La sicurezza delle carte Bancomat dotate di microchip - Falsi miti e ambigue verità

A ben guardare, però, la soluzione retro compatibile così individuata vanifica le caratteristiche di non clonabilità proprie del microchip, rendendo ancora possibili prelievi fraudolenti sul conto corrente di chi dispone di una carta Bancomat dotata di microchip. Se una carta con microchip viene utilizzata in un dispositivo ATM di vecchia generazione, la transazione è esposta agli stessi rischi di una vecchia carta dotata esclusivamente di banda magnetica (sottrazione dei dati e del pin con skimmer e telecamera).

Qual è, allora, il vantaggio conseguito da banche e Poste Italiane con l'introduzione del Bancomat dotato di microchip? Semplicemente quello di continuare ad intascare laute commissioni e scaricare sui clienti anche gli eventuali costi di clonazione. Cerchiamo di comprendere come. Il malcapitato utilizzatore dotato di carta con microchip, preleva le banconote da un distributore di vecchia generazione equipaggiato con lettore di banda magnetica; la carta gli viene clonata, il PIN sottratto. Passa qualche tempo e si scopre che un sostanzioso prelievo è stato effettuato nell'isola di Bali, in Indonesia (dove il poveraccio non si è mai recato). Il cliente chiede il rimborso, alla banca o a Poste Italiane, dell'importo equivalente all'addebito disconosciuto: sia la banca che Poste Italiane gli rispondono picche, perché, affermano, è impossibile clonare una carta Bancomat dotata di microchip e se clonazione c'è stata, questa è imputabile esclusivamente al possessore che non l'ha custodita come Cristo comanda, rendendo possibile, a terzi, la lettura della banda magnetica e la sottrazione del PIN lasciato scritto, magari, su un postit accanto alla carta.

Così, il cliente derubato si rivolge al giudice o all'Arbitro Bancario Finanziario per riaffermare il disconoscimento dell'addebito e chiederne il rimborso. La banca o Poste Italiane continuano ad eccepire, in giudizio, che la clonazione non è scientificamente realizzabile, nel breve tempo di durata della transazione, con le carte dotate di microchip e portano, a supporto di questa tesi, le testimonianze di università e centri di ricerca. Sia i giudici che gli arbitri se la bevono: basta leggere le loro sentenze e decisioni per capire come si dilunghino in fiumi di parole e abbondino di taglia e incolla da riviste scientifiche per dissertare sulla sicurezza della tecnologia microchip e sul fatto che sia materialmente impossibile leggere i dati dal circuito; senza mai porsi lo scrupolo di accertare, invece, una circostanza cruciale: se, cioè, quella magnifica e futuristica carta Bancomat con microchip sia stata, prima del prelievo disconosciuto, inserita in un lettore a banda magnetica.

Insomma, alla fine ciò che emerge, anche per i giudici e gli arbitri eventualmente aditi, è il messaggio relativo alla certificata ed incontestabile sicurezza del microchip e alla conseguente impossibilità di leggere i dati ivi memorizzati con uno skimmer. Poco importa se ciò è vero solo a condizione che la carta sia sempre ed esclusivamente inserita in un ATM di nuova generazione.

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