Le somme prelevate con carte di credito e bancomat possono costituire elementi presuntivi di evasione fiscale

Per legge, l'esistenza di attività non dichiarate può desumersi anche sulla base di presunzioni semplici, purché queste siano gravi, precise e concordanti. Inoltre l'inesattezza degli elementi indicati nella dichiarazione dei redditi può, in particolare, derivare dalla incompletezza, inesattezza e non veridicità delle registrazioni contabili, desumibile anche da altri documenti relativi all'impresa.

Ad esempio, la discordanza tra le somme riscosse dal contribuente tramite carta di credito e p.o.s. ed i ricavi risultanti dalle scritture contabili dichiarati dalla società, integra senz’altro una presunzione legale di maggiori ricavi, corrispondenti alle rimesse attive della carta di credito e del bancomat, conformemente a quanto già affermato dalla giurisprudenza consolidata in materia di accrediti su conto correnti bancari, salvo l'onere, a carico del contribuente e non dell'Agenzia delle entrate, di provare specificamente una diversa destinazione di detti accrediti.

Queste le considerazioni giuridiche che si leggono nella sentenza 13494/15 della Corte di cassazione.

3 luglio 2015 · Giorgio Valli

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