Regole ed esempi di calcolo per il pignoramento della pensione - La quota teorica massima pignorabile per i debiti ordinari, esattoriali ed alimentari

Per quanto attiene i debiti ordinari (lo ricordiamo, quelli assunti con banche, privati e finanziarie) la quota teorica massima pignorabile della pensione è pari ad un quinto (20%) della componente assoggettabile a pignoramento, che, come abbiamo avuto modo di apprendere nelle sezioni precedenti, è data dal rateo mensile della pensione diminuita del minimo vitale che, al momento in cui si scrive, è individuabile in circa 750 euro.

Facciamo qualche esempio. Reddito percepito da pensione di 1750 euro. La quota teorica massima pignorabile per debiti ordinari è del 20%, calcolata sulla componente assoggettabile a pignoramento, che si ottiene sottraendo il nuovo minimo vitale (750 euro) al reddito mensile percepito. Insomma, per debiti ordinari la quota teorica massima pignorabile della pensione da 1750 euro sarà pari ad un quinto di 1000 euro, cioè 200 euro.

La motivazione per cui scriviamo di quota teorica massima pignorabile della pensione sarà chiara (speriamo) nel prosieguo dell'articolo. Per adesso è importante sottolineare che la quota teorica massima pignorabile della pensione non coincide necessariamente con la quota che sarà effettivamente pignorata; e che se, ad esempio, la quota teorica massima pignorabile è di 300 euro, non è il giudice, a sua discrezione, a stabilire la quota effettivamente pignorabile nel range zero-300 euro. Si tratterà, invece, di conseguenze imputabili esclusivamente alla rigida applicazione tecnica delle regole generali riguardanti il pignoramento della pensione.

Infatti, il giudice non è tenuto a prendere in considerazione le condizioni economico patrimoniali del debitore e l'eventuale sovraindebitamento in cui egli versa: la rata del mutuo da pagare, le rette per asilo nido, le spese da sostenere per i figli all'università, l'assegno di mantenimento da corrispondere al coniuge separato o divorziato ed ai figli, il carico derivante dal pagamento di bollette per utenze domestiche, le rate da rimborsare per i prestiti in corso non incidono nella determinazione della quota effettivamente pignorabile delle pensioni.

Il giudice nel quantificare la quota effettivamente pignorabile della pensione terrà conto esclusivamente della natura del debito (ordinario, esattoriale, alimentare) da cui dipende la quota teorica massima pignorabile; della componente assoggettabile a pignoramento (che sappiamo essere data dall'importo percepito della pensione diminuito di 750 euro), della capienza per pignoramenti che tiene conto anche di una eventuale cessione del quinto in corso.

Riprendendo il filo del discorso relativo alla quota teorica massima pignorabile della pensione, passiamo ad esaminarne l'entità per quel che attiene i debiti esattoriali.

La quota teorica massima pignorabile globale della pensione per debiti esattoriali (quelli per la cui riscossione coattiva agisce Equitalia o un concessionario delegato da Regioni o Comuni) è determinata in misura pari al 20% della componente assoggettabile a pignoramento. Per ciascun esattore (Equitalia e ciascuno dei concessionari locali) la quota teorica massima pignorabile sarà di un decimo (10%) della componente assoggettabile a pignoramento per importi di reddito percepiti di pensione fino a 2500 euro; di un settimo (14,2%) della componente assoggettabile a pignoramento per importi di reddito percepiti di pensione superiori a 2500 euro e non superiori a 5000 euro. Se il reddito da pensione percepito dal debitore supera i cinquemila euro, il primo esattore procedente potrà prelevare un quinto (20%) della componente assoggettabile a pignoramento.

Se un pensionato percepisce un reddito di 1450 euro, per un debito esattoriale la quota teorica massima pignorabile globale sarà del 20% e, per ciascun esattore, del 10%, da applicare alla componente assoggettabile a pignoramento (700 euro), individuata sottraendo il minimo vitale (750 euro) dal reddito percepito (1450 euro). Ne deriva che la quota teorica massima pignorabile da ciascun esattore sarà di 70 euro (più di due pignoramenti esattoriali promossi da esattori diversi non potranno insistere sulla stessa pensione).

Se un pensionato percepisce un reddito di 2850 euro al mese, l'azione esecutiva di pignoramento presso l'INPS per debiti esattoriali potrà concretizzarsi nell'applicazione di una quota teorica massima pignorabile globale di 1/5 alla componente assoggettabile a pignoramento, ottenuta quest'ultima, come ormai sappiamo, sottraendo il nuovo minimo vitale (750 euro) dai 2850 euro del reddito percepito. Dunque la quota teorica massima pignorabile globale riconducibile a debiti esattoriali sarà pari ad 1/5 di 2100 euro e quindi uguale a 420 euro. Tuttavia ciascun esattore procedente (il primo) non potrà ottenere più di un settimo, ovvero 300 euro. Il secondo dovrà accontentarsi al massimo di 120 euro sempre che sulla pensione non siano in corso altri pignoramenti e ci sia, come avremo modo di vedere, la necessaria capienza.

E per i debiti classificati come alimentari, quali gli assegni di mantenimento e l'obbligo di sostenere economicamente parenti o affini in stato di grave indigenza, cosa accade? Sempre compatibilmente con altri vincoli di legge che esamineremo nel dettaglio più avanti, qui entra pesantemente in gioco un'ampia discrezionalità del giudice: infatti, il codice di procedura civile dispone che pensioni e stipendi possano essere pignorati, per crediti alimentari, nella misura autorizzata dal presidente del tribunale o da un giudice da lui delegato (lo scopo di tale autonomia discrezionale è quello di massimizzare, nei limiti del lecito, il rimborso integrale del credito alimentare).

Alcune sentenze (Corte Costituzionale 1041/1988 e Corte di Cassazione 25043/11) sembrano fissare ad 1/3 della quota pignorabile del reddito percepito dall'obbligato il tetto massimo prelevabile per soddisfare crediti di natura alimentare. In questa sede ci limiteremo, invece, a supporre che il giudice possa disporre il pignoramento della pensione in base a quanto stabilito dal codice di procedura civile senza tener conto della giurisprudenza, peraltro non univoca.

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