La falsa denuncia di smarrimento di un assegno può integrare il reato di calunnia

E' vero che chi presenta una falsa denuncia di smarrimento di un assegno, in realtà compilato e consegnato al soggetto beneficiario, non formula direttamente una accusa concernente uno specifico reato: tuttavia per la configurabilità del delitto di calunnia, basta che il denunciante prospetti all'Autorità giudiziaria (o ad altra Autorità che alla prima abbia l'obbligo di riferire) circostanze di fatto solo in parte riconducibili ad una fattispecie incriminatrice astratta, ma sufficienti per ritenere implicitamente che l'illecito si sia compiutamente realizzato e, pur se in forma implicita o indiretta, che il soggetto accusato ne sia responsabile.

L'indicata impostazione risulta condivisa nella giurisprudenza di legittimità anche con riferimento a fattispecie diverse da quelle della falsa denuncia di smarrimento di assegni. In particolare, si è rilevato che integra il delitto di calunnia la condotta oggettivamente idonea a determinare l'avvio di un procedimento penale nei confronti di una persona che si sa innocente.

Sufficiente, perciò, per la configurabilità del delitto di calunnia, è che i fatti falsamente rappresentati all'Autorità giudiziaria (o ad altra Autorità che alla prima abbia l'obbligo di riferire), pur se non univocamente indicativi di una specifica fattispecie di reato, siano tali da rendere ragionevolmente prevedibile l'apertura di un procedimento penale per un fatto procedibile di ufficio a carico di una persona determinata.

In particolare, la falsa dichiarazione di smarrimento di assegni già consegnati determina con immediatezza un'apparenza di realtà che conduce necessariamente ad indagini di polizia per verificare l'attribuzione di un fatto di rilevanza penale ad un soggetto univocamente e agevolmente identificabile», e che, tra i reati ipotizzabili, induce a prospettare anche quelli di furto e ricettazione, quest'ultimo sempre procedibile di ufficio.

Così i giudici, della sezione penale della Corte di cassazione, hanno argomentato la sentenza 8045/16.

27 marzo 2016 · Annapaola Ferri

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