Procedure di bonifico » Il nuovo sistema europeo SEPA

Dal 1° febbraio 2014 gli strumenti di incasso e pagamento nazionali sono migrati verso quelli definiti per l'area unica dei pagamenti in Euro (SEPA - Single Euro Payments Area): in Italia il bonifico ordinario è passato al SEPA Credit Transfer, mentre il RID al SEPA Direct Debit.

Ciò significa che per fare o ricevere bonifici e per gli addebiti in conto (ad esempio, la domiciliazione delle utenze) i nuovi servizi europei SEPA sostituiranno per sempre il bonifico domestico e il RID.

Per i consumatori il passaggio comporterà modifiche minime nelle abituali modalità di disposizione dei pagamenti. Vediamo quali sono.

Il nuovo bonifico europeo

Come per il vecchio bonifico, anche il nuovo modello europeo può essere disposto presso lo sportello o, per i conti che lo prevedono, sul web, con il servizio di e-banking, o al telefono.

Bisognerà, però, indicare sempre il codice Iban del beneficiario, sia che si tratti di uscite periodiche che di spese non ricorrenti.

Per le domiciliazioni Rid già attivate dai correntisti non ci sarà bisogno di fare nulla: queste ultime sono già state convertite, in automatico, con l'addebito diretto Sepa.

Al contrario per i bonifici europei effettuati con l'online banking il codice Iban del beneficiario ora va inserito manualmente.

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  • Simone di Saintjust 27 febbraio 2014 at 16:10

    Primo febbraio 2014: è partito il nuovo meccanismo europeo di pagamento Sepa Direct Debit. Si tratta del sostituto del Rid, cioè il sistema per l'addebito delle bollette in conto corrente. Il piano nazionale di migrazione dal vecchio al nuovo sistema è datato 2007. Ma, arrivati al dunque, nelle banche italiane è scoppiato il caos: si va dalle fatture che giacciono impagate da giorni nonostante i conti correnti siano in attivo, a quelle che vengono saldate anche due o tre volte. Tanto da scatenare le ire di molti correntisti che hanno segnalato la loro situazione a ilfattoquotidiano.it. Tutta colpa di problemi meramente tecnici risolti o in via di risoluzione, che però coinvolgono trasversalmente tutti gli istituti di credito. Persino colossi come Unicredit che ha appena inaugurato a Milano una avveniristica sede alla presenza dell'ormai ex premier Enrico Letta e di tutto il gotha della finanza italiana. E naturalmente anche le “privatizzande” Poste, che hanno perfino scritto una lettera ai loro correntisti invitandoli a tenere d'occhio il conto per identificare eventuali addebiti multipli ed esercitare la facoltà di rimborso “entro otto settimane successive alla data di scadenza per le fatture emesse”.

    Eppure nella mente di Bruxelles, la Sepa avrebbe dovuto fin da subito portare vantaggi per la clientela consentendo, ad esempio, di addebitare in un conto corrente italiano l'affitto di una casa a Londra senza la necessità di ricorrere ad un istituto di credito straniero. Nell'immediato, però, l'uso del nuovo sistema si è scontrato con i ritardi nei test tecnici tra le banche e gli operatori di telefonia, delle multiutility che vendono gas e luce e di quanti utilizzano nella pratica degli affari questo tipo di richiesta di addebito. “Ci risulta ci sono stati solo limitatissimi casi: le operazioni di addebiti Sepa sono purtroppo ancora molto poche – spiegano fonti ufficiali Bankitalia – Casi di doppio/triplo addebito di bollette sono stati subito sistemati dalle banche di competenza”.

    Del resto che ci potesse essere qualche problemino, in Bankitalia lo avevano già intuito. Non a caso, a metà gennaio, i controllori di palazzo Koch hanno chiesto a “tutti i soggetti coinvolti – da prestatori di servizi di pagamento a utilizzatori, gestori di infrastruttura, fornitori di servizi tecnologici” di compiere “ogni sforzo” e di accrescere “ulteriormente l'impegno per rispettare la scadenza del primo febbraio secondo i piani già approvati”. La Commissione europea, dal canto suo, aveva proposto lo scorso 9 gennaio una modifica del Regolamento sulla data finale per la migrazione alla Sepa, ipotizzando lo slittamento della transizione al primo agosto di quest’anno. Ma la Banca centrale europea di Mario Draghi, pur prendendo atto della proposta della Commissione, ha però confermato la scadenza originaria.

    Di qui il caos di una transizione a tappe forzate che dovrà essere gestita rapidamente da banche e operatori. Interpellati in merito, da Unicredit ci fanno sapere che: “E' un problema che è stato riscontrato in maniera generalizzata da tutte le banche, ma ogni banca compresa la nostra si è attrezzata a risolverlo e sta risolvendo ogni singolo problema. Ovviamente le banche sono dotate di servizi e di uffici che queste le tracciano, le gestiscono e poi si attrezzano per risolvere il problema sul cliente. E' quello che stiamo facendo e che stanno facendo anche altri”.