La banca va considerata responsabile per le informazioni non veritiere fornite da un dipendente in relazione al benefondi di un assegno

In pratica, la banca va considerata responsabile - per le informazioni non veritiere fornite da un dipendente e compiute nell'esercizio delle incombenze a questo dipendente affidate - ai sensi degli articoli 1176 e 1710 codice civile.

Sul punto, la Cassazione con la sentenza numero 8983 del 5 luglio 2000 ha ritenuto che deve affermarsi che la banca, che tramite un proprio dipendente, abbia su richiesta di un cliente correntista assicurato quest'ultimo, telefonicamente o in altro modo, circa l'esistenza di fondi per il pagamento di un assegno di conto corrente ( benefondi) è contrattualmente responsabile, configurandosi nella specie un rapporto di mandato, se le notizie date non risultano poi rispondenti alla situazione di fatto esistente al momento di detta richiesta e ciò con particolare riferimento all'inadempimento dell'obbligo di diligenza a carico dell'istituto di credito-mandatario, derivante dalla specifica natura dell'attività bancaria.

Non solo. Sempre secondo la richiamata sentenza, alla banca è imposto un obbligo di diligenza molto più rigoroso di quello ordinario previsto dal 1° comma dell'articolo 1176 cod. civ., posto che la responsabilità di un istituto di credito va valutata, proprio in ragione della particolare attività da questo espletata, in modo più rigoroso.

I giudici hanno infatti argomentato che La responsabilità di un istituto di credito deve essere rigorosamente valutata, in quanto connessa all'espletamento dell'attività bancaria in senso tipico, come "raccolta di risparmio tra il pubblico e l'esercizio del credito" riservata a determinati enti, sottoposti ad un particolare sistema di autorizzazioni, vigilanza, controllo e trasparenza, con riferimento alla specifica natura» di tali compiti e di ogni ulteriore comportamento in essi rientrante nell'ambito del rapporto ente bancario-cliente.

Pertanto, l'eventuale danno cagionato a chi richiede il benefondi, e successivamente riscontra il mancato incasso dell'importo relativo all'assegno, si presenta indubbiamente quale conseguenza immediata e diretta del negligente comportamento del dipendente della Banca, che ha ingenerato un legittimo affidamento nel cliente, indotto ad eseguire la propria prestazione proprio in conseguenza dell'informazione (non veritiera) che gli viene fornita.

Nei termini appena indicati si è espresso l'Arbitro Bancario Finanziario nella decisione numero 75 del 2 marzo 2010.

31 marzo 2014 · Ludmilla Karadzic

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