Bollo auto storiche » Asi e regioni lo pretendono anche se la Cassazione ha detto no

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Bollo auto storiche: Asi e regioni lo pretendono anche se la Cassazione ha detto no » Premessa

Secondo le normative vigenti ed anche a parere della Corte di Cassazione, il bollo auto per le autovetture storiche (ovvero quelle possedute da più di 20 anni) non deve essere corrisposto. Ma l'Automotoclub Storico Italiano (Asi), spalleggiato dalle Regioni, continua a pretenderlo. Perchè?

Bollo auto storiche: Asi e regioni lo pretendono anche se la Cassazione ha detto no » Tassa agevolata

I possessori di un'auto che ha più di 20 anni possono effettuare la richiesta dell'Attestato di storicità, che consente di pagare una tassa di circolazione agevolata.

Il certificato lo rilascia l'Asi (l'Automotoclub Storico Italiano), che per farlo pretende l'iscrizione di proprietario e veicolo ad uno dei suoi club territoriali, che è a pagamento.

Ma la normativa vigente, confermata da vari precedenti giurisprudenziali, hanno stabilito che l'iscrizione non è dovuta.

Eppure l'associazione e quasi tutte le Regioni non smettono di richiederla, mentre l'Asi da semplice club di appassionati è diventata monopolista nel settore e si arricchisce sempre di più.

Bollo auto storiche: Asi e regioni lo pretendono anche se la Cassazione ha detto no » Che dice la normativa

A normativizzare la disciplina, ci pensa l'articolo 63 della legge numero 342/2000 il quale, recita:Sono esentati dal pagamento delle tasse automobilistiche auto e moto che abbiano compiuto i 30 anni d'età, ma anche gli autoveicoli e motoveicoli di particolare interesse storico e collezionistico per i quali il termine è ridotto a 20 anni.

Inoltre, l'Agenzia delle Entrate, con la Risoluzione 112/E del 29 novembre 2011, ha stabilito che in base alla legge 342/2000: non è prevista per il riconoscimento del regime di favore l'iscrizione nei registri tenuti dall'Asi

Bollo auto storiche: Asi e regioni lo pretendono anche se la Cassazione ha detto no » Il parere della Corte di Cassazione

Sulla questione, con la sentenza 3837/2013, si è espressa anche la Suprema Corte la quale ha disposto che: Se una vettura è immatricolata da oltre 20 anni e risponde ai criteri fissati dall'Automotoclub storico italiano (Asi) la tassa di possesso non si applica. Anche se l'individuazione dei veicoli è effettuata attraverso principi generali e astratti anziché con la predisposizione di un elenco analitico di modelli e marche. Tale circostanza, infatti, è giustificata dalla necessità di evitare che, con l'applicazione di criteri non omogenei, alcuni contribuenti possano rimanere ingiustamente penalizzati.

A parere degli Ermellini, pertanto, le Regioni non hanno potere di veto sulla qualificazione delle auto storiche ai fini dell'esenzione dal bollo auto.

Inoltre, le delibere annuali dell'Asi sono attuative della previsione di legge e conformi rispetto a quest'ultima, vincolano la p.a. e costituiscono legittimo referente per il contribuente ai fini della verifica dei requisiti per avvalersi dell'esenzione.

Bollo auto storiche: Asi e regioni lo pretendono anche se la Cassazione ha detto no » Cosa succede in realtà

Nella pratica, però, quando si cominciano a fare le pratiche per l'agevolazione, la musica cambia.

Se si contatta il Centro assistenza tasse automobilistiche della Regione Lazio, gestito dall'Aci, chiedendo se per usufruire del bollo auto agevolato per un'auto storica serva l'iscrizione all'Asi, la risposta dell'operatore è sempre la stessa: Sì, bisogna effettuare fare l'iscrizione.

Contrariamente a quanto spiegato sul sito della Regione, che cita la Risoluzione dell'Agenzia delle Entrate.

A quel punto l'utente intenzionato a pagare il bollo auto ridotto chiama uno dei club territoriali federati con Asi e pone di nuovo la domanda.

Ma il responso è sempre lo stesso: Effettui l'iscrizione e aspetti l'attestato, che le verrà inviato entro 90 giorni

E le altre regioni?

Se si prova a telefonare, gli impiegati degli uffici tributi di Abruzzo, Marche, Valle d'Aosta e Basilicata rispondono che serve l'iscrizione all'Asi.

Sul sito della Regione Molise si legge che il beneficio è accordato mediante l'iscrizione all'Asi.

Stessa cosa sui portali delle province autonome di Trento e Bolzano.

Anche in Liguria hanno diritto all'esenzione i veicoli che risultano iscritti nei registri Asi

Insomma: Tutte le Regioni, tranne Umbria, Puglia, Piemonte (le quali riconoscono anche l'Attestato rilasciato da altri club), Lombardia e Toscana (dove esistono tasse fisse da cui però sono esenti gli iscritti all'Asi) stanno dalla parte del club e non dei cittadini, né del fisco.

Eppure l'iscrizione non è dovuta, come abbiamo visto.

Ma lo dicono anche i più insigni tributaristi.

L'unico scoglio è rappresentato dal decreto legislativo 68/2011, il quale dispone che: le regioni disciplinano la tassa automobilistica regionale.

Ma la sentenza della Cassazione e la risoluzione dell'Agenzia delle Entrate restano valide.

Le Regioni, però, vanno avanti e l'Asi è sempre più ricca.

17 ottobre 2013 · Patrizio Oliva

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