A Belluno saltato l'accordo con le banche per la sospensione dei mutui della prima casa per chi ha perso il lavoro o si trova in situazione di disagio

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Saltato l'accordo con le banche per la sospensione dei mutui della prima casa per chi ha perso il lavoro o si trova in situazione di disagio per la crisi economica in corso. Nell'incontro di ieri gli istituti di credito non hanno accettato le proposte avanzate nelle settimane scorse dal Tavolo provinciale contro la crisi. Insorgono sindacati, presidente della Provincia e associazioni. «Comportamento irresponsabile che va contro i fini sociali della banca».

Le proposte giunte dalle banche introducevano delle clausole che non avrebbero avuto alcuna efficacia solidaristica. Qualche istituto di credito voleva considerare le agevolazioni partendo dal reddito del 2007, qualche altro invece poneva gli interessi sul blocco delle rate. Insomma clausole che dal Tavolo sono state giudicate «inaccettabili perchè applicabili nel concreto ad un numero molto limitato di casi, scelti con criteri del tutto opinabili, a fronte, invece, della necessità di un intervento rivolto a centinaia di lavoratori per cui è già iniziata o si sta profilando la dura condizione della Cig o della disoccupazione».

Preoccupanti anche le segnalazioni giunte dalle associazioni di categoria su una costante e non giustificata riduzione delle possibilità di credito per le imprese con tutto quello che ne deriva sulle disponibilità finanziarie per le aziende.

«Anche le banche devono fare la loro parte in un momento di crisi come questo», sbotta Primo Torresin segretario della Cisl, «visto che hanno preso aiuti dallo Stato, aiuti che vengono dai contribuenti, avrebbero dovuto perlomeno dimostrare maggiore sensibilità».

Torresin giudica «una presa in giro il fatto che per concedere ai lavoratori le agevolazioni si basino sul reddito 2007 quando si sa che è ora che si vive la crisi. Firmare accordi di questo tipo sarebbe stato fare pubblicità gratuita alle banche, senza alcun ritorno. E' ora che il governo pretenda che le banche facciano provvedimenti adeguati senza voler guadagnare in questa situazione».

Parla di atteggiamento irresponsabile il segretario della Cgil, Renato Bressan: «Le banche non possono essere al servizio di se stesse poichè sono state create per erogare finanziamenti per la coesione sociale, lo sviluppo, l'aiuto alle famiglie. Un atteggiamento di questo genere esula completamente dalla missione originaria degli istituti di credito».

«Firmare un accordo a queste condizioni avrebbe significato dare un riconoscimento di buona condotta alle banche», replica il presidente Sergio Reolon che si dice molto deluso dell'atteggiamento degli istituti creditizi. «Pensavamo che sarebbe stato un buon segnale per il nostro territorio se ci venivano incontro, quello stesso territorio da cui hanno tratto dei vantaggi».

Dal Tavolo giunge quindi un appello agli istituti di credito perchè riconsiderino la loro posizione.  A fronte di questo dietrofront, emergono però dei segnali positivi dall'incontro di ieri relativamente alla costituzione del fondo di rotazione per l'anticipo della cassaintegrazione alle aziende, a cui parteciperà la Provincia e il Consorzio Bim.

Quale sarà la somma è ancora tutto da discutere. Inoltre «sarà creato un fondo di solidarietà per chi ha perso il lavoro», dicono i sindacati, anche se «resta tiepida da parte dei comuni la volontà di parteciparvi», sottolineano Torresin e Bressan, che invitano invece a fare fronte comune per ottenere maggiori risultati. Inoltre saranno fissati incentivi per i chi seguirà dei corsi di formazione.

di Paola Dall'Anese

23 marzo 2009 · Piero Ciottoli

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