Regole ed esempi di calcolo per il pignoramento di stipendi e pensioni - Classificazione dei debiti in ordinari, esattoriali ed alimentari

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Per comprendere appieno i meccanismi di calcolo della quota effettivamente pignorabile di stipendi e pensioni bisogna partire innanzitutto dalla classificazione dei debiti assunti nei confronti del soggetto procedente.

Parliamo di debiti ordinari quando il creditore è una banca, un privato o una finanziaria. Siamo quindi nel novero dei prestiti concessi e non rimborsati per credito al consumo (acquisto a rate di elettrodomestici, automobili, arredi) o per credito personale non finalizzato, per cessione del quinto dello stipendio (in caso di licenziamento per giusta causa, dimissioni volontarie o perdita del lavoro quando tali eventi non siano coperti da assicurazione), per cessione del quinto della pensione in caso di decesso del pensionato senza integrale copertura assicurativa (il debito residuo deve essere coperto dai chiamati che abbiano accettato l'eredità), per mutui destinati all'acquisto o ristrutturazione della casa. E, ancora, possiamo considerare ordinari i debiti formatisi come conseguenza di assegni scoperti, di cambiali non onorate, di parcelle professionali non saldate, di scritture private che prevedono obbligazioni in denaro a cui non si è adempiuto, di morosità per bollette relative alla fornitura di gas, luce, servizi di telefonia e di connettività ad internet.

Ci riferiamo a debiti esattoriali quando il creditore è una Pubblica Amministrazione e il soggetto procedente si identifica con Equitalia o un concessionario della riscossione che opera su mandato di un ente locale. E quindi entriamo nella fattispecie di cartelle esattoriali, avvisi di accertamento immediatamente esecutivi e ingiunzioni fiscali per il recupero degli importi riconducibili all'omesso o insufficiente versamento delle sanzioni amministrative, ed in particolare delle multe inflitte per violazione del Codice della strada, dei tributi locali (Tarsu, Ici, Tasi), del bollo auto (tassa automobilistica), delle imposte di registro, delle imposte sul reddito delle persone fisiche (IRPEF), sul valore aggiunto (IVA) e dei contributi previdenziali.

Infine, troviamo i debiti alimentari. Si tratta di assegni di mantenimento per il coniuge separato o divorziato e per i figli quantificati in sede giudiziale (anche nel caso di omologazione di una accordo di separazione o divorzio), e, più in generale, degli assegni periodici risultanti da provvedimenti dell'Autorità giudiziaria dovuti, in base a quando disposto dal codice civile (articolo 433 e seguenti) ai familiari (coniuge, figli, genitori, nuora, nipoti, fratelli e sorelle) che versano in uno stato di grave indigenza.

Commenti e domande dei lettori

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  • mdo 14 marzo 2015 at 13:21

    Ho avuto richiesta di pignoramento dello stipendio da parte di una finanziaria per non aver pagato il credito che mi ha concesso.Siccome il mio stipendio è variabile e cioè non è fisso mensilmente in quanto percepisco indennità e bonus per alcuni mesi dell'anno la trattenuta sarà anch'essa variabile questo è quanto vuole stabilire il giudice escludendo anche due cessioni in corso sullo stipendio.Inoltre la controparte fa richiesta anche di prelevare un quinto dalla tredicesima.Vorrei sapere se tutto questo è legale.

    • Annapaola Ferri 14 marzo 2015 at 13:49

      Purtroppo sì. Tanto è vero che il massimo prelevabile mensilmente per il pignoramento dallo stipendio è espresso nella misura percentuale del 20%, proprio per prevedere la fluttuazione della retribuzione (si pensi allo straordinario per stipendi che pure non hanno altre componenti variabili). Nel pignoramento è inclusa anche la tredicesima, ahimé.

      Il prestito delega (forse quello che lei indica come seconda cessione) non incide a limitare la quota effettivamente pignorabile. La cessione del quinto sì, ma l'effetto si concretizza solo quando sullo stipendio insistono già rilevanti prelievi forzosi per crediti alimentari (il coniuge separato che chiede alimenti non versati) o esattoriali (Equitalia).

      Alla fine della fiera, la verifica da fare è che decurtati tutti i pignoramenti e la cessione del quinto quello che resta al debitore esecutato non deve risultare meno della metà della retribuzione.

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