Caro mutuo ti scrivo ...

In Italia sono intorno all'1% e l'1,5% i mutui in sofferenza: non è molto diverso rispetto ai dati degli ultimi 3 anni. I numeri della Crif dicono che la situazione è correlata al fatto che aumentano poco i pignoramenti. C'è molta rinegoziazione all'interno delle banche, ma non esiste la possibilità di sospensione se non a livello di singola banca.

In realtà la differenza tra i tassi variabili italiani ed europei si attesta intorno allo 0,10%, è invece il tasso fisso ad essere più alto di un punto percentuale. È dovuto perlopiù a fattori strutturali: ad esempio il recupero crediti nel momento in cui il bene viene messo all'asta, con una durata del recupero superiore ai 7 anni (ma anche 10-15 anni), mentre negli altri paesi i tempi sono molto più ristretti: 12 mesi. Un secondo fattore è correlato anche al costo dei titoli di stato, e che abbiamo un "rischio paese" un po' più alto. Inoltre il dato statistico attribuito alla Francia non "gli torna molto": se fosse vero sarebbe inferiore al tasso interbancario.

C'è stato un periodo di mutui con tassi di interesse veramente bassi; era fisiologico che i tassi sarebbero aumentati: i tassi hanno un andamento oscillante per definizione e possono variare fra il 2% e il 6%. Siamo nella regola. Va sempre tenuto presente il tasso di inflazione, che nell'esperienza storica italiana (ad esempio 15 anni fa) ha raggiunto il 15-17%. Oggi c'è un'area monetaria molto più stabile e ci consente di avere dei tassi molto più bassi. Normalmente le nostre banche erogano prestiti in cui l'importo mensile della rata è un terzo del reddito: ad ogni 1000 euro, 330 euro di rata, una situazione ben diversa dal mercato dei subprime.

Che differenze ci sono adesso tra mutui a tasso fisso e a tasso variabile? Come mai questi ultimi continuano ad essere proposti dalle banche? Se si compara un mutuo acceso nel gennaio 2003 con un il tasso fisso, in questi 4 anni il mutuatario (chi ha contratto il mutuo) ha risparmiato 3.300 euro, mentre alcuni recenti commenti fanno riferimento solo all'ultima rata. Bisogna sempre ricordare che si sta parlando di un contratto a lungo termine, bisogna valutare l'intero periodo. La banca non ha preferenza a contrarre fisso e variabile. Ce l'ha entrambi in portafoglio; in realtà le banche offrono attualmente prodotti molto diversi e soprattutto "misti": con una parte di fisso (all'inizio) e di variabile (dopo). Quando una famiglia domanda un mutuo in realtà presta molta attenzione alle diverse offerte: il 30% dei mutui accesi è infatti realizzato con banca diversa da dove si ha il conto corrente. Quanti hanno usato fino ad oggi la portabilità del mutuo? Non lo sanno, perché la conclusione della normativa si è avuta a fine giugno, con le circolari mandate alle banche e alle filiali a luglio. Da settembre sono effettivamente attivi, ma è prematuro avere dati. Bisogna comunque fare un confronto con il periodo precedente sia per la portabilità che per la rinegoziazione. A fine anno si saprà qualcosa di sicuro. In questa caso siamo in un periodo di rialzo dei tassi di interesse: non c'è convenienza a cambiare il mutuo.

L'Abi ha inviato circolari per invitare le banche a prestare attenzione alla problematiche delle persone, ma non può imporre comportamenti commerciali, che sono propri della singola banca. L'obiettivo è proprio "avvicinare" la banca al cliente, ma c'è anche la necessità di rispettare i contratti: serve certezza, altrimenti i costi per tutti salirebbero (un po' come il discorso delle assicurazioni automobilistiche, dove se ci sono persone in malafede è tutto il sistema a pagare le frodi). Ci sono 32mila sportelli, dove lavorano 300mila bancari.

24 luglio 2008 · Patrizio Oliva

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