Banco dei pegni, la crisi è qui [Commento 1]

  • Simona Ravizza 11 agosto 2008 at 00:43

    Alla ricerca di un prestito per pagare il dentista e fare studiare i figli. Costretti a lasciare gioielli in garanzia anche per fare la spesa. In piedi davanti allo sportello con collane, braccialetti, orologi da collezione e perfino fedi matrimoniali.

    In fila al banco dei pegni per arrivare a fine mese. Immagini da film neorealista che diventano di nuovo realtà in una Milano 2007 in cui le famiglie tornano al Monte di Pietà. Di più. Oggi in Lombardia il carovita spinge almeno 20 mila persone in un anno (soprattutto milanesi) a rivolgersi al servizio credito su pegno della Banca regionale europea (nata nel ’95 in seguito alla fusione della Banca del Monte di Lombardia con la Cassa di risparmio di Cuneo).

    È un boom di richieste. Da gennaio ad aprile hanno impegnato gioielli in 6.200 persone contro le 5.445 dello spesso periodo 2002. In cinque anni, in pratica dall'introduzione dell'euro, la domanda è cresciuta del 14 per cento. Un balzo in avanti ancora più marcato a Milano, dove l'aumento dal 2002 è del 14,5 per cento.

    A Milano l'importo minimo del prestito è di 250 euro (nel resto della Lombardia è di 100). In media ne vengono chiesti 600. Ma c'è anche chi ha domandato 25 mila euro in un colpo solo. Al civico 94 di viale Certosa è un viavai continuo. Gli sportelli sono tre: uno per la cassa, due con i periti per la valutazione dei gioielli. È una processione di quindici-venti persone al giorno in cerca di soldi. Con dignità. Donne che arrivano in taxi, collana di perle al collo e borsa di marca in spalla. Giovani coppie che si tengono per mano, le bollette da pagare in tasca. Anziani costretti a chiedere aiuto in attesa di ritirare la pensione mensile. Scene d'altri tempi.

    In Ladri di biciclette di De Sica al Monte di pietà andava Antonio Ricci, operaio della estrema periferia romana, padre di famiglia, in difficoltà nel Dopoguerra. «Oggi si fanno avanti disoccupati - dicono in viale Certosa -, ma anche casalinghe e impiegati. Genitori che devono pagare le rette universitarie dei figli. Giovani che devono saldare il conto dal dentista. Professionisti che devono affrontare una spesa imprevista. Hanno preso il posto degli artigiani e dei commercianti, un tempo frequentatori del banco dei pegni per pagare le partite di merce».

    Oggetti d'oro e brillanti. Per un grammo d'oro vengono dati in prestito dai 3 ai 3 euro e 50. È sufficiente presentare la carta d'identità. È assicurata la privacy, garantita anche l'immediatezza del prestito. Il tasso d'interesse va dal 6,25 per cento al 7 per cento a semestre. Il che vuol dire che ogni 1.000 euro se ne pagano 70 di interessi. «Lo stipendio ha perso potere d'acquisto - osservano al banco dei pegni -. E così torna la fila agli sportelli. È gente qualunque sempre più in difficoltà. Il 90 per cento dei clienti alle fine riscatta i gioielli. Spesso dopo sei mesi. Ma il 10 per cento non si presenta più: e così gli ori finiscono all'asta».

    Giampaolo Fabris, docente di sociologia dei consumi allo Iulm, spiega: «Andare al Monte di pietà sembra una soluzione anacronistica. Ma è un sintomo della crisi. In linea - osserva il sociologo - con la "sindrome della quarta settimana", ossia il calo dei consumi a fine mese quando le famiglie non hanno più soldi da spendere».

    Rincara la dose Angela Alberti, segretario generale di Adiconsum: «Il ritorno al banco dei pegni - dice - è un fenomeno che va di pari passo con l'aumento degli acquisti a rate e l'assalto dei milanesi alle bancarelle. La gente ha sempre meno denaro e cerca d'arrangiarsi come può. Spesso debiti e richiesta di prestiti sono fatti per fronteggiare situazioni di emergenza. Imprevisti che mandano in tilt il bilancio familiare. Purtroppo, però, ci sono famiglie che si indebitano per risolvere tout court una crisi di liquidità».

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