Gli obiettivi del sistema europeo di bonifici SEPA

L'obiettivo del SEPA è la creazione di un mercato integrato per i pagamenti elettronici in euro che, tramite prodotti e tracciati informatici omogenei, permetta:

  • identiche tutele per il cliente in tutti gli Stati del perimetro
  • uniformità di costi e tempi di esecuzione tra pagamenti nazionali e pagamenti nell'area UE.

Grazie all'area unica dei pagamenti, i cittadini e le imprese potranno avere servizi di pagamento in euro sicuri, a prezzi concorrenziali, facili da usare, affidabili e con modalità uniformi di utilizzo.

Con lo stesso conto corrente, aperto in una banca dell'Ue, e una stessa carta di credito, infatti, 500 milioni di cittadini possono ora fare e ricevere versamenti in 33 paesi dell'area euro senza alcuna difficoltà.

Tutto ciò è possibile grazie alla nascita della SEPA, acronimo di Single Euro Payments Area, l'Area unica dei pagamenti in euro.

Si tratta di una zona dove le differenze tra i mezzi di pagamento dei vari Stati sono state abolite per favorire la creazione del mercato unico europeo, uno degli obiettivi principali dell'Ue.

A delinearne i confini è il Regolamento 260/2012 scritto ‘a quattro manì da Parlamento e Consiglio dell'Ue.

Dopo la moneta, dunque, anche bonifici, accrediti e carte di credito parlano una lingua sola.

La SEPA comprende 33 Paesi: è composta infatti da 18 Stati Ue che già usano l'euro (Austria, Belgio, Cipro, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Portogallo, Slovacchia, Slovenia e Spagna), 10 Stati membri che hanno conservato un'altra valuta, ma accettano l'euro per i pagamenti (Bulgaria, Croazia, Danimarca, Lituania, Polonia, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Svezia e Ungheria) e altri 5 Paesi esterni all'Ue (Islanda, Liechtenstein, Norvegia, Principato di Monaco, Svizzera), compresa la Repubblica di San Marino.

Mentre nei paesi dell'Eurozona i nuovi mezzi di pagamento si possono utilizzare dal primo febbraio scorso, in tutti gli altri, il termine per il passaggio scadrà il 31 ottobre 2016.

Dunque, d'ora in poi possiamo dire addio al vecchio bonifico e al Rid: gli strumenti SEPA (il bonifico, in gergo tecnico BCT e l'addebito diretto, l'SDD) si useranno sempre, sia per spostare denaro nell'Area unica, ma anche da un conto corrente all'altro in Italia.

In questo modo cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni potranno pagare tutto in euro, con mezzi alternativi al contante, in estrema sicurezza e facilmente, acquisti online compresi.

27 febbraio 2014 · Stefano Iambrenghi

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  • Simone di Saintjust 27 febbraio 2014 at 16:10

    Primo febbraio 2014: è partito il nuovo meccanismo europeo di pagamento Sepa Direct Debit. Si tratta del sostituto del Rid, cioè il sistema per l'addebito delle bollette in conto corrente. Il piano nazionale di migrazione dal vecchio al nuovo sistema è datato 2007. Ma, arrivati al dunque, nelle banche italiane è scoppiato il caos: si va dalle fatture che giacciono impagate da giorni nonostante i conti correnti siano in attivo, a quelle che vengono saldate anche due o tre volte. Tanto da scatenare le ire di molti correntisti che hanno segnalato la loro situazione a ilfattoquotidiano.it. Tutta colpa di problemi meramente tecnici risolti o in via di risoluzione, che però coinvolgono trasversalmente tutti gli istituti di credito. Persino colossi come Unicredit che ha appena inaugurato a Milano una avveniristica sede alla presenza dell'ormai ex premier Enrico Letta e di tutto il gotha della finanza italiana. E naturalmente anche le “privatizzande” Poste, che hanno perfino scritto una lettera ai loro correntisti invitandoli a tenere d'occhio il conto per identificare eventuali addebiti multipli ed esercitare la facoltà di rimborso “entro otto settimane successive alla data di scadenza per le fatture emesse”.

    Eppure nella mente di Bruxelles, la Sepa avrebbe dovuto fin da subito portare vantaggi per la clientela consentendo, ad esempio, di addebitare in un conto corrente italiano l'affitto di una casa a Londra senza la necessità di ricorrere ad un istituto di credito straniero. Nell'immediato, però, l'uso del nuovo sistema si è scontrato con i ritardi nei test tecnici tra le banche e gli operatori di telefonia, delle multiutility che vendono gas e luce e di quanti utilizzano nella pratica degli affari questo tipo di richiesta di addebito. “Ci risulta ci sono stati solo limitatissimi casi: le operazioni di addebiti Sepa sono purtroppo ancora molto poche – spiegano fonti ufficiali Bankitalia – Casi di doppio/triplo addebito di bollette sono stati subito sistemati dalle banche di competenza”.

    Del resto che ci potesse essere qualche problemino, in Bankitalia lo avevano già intuito. Non a caso, a metà gennaio, i controllori di palazzo Koch hanno chiesto a “tutti i soggetti coinvolti – da prestatori di servizi di pagamento a utilizzatori, gestori di infrastruttura, fornitori di servizi tecnologici” di compiere “ogni sforzo” e di accrescere “ulteriormente l'impegno per rispettare la scadenza del primo febbraio secondo i piani già approvati”. La Commissione europea, dal canto suo, aveva proposto lo scorso 9 gennaio una modifica del Regolamento sulla data finale per la migrazione alla Sepa, ipotizzando lo slittamento della transizione al primo agosto di quest’anno. Ma la Banca centrale europea di Mario Draghi, pur prendendo atto della proposta della Commissione, ha però confermato la scadenza originaria.

    Di qui il caos di una transizione a tappe forzate che dovrà essere gestita rapidamente da banche e operatori. Interpellati in merito, da Unicredit ci fanno sapere che: “E' un problema che è stato riscontrato in maniera generalizzata da tutte le banche, ma ogni banca compresa la nostra si è attrezzata a risolverlo e sta risolvendo ogni singolo problema. Ovviamente le banche sono dotate di servizi e di uffici che queste le tracciano, le gestiscono e poi si attrezzano per risolvere il problema sul cliente. E' quello che stiamo facendo e che stanno facendo anche altri”.