Fate attenzione alle carte di credito revolving: sono pericolose

La carta di credito revolving rappresenta una particolare tipologia di credito in cui le spese non vengono automaticamente pagate a fine mese, ma possono essere rateizzate nel tempo.

In parole povere, la banca concede un prestito al titolare della carta che si impegna a rimborsare il dovuto in rate fisse o variabili, in cambio di un tasso di interesse aggiuntivo rispetto all'importo speso.

I versamenti mensili, poi, saldano il debito e ricostituiscono il credito concesso dalla banca.

Si tratta, quindi, di una forma di finanziamento più agevole rispetto al prestito tradizionale, non bisogna richiedere alcuna autorizzazione specifica per ogni singola operazione, che mette a disposizione del titolare una certa liquidità da spendere nell'immediato, ma il cui rimborso avviene nei mesi successivi a piccole rate.

Una bella comodità che, tuttavia, sembra eccessivamente dispendiosa.

Secondo l'ultimo comunicato della Banca d'Italia sui tassi soglia oltre i quali scatta l'accusa di usura nel caso delle carte revolving, il tasso effettivo globale medio (Taeg) rivelato nel trimestre luglio-settembre 2013 è, infatti, pari al 17% per importi fino a 5.000 euro e al 12,13% per cifre superiori.

Una percentuale più alta di diversi punti anche rispetto ai normali prestiti finalizzati, i cui tassi sono pari, rispettivamente, al 12% e al 10,15 per cento.

I conti sono presto fatti.

Tra la polizza assicurativa (a copertura del debito nel caso in cui si verificasse un'insolvenza delle rate), le commissioni per le operazioni on line, i servizi accessori a pagamento e le penali in caso di insolvenza, sono molte le voci di costo che caratterizzano le carte revolving di cui, va sottolineato, è invece complicato conoscere l'importo residuo, visto che il rimborso è alla francese e non si ha un piano di ammortamento.

Una mini-stangata che, tuttavia, non spaventa i debitori italiani che, tra rate dei mutui saltate, bollette da pagare e lo stipendio che non basta mai per arrivare a fine mese, hanno deciso di far ricorso a queste carte, apparentmente, vantaggiose, per le quali vengono richieste garanzie minori.

Se si paga con una carta a rimborso dilazionato, infatti, non si compila nulla se non al momento della richiesta della stessa.

E nessuno, a parte il titolare e l'emittente della carta, saprà che si è comperato a rate.

Con la differenza che, mentre se si chiede un prestito la società a cui ci si rivolge vaglia ogni singola pratica, con la carta viene concesso un plafond di spesa da utilizzare quando e come meglio si crede.

Così, una volta ottenuta una carta di credito revolving, può essere utilizzata senza limiti temporali, ma soprattutto senza l'obbligo di presentare nuovi documenti attinenti la posizione del titolare, anche se la stessa è cambiata.

Lo stesso titolare può successivamente decidere l'importo della rata.

E' proprio questo che, di solito, genera l'illusione di un piccolo importo che non incide in modo significativo sul bilancio familiare.

In realtà, il costo degli interessi è sproporzionato. Può arrivar eanche a tassi tra il 19% e il 25%, che aumentano in caso di ritardato pagamento.

Se ci si vuole tutelare, evitare l'uso delle carte revolving, è l'unico must. Meglio tentare di ricorrere a forme di finanziamento più classiche come prestiti personali o affidamenti di conto corrente, anche perché consentono di misurare meglio l'indebitamento e il suo costo.

Se, però, disgraziatamente, si dovesse decidere di contrarla, è bene sempre controllare il TAEG applicato, che è indicato nell'estratto conto mensile.

Se il Taeg supera il 15% è evidente che si paga un interesse altissimo.

Inoltre, non finiremo mai di dirlo, si deve verificare se il tasso applicato è superiore a quello previsto come tasso soglia usura, riferendosi alle indicazioni trimestrali pubblicate dalla Banca d'Italia.

Fondamentale è anche accertarsi della somma effettivamente utilizzata in prestito, a prescindere da quella affidata.

Molto spesso capita che gli intermediari finanziari tollerino piccoli sconfinamenti rispetto al fido accordato.

In questi casi, se il limite, ad esempio, è di cinquemila euro, la carta consente anche spese di poco superiori a tale tetto.

In tal caso è bene verificare sempre che, sforando il limite, non siano applicati tassi che superino la soglia prevista dalla Banca d'Italia, molto più bassa per i prestiti revolving superiori a cinquemila euro.

L'eventuale accertamento del tasso usura determinerebbe la nullità degli interessi.

Altra pratica riscontrata è quella di consegnare allo stesso cliente, più di una carta, ciascuna con il limite di cinquemila euro.

E' chiaro che così facendo si cerca di aggirare i limiti dei tassi soglia usura previsti per le carte revolving superiori a cinquemila euro e che, pertanto, in questi casi, potranno essere contestati.

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