Call center e Autorità per la tutela della privacy: le conclusioni

L'uso massiccio delle “telefonate mute” ha assunto le sembianze di un vero e proprio caso sociale, tanto da spingere l'Autorità per la tutela della privacy a intervenire con la predisposizione di uno schema di regolamento finalizzato a circoscrivere il fenomeno ed evitare, in futuro, l'induzione nei destinatari di stati di ansia ed allarme.

Se si legge lo schema di provvedimento si scopre che il Garante si era già occupato del fenomeno, contro due aziende specifiche colpevoli di telefonate mute: Enel e Reitek.

È il provvedimento del Garante numero 474 del 6 dicembre 2011 con il quale l'Autorità ha prescritto a Enel Energia S.p.A. e Reitek S.p.A. l'adozione di una serie di misure per rendere, tra l'altro, le modalità del trattamento dei dati personali dei destinatari di iniziative di telemarketing conformi ai principî di correttezza e liceità, anche in relazione all'effettuazione di chiamate cosiddette mute.

Le due aziende si sono opposte, ma il Tribunale di Roma a settembre ha dato loro torto e ragione all'Autorità per la tutela della privacy.

Che quindi ha avuto la strada spianata per estendere l'azione, contro le telefonate mute, a tutto il settore.

26 novembre 2013 · Giovanni Napoletano

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  • Ludmilla Karadzic 28 novembre 2013 at 12:23

    Chi tratta dati personali nell'attività di recupero crediti deve astenersi dal comunicare a soggetti estranei informazioni sulla posizione debitoria dell'interessato. Perciò attenzione ai solleciti preregistrati: una banca non può fare recupero crediti attraverso telefonate senza operatore e preregistrate, a meno che non sia in grado di garantire, con accorgimenti tecnici, che le comunicazioni giungano solo al destinatario o a persone autorizzate. Lo ha stabilito il Garante Privacy.

    L'Autorità è intervenuta in favore di un cittadino, titolare di un contratto di finanziamento con una banca, che aveva segnalato di aver ricevuto dall'istituto di credito telefonate preregistrate con solleciti di pagamento. Secondo l'interessato il sistema era lesivo della riservatezza e della dignità perché, anche involontariamente, le comunicazioni potevano essere ascoltate da persone che non avevano alcun diritto a conoscere informazioni sul finanziamento. Secondo la banca, invece, le comunicazioni erano solo messaggi di presentazione che davano al destinatario, previa identificazione, la possibilità di scegliere fra diverse opzioni che si potevano selezionare dalla tastiera.

    Il Garante ha però scoperto che il sistema usato dalla banca per il recupero crediti non garantiva affatto l'accertamento dell'identità di chi rispondeva alla chiamata, esponendo così l'interessato a una possibile violazione della riservatezza nel caso le informazioni venissero conosciute da altri. Il trattamento dei dati è stato dunque considerato illecito e vietato.

    Come si legge nell'odierna newsletter, il Garante ricorda che “chiunque effettui un trattamento di dati personali nell'ambito di un'attività di recupero crediti deve ‘astenersi dal comunicare ingiustificatamente a soggetti terzi (familiari, coabitanti, colleghi di lavoro o vicini di casa) rispetto al debitore informazioni relative alla condizione di inadempimento nella quale versa l'interessatò”. Se la banca vuole continuare a usare forme di comunicazioni automatiche, ha stabilito l'Autorità, deve adottare accorgimenti tecnici adeguati e basati su forme di autenticazione, come ad esempio l'uso del codice del contratto da digitare sull'apparecchio telefonico per poter ascoltare le comunicazioni preregistrate.