essa si può fare opposizione presso il giudice di pace di zona, entro 30 giorni. Se non si paga nè si contesta, arriverà, entro ulteriori cinque anni, una cartella esattoriale.

Gli eventuali successivi assegni protestati del soggetto già iscritto al CAI per protesto vengono iscritti al CAI immediatamente, senza attendere i 60 giorni.

La tolleranza non viene applicata anche se i protesti sono causati da una firma non conforme (tipicamente l'emissione senza autorizzazione) o riguardano soggetti interdetti. In questi casi l'ufficiale che eleva il protesto effettua l'iscrizione al CAI ed informa la prefettura subito, entro 20 giorni dalla presentazione al pagamento dell'assegno.

Per quanto riguarda le sanzioni, per gli assegni senza provvista si applica la sanzione amministrativa pecuniaria variabile da 516,45 a 3.098,74 euro. Se l'assegno supera i 10.329 euro, e in tutti i casi di reiterazione, la sanzione varia da 1.032,92 a 6197,48 euro.

Per gli assegni senza autorizzazione le sanzioni variano da 1.032,92 a 6.197,48 euro. Se l'assegno supera i 10.329 euro, e in tutti i casi di reiterazione, le sanzioni variano da 2.065,82 a 12.394,96 euro.

In ambedue i casi la sanzione accessoria consiste nel divieto di emettere assegni per un periodo variabile da due a cinque anni. Nel primo caso tale divieto si applica quando l'importo dell'assegno emesso senza provvista (oppure l'importo di più assegni emessi in tempi ravvicinati) è superiore ai 2.582,28 euro.

Quando invece l'importo dell'assegno (o di più assegni emessi in tempi ravvicinati) supera i 51.645,69 euro scattano sanzioni accessorie più pesanti (come l'interdizione all'esercizio dell'attività professionale, etc.etc.) per un periodo che varia da un minimo di due mesi ad un massimo di due anni.

Se le suddette sanzioni accessorie vengono trasgredite può scattare la reclusione da sei mesi a tre anni e il divieto di emettere assegni per un periodo tra i due e i cinque anni.

Tutte le sanzioni vengono applicate dal Prefetto che ne decide l'entità a seconda della gravità dell'illecito e dell'importo dell'assegno.

Da ricordare che, anche se un assegno impagato non viene protestato si potrebbe comunque essere iscritti al CAI e dover pagare le sanzioni amministrative di cui sopra. La segnalazione al Prefetto, in questo caso, invece di arrivare dall'ufficiale che ha elevato il protesto arriva direttamente dalla banca o dalla posta (comunque sempre dopo che sono decorsi i 60 giorni utili per pagare).

Per dimostrare il pagamento entro 60 giorni, in questo caso, ci si deve rivolgere all'ufficio postale o alla prefettura chiedendo che la procedura venga bloccata.

Il pagamento tardivo, anche se viene fatto subito dopo la levata del protesto, non dà diritto alla cancellazione di quest'ultimo. La cancellazione del protesto può essere ottenuta solo dopo che sia decorso un anno, se nel frattempo non si viene protestati di nuovo, rivolgendosi al tribunale e poi alla camera di commercio.

Per quanto riguarda i dati nominativi la consultazione può avvenire solo da parte dei soggetti direttamente interessati (la persona iscritta o che presume di essere iscritta oppure un soggetto da questa delegato) sia presso una delle filiali della banca d'Italia che presso l'ente che ha effettuato l'iscrizione (banca, posta, etc.).

Se ci si rivolge alla banca d'Italia il servizio è gratuito, altrimenti valgono le tariffe eventualmente previste dal singolo ente.

I dati non nominativi (anonimi), invece, sono pubblici e consultabili da chiunque, come ha stabilito il ministero della Giustizia: si tratta dei dati relativi agli assegni bancari e postali denunciati smarriti o sottratti, non restituiti dopo l'iscrizione in archivio (quindi dopo la revoca dell'autorizzazione alla loro emissione), ovvero bloccati per qualsiasi motivo nonchè i dati della carte di pagamento revocate, smarrite o sottratte.

La consultazione può avvenire presso la banca d'Italia o qualsiasi sportello bancario che offra il servizio, presso gli uffici postali e gli intermediari finanziari che emettono carte di pagamento.

In tutti i casi è necessario compilare un modulo predisposto dalla banca e reso disponibile presso le filiali.

Un modo alternativo e veloce per cercare dati (ma relativi ai soli assegni) è telematicamente, tramite il sito della SIA.

Per quanto riguarda, invece, l'iscrizione degli assegni irregolari, decorsi i sei mesi di revoca di sistema, ovvero di divieto di emettere assegni, l'iscrizione decade automaticamente e viene cancellata. L'iscrizione delle revoche di utilizzo delle carte di pagamento dura invece due anni pur se, come già detto, essa non comporta alcun divieto ma solo un dato di riferimento per le banche.

Per quanto concerne la cancellazione/modifica su istanza dell'interessato, in tutti i casi in cui il soggetto iscritto intenda chiedere la cancellazione dei dati riferiti a lui o la loro modifica prima dei suddetti termini, dovrà rivolgersi all'ente segnalante, ad un giudice o al Garante della Privacy (a seconda del caso).

Questi organi poi provvederanno a comunicare la disposizione alla banca d'Italia. E' possibile anche rivolgere la richiesta direttamente alla Banca d'Italia.

Ciò potrà essere fatto, ovviamente, nei casi in cui vi siano i presupposti giusti, ovvero qualora l'iscrizione fosse illecita od errata, utilizzando la modulistica messa a punto dal Garante della Privacy o redigendo una propria lettera di messa in mora. In ambedue i casi è opportuno l'invio tramite raccomandata a/r o Pec.

Come accennato, i soggetti iscritti al CAI possono esercitare tutti i diritti previsti dalla legge sulla privacy, ovvero accedere ai dati o chiederne la modifica/cancellazione, rivolgendosi direttamente all'ente che ha fatto la segnalazione o alla Banca d'Italia.

La modifica o cancellazione dei dati può tuttavia avvenire, come già detto, anche attraverso l'intervento di un giudice (in casi estremi) o del garante della Privacy.

In caso di mancata o insoddisfacente risposta da parte dell'ente segnalante e/o della Banca d'Italia, l'interessato può infatti ricorrere al Garante della Privacy chiedendone l'intervento.

Se contestualmente alla richiesta di cancellazione/modifica si intendesse ottenere un risarcimento del danno all'invio della messa in mora dovrà seguire una causa giudiziale, magari preceduta da un tentativo di conciliazione.

15 gennaio 2015 · Gennaro Andele

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Commenti e domande dei lettori

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  • Silvialaura 22 aprile 2015 at 21:26

    E l'essere iscritta in CAI nel segmento relativo alle carte di credito cosa comporterà?
    1) ritiro dell'altra carta che possiedo?
    2) ritiro del bancomat?
    3) impossibilità di accesso al credito?
    4) altro?
    Grazie.

    • Simone di Saintjust 23 aprile 2015 at 07:21

      L'essere stata iscritta in CAI, nel segmento relativo alle carte di credito, comporterà il ritiro della carta che possiede e, forse, l'impossibilità di ottenerne un'altra da diverso emittente. Scrivo forse, perchè la segnalazione in CAI nel segmento carte di credito non comporta l'obbligo, per gli operatori, del divieto di emettere una nuova carta in suo favore. Si tratta, infatti, solo di una eventualità discrezionale.

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