Invece l'estratto di ruolo non è atto autonomamente impugnabile

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Ci eravamo sbagliati: in base a quanto contenuto nella sentenza numero 6906 del 20 marzo 2013, pronunciata dalla Corte di Cassazione, quinta sezione civile, l'estratto di ruolo, che è atto interno all'Amministrazione, non può esser oggetto di autonoma impugnazione davanti al giudice tributario. E questo perché, senza notifica di un atto impositivo, non c'è alcun interesse concreto e attuale ex articolo 100 codice di procedura civile, a radicare una lite tributaria. L'estratto di ruolo, quindi, può esser impugnato soltanto unitamente alla cartella che sia stata notificata. Ciò che è altresì confermato dalla struttura oppositiva del processo tributario, che non ammette preventive azioni di accertamento negativo del tributo.

In pratica, l'estratto di ruolo di cui il contribuente venga a conoscenza "casualmente" deve considerarsi atto interno dell'Agente di riscossione, e quindi, in mancanza di notifica della cartella esattoriale, esso non costituisce atto impugnabile dinnanzi agli organi del contenzioso tributario, per carenza di interesse ad agire.

Secondo alcuni osservatori, comunque, questa pronuncia si pone in contrasto con l'indirizzo che la Suprema Corte ha seguito sino ad ora, secondo cui, ai fini della sussistenza dell'interesse a ricorrere, è sufficiente la conoscenza di una ben individuata pretesa tributaria, senza attendere che la medesima si vesta della forma autoritativa di uno degli atti dichiarati espressamente impugnabili dall'articolo 19 del D. Lgs.n. 546/1992. In base a tale principio, la Corte ha ritenuto atti impugnabili l'avviso bonario (sentenze nn. 16428/2007, 21045/2007), la visura catastale (sent.n. 27385/2008), l'estratto di ruolo (sentenza numero 724/2010, ordinanza numero 15946/2010).

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12 aprile 2013 · Antonella Pedone

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