Richiesta di sospensione della riscossione conseguente al mancato pagamento della cartella esattoriale - applicazione della norma sul silenzio assenso ed eventuali conseguenze

L'articolo 1, comma 537, della legge di stabilità 2013, laddove prevede espressamente che i concessionari per la riscossione SONO TENUTI A SOSPENDERE IMMEDIATAMENTE ogni ulteriore iniziativa finalizzata alla riscossione delle somme iscritte a ruolo o affidate, su presentazione di una dichiarazione da parte del debitore ... potrebbe riservare implicazioni di portata rilevante.

A seguito del deposito della dichiarazione al concessionario, quest’ultimo è tenuto ad avvisare entro dieci giorni l'ente competente (che potrebbe essere, ad esempio, a seconda del debito, l'INPS per i contributi previdenziali, l'Agenzia delle Entrate per i tributi, gli enti locali per le sanzioni amministrative, ecc...) il quale a sua volta deve rispondere al contribuente entro sessanta giorni (comma 539).

La parte più importante della norma è sicuramente quella che stabilisce le conseguenze derivanti dalla mancata risposta dell'ente creditore.

Infatti, il comma 540 prevede che “trascorso inutilmente il termine di duecentoventi giorni dalla data di presentazione della dichiarazione del debitore allo stesso concessionario della riscossione, le partite ... SONO ANNULLATE DI DIRITTO ... .

Alla luce di ciò, ci si può rendere conto della portata profondamente innovativa di questa legge che senza dubbio modifica radicalmente il rapporto tra cittadini e gli enti impositori, in quanto questi ultimi sono costretti ora a valutare attentamente i rilievi effettuati e a rispondere entro termini perentori, pena la cancellazione delle pretese (indipendentemente dal fatto se esse siano legittime o meno).

Per maggiore chiarezza, si ritiene opportuno un esempio.

Si pensi a un cittadino che ritenga erroneamente di aver ricevuto una cartella "pazza", perché convinto (sbagliando) che le imposte richieste siano prescritte. Ebbene, nonostante il cittadino abbia sostanzialmente effettuato un'istanza errata, essa produrrà comunque due conseguenze:

  1. la sospensione di qualsiasi azione del concessionario sino alla risposta dell'Agenzia delle Entrate al contribuente;
  2. eventualmente anche la cancellazione della cartella nel caso in cui l'Agenzia delle Entrate non riuscisse a rispondere entro duecentoventi giorni.

Dunque, al fine di evitare situazioni patologiche, tutti gli uffici sono chiamati a fare un notevole sforzo, il quale però è sicuramente giustificato dalla finalità della norma volta a tutelare tutti quei contribuenti vittime di azioni illegittime e che hanno necessità di tutela immediata.

Peraltro, è bene far presente che prima di questa norma il contribuente non aveva alcuna possibilità di fermare l'azione esecutiva del concessionario se fondata su debiti tributari illegittimi (si veda l'articolo 57 del DPR 602/73) e quindi non poteva fare altro che chiedere il risarcimento dei danni alla fine della procedura (articolo 59 del DPR 602/73).

Contributo dell'avvocato Matteo Sances

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26 luglio 2013 · Paolo Rastelli

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